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Questa mattina, dopo tre giorni di ricerche ininterrotte, i Vigili del fuoco hanno recuperato il corpo di Chiara Guerra, l’insegnante di 53 anni uccisa a San Stino di Livenza (Venezia) dal nipote, reo confesso. Il cadavere è stato individuato nelle acque del fiume Lemene, in località Settesorelle, a diversi chilometri di distanza dal punto in cui era stato occultato. I riscontri sul campo hanno confermato l’ipotesi iniziale degli inquirenti: la forte corrente idrica ha trascinato la salma per diversi chilometri oltre il canale Malgher, il corso d’acqua in cui era stata originariamente gettata. Sul luogo del ritrovamento sono intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di Venezia per i rilievi planimetrici e il medico legale Antonello Cirnelli, incaricato di eseguire la prima ispezione esterna sul cadavere per stabilire le cause esatte e l’ora del decesso.

Secondo le prime ricostruzioni Chiara Guerra, non sposata e senza figli, è stata uccisa dal nipote 17enne al culmine di una lite, probabilmente per motivi economici: all’origine dell’omicidio vi sarebbero infatti continui dissidi tra la vittima e il fratello (padre del minorenne) relativi alla gestione dell’eredità dei genitori, costituita da alcuni immobili e da un conto bancario. Un rimprovero rivolto dalla zia al ragazzo, legato proprio alle questioni economiche familiari, avrebbe scatenato la reazione violenta del giovane che ha ucciso la donna (fratturandosi anche il polso) gettando in seguito il cadavere nel fiume vicino la casa della vittima. Il corpo è stato trovato a circa dieci km di distanza dal luogo dove era stato buttato: il ritrovamento da parte dei vigili del fuoco è avvenuto infatti già nelle acque del fiume Lemene, in località Settesorelle, non lontano da una aviosuperficie.

Le indagini sono state avviate in seguito alla segnalazione delle amiche della vittima, allarmate dall’impossibilità di mettersi in contatto con lei. Durante un sopralluogo nella villetta della donna, i carabinieri hanno rinvenuto alcune tracce ematiche all’interno di una legnaia adiacente all’abitazione. Questo elemento ha indirizzato gli investigatori verso l’ipotesi di omicidio. Solo dopo un lungo interrogatorio in cui il ragazzo aveva dato una versione non convincente sulla sua posizione, il giovane ha confessato l’omicidio. A insospettire gli investigatori è stata anche una ferita alla mano destra che il giovane avrebbe giustificato spiegando di avere avuto un piccolo incidente durante alcune attività di giardinaggio, il suo hobby. Dopo ore di domande, silenzi e contraddizioni, il minorenne ha confessato e ha spiegato anche che il lungo coltello da cucina utilizzato per uccidere la zia, lo ha gettato nel canale insieme alla donna.
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