Iran, il figlio di Khamenei è la nuova Guida. Continuano gli attacchi e aumentano i prezzi delle materie prime
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Sarà Mojtaba Khamenei, figlio del defunto Ali Khamenei, la nuova Guida Suprema dell’Iran. A deciderlo è stata l’Assemblea degli Esperti. Secondogenito del leader ucciso nel conflitto, 56 anni, continuerà l’opera del padre, seguendo il modello dittatoriale. Naturalmente la nuova guida non trova d’accordo Usa e Israele, i quali hanno già individuato l’uomo come possibile obiettivo. Il presidente Usa Donald Trump aveva già definito la sua possibile nomina “inaccettabile” e ha dichiarato “senza la nostra approvazione non durerà a lungo”. La decisione trova invece l’appoggio della Russia che si congratula con il figlio dell’ex laeder: «Da parte mia – scrive Putin – vorrei confermare il nostro continuo sostegno a Teheran e la solidarietà con i nostri amici iraniani. La Russia è stata e rimarrà un partner affidabile della Repubblica islamica». Questo provoca la reazione dell’Europa: «La Russia è stata e rimarrà un partner affidabile della Repubblica islamica – ha detto invece Ursula von der Leyen – L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà».
Intanto continuano gli attacchi: oggi gli USA e Israele hanno lanciato pesanti attacchi su diverse zone di Teheran e le città di Isfahan e Karaj, di Malard e Shahriar, situate nei pressi di Teheran. La situazione peggiore è in Libano: dopo gli ultimi attacchi, il governo libanese si è detto disposto a valutare qualsiasi proposta di negoziato con Israele per arrivare a una pace “solida, duratura ed efficace” fondata sulla formula “terra in cambio di pace”. Sull’altro fronte rischia la base navale della Marina greca e della Nato a Suda, nell’isola greca di Creta, che potrebbe essere bersaglio dei missili iraniani. Nell’area, oltre a Cipro e Suda, si trovano altri tre potenziali obiettivi statunitensi per i missili iraniani: le basi militari in Turchia di Adana (o Incirlik), Konya e Izmir. Il ministro della Difesa ellenico, Nikos Dendias, ha ribadito che «Suda, così come altre infrastrutture difensive critiche del nostro Paese, è protetta da eventuali attacchi. la Grecia si trova ai limiti del raggio di azione delle armi iraniane».

La guerra del Golfo fa crollare le borse e fa salire il prezzo del petrolio. A Milano l’indice Ftse Mib cede l’1,6% % a 43.470 punti, con gran parte del paniere in territorio negativo a esclusione di pochi titoli. Sale a 80 punti il differenziale tra Btp e Bund decennali tedeschi, con il rendimento annuo italiano in crescita di 6,5 punti al 3,68% e quello tedesco di 2,2 punti al 2,87%. Il petrolio è sopra i 120 dollari al barile, ma è in rialzo anche il gas. In soli 10 giorni il prezzo del gasolio alla pompa è aumentato di oltre il 14%, portando un pieno di diesel a costare 12,3 euro in più rispetto a fine febbraio. Oggi il prezzo medio del gasolio in modalità self si attesta in Italia a 1,970 euro al litro, con un balzo del +14,3% rispetto al prezzo medio nazionale di fine febbraio (1,723 euro/litro). «Il governo – scrive il Codacons – non deve più perdere tempo e deve intervenire tagliando le accise sui carburanti per almeno 15 centesimi di euro al litro, in modo da riportare i listini ai livelli pre-crisi. Per farlo non servono nuovi decreti ma basta adottare la legge del 2023 sulle accise mobili che consente a Mef e Mase di intervenire subito con un provvedimento di riduzione della tassazione che, ricorda il Codacons, avrebbe effetti positivi immediati non solo sui costi di rifornimento ma anche sui listini al dettaglio dei prodotti trasportati».
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