
Beppe Convertini: «Le radici sono tutto, vacanza è tornare a casa mia… »
Per Beppe Convertini, di nuovo in onda con Azzurro – Storie di Mare su Rai1, l’estate si prospetta lavorativa, anche se non rinuncerà a un blitz nella sua adorata Puglia. Legatissimo alla sua numerosa famiglia, il conduttore di Martina Franca ci parla dei suoi valori, della sua fede sempre più forte e dell’amore per il suo lavoro.
Per molti l’estate significa staccare la spina, dimenticare la sveglia e concedersi qualche settimana di assoluto relax. Beppe Convertini, invece, continua a macinare chilometri tra presentazioni, serate live e il grande ritorno di Azzurro – Storie di Mare, ma senza perdere il sorriso. Eppure, anche chi vive con la valigia sempre pronta sa quanto sia importante fermarsi, rallentare e ritagliarsi del tempo per ciò che conta davvero. Per questo non rinuncerà a una breve pausa, che per lui significa tornare nella sua Martina Franca, respirare i profumi della sua terra, riabbracciare la madre e lasciarsi travolgere dall’affetto di una famiglia sempre più numerosa.

Quanto contano per lei le radici e com’è la sua estate in famiglia?
«Le radici sono tutto. Per me gli odori, i colori e i sapori della mia terra sono preziosissimi. Tornare a casa è meraviglioso perché significa stare con le persone che ti amano davvero e alle quali vuoi bene, persone che ti donano gioia e serenità. Ho una famiglia molto numerosa: quattro nipoti e sette pronipoti. È una felicità immensa. D’estate porto tutti i bambini e i ragazzi al mare, li accompagno nelle loro attività e spesso trascorriamo insieme le vacanze. Ogni anno dedico due settimane alla famiglia: sono momenti che mi riempiono il cuore e che considero la vera gioia della vita».
Ha iniziato a lavorare giovanissimo per aiutare la famiglia. Che valore ha oggi per lei il concetto di “casa” e qual è il ricordo estivo dell’infanzia a cui è più legato?
«La casa è un concetto fondamentale. È il luogo dove ciascuno di noi può essere davvero se stesso, vivere i propri affetti e ritrovare serenità. È il rifugio ideale. Casa è anche la terra in cui sei nato, il luogo che custodisce ogni tuo ricordo: quelli dell’infanzia, della spensieratezza, delle persone incontrate lungo il cammino. Sono i luoghi attraversati infinite volte, le passeggiate in piazza, le serate in villa. A Martina Franca si diceva “fare le vasche”, andare avanti e indietro sul corso principale. Sono immagini che porto sempre con me».
Se oggi quel ragazzino di Martina Franca potesse incontrarla, cosa pensa che le direbbe?
«Credo che sarebbe felice e forse anche un po’ fiero. Ha cercato di realizzare ciò che sognava e, in questo senso, è stato fortunato. Ma ha anche lottato molto. A diciassette anni ho perso mio padre e la mia vita è cambiata completamente. Oggi guardo quel bambino con grande tenerezza. Aveva sogni enormi, che sembravano irrealizzabili. Eppure, sognava. E sognare è una delle cose più belle che esistano. Quando poi alcuni di quei sogni si realizzano, ti senti davvero fortunato e grato a Dio. In quella stanza c’erano l’amore della famiglia, il desiderio di costruire un futuro e una fede profonda, che negli anni si è rafforzata sempre di più. La fede aiuta a vivere meglio e a comprendere il senso della vita. Forse a quel bambino invidio un po’ il suo sguardo più ingenuo e disincantato sul mondo».
Nel suo libro Il Paese delle Tradizioni racconta un’Italia fatta di riti, feste patronali e sagre. Quali sono le tradizioni personali o familiari a cui non rinuncerebbe mai per sentirsi a casa?
«Sicuramente le videochiamate con mia madre, con le mie sorelle e con i nipoti. Con mia madre ci sentiamo più volte al giorno. È un modo per restare vicino alla famiglia anche quando la distanza ci separa. Cerco comunque di tornare spesso in Puglia, oggi ancora più di prima. Anche solo per un giorno, sento il bisogno di trascorrere del tempo con mia madre, di starle accanto e di restituirle almeno una parte dell’amore che ha donato ai suoi figli. È affascinante vedere come, con il passare degli anni, il rapporto tra madre e figlio possa trasformarsi. Ci sono momenti in cui i ruoli quasi si invertono, ed è importante esserci, perché i nostri genitori ci sono sempre stati per noi».

Veniamo a un bilancio di questa stagione televisiva, che l’ha vista anche scendere in pista a Ballando con le Stelle. Che anno è stato per lei dal punto di vista professionale e umano?
«A Ballando con le Stelle mi sono divertito tantissimo. È stata un’esperienza straordinaria e Milly Carlucci è una grande conduttrice. Per uno che non aveva mai ballato seriamente è stato bello mettersi alla prova. Credo di aver fatto sorridere il pubblico e penso che saper ridere di se stessi sia una qualità fondamentale. Poi c’è stato il grande successo di UnoMattina in Famiglia, insieme a Monica Setta e Ingrid Muccitelli. Voglio ringraziare tutte le persone che ci seguono ogni fine settimana con tanto affetto. È stata una stagione intensa e ricca di soddisfazioni: il teatro, il contatto diretto con il pubblico e l’uscita del mio libro Il Paese delle Tradizioni. Sono davvero molto felice».

Com’è la sua vacanza ideale, relax assoluto o esplorazione continua?
«Sono un viaggiatore instancabile per natura, ma quando riesco a concedermi una vacanza cerco soprattutto il relax. Anche se spesso porto la mia famiglia in vacanza e poi riparto per lavoro, tra presentazioni, spettacoli e teatro. Mi piace rilassarmi senza rinunciare alla scoperta dei luoghi che visito: monumenti, panorami, scorci particolari. E poi c’è il mare. Quando ti immergi nell’acqua, i cattivi pensieri sembrano scomparire. È una forma di relax puro».
In televisione trasmette sempre entusiasmo e positività. Ma quando resta solo con se stesso, quali sono le sue fragilità e come affronta i momenti più difficili?
«L’insegnamento più grande me lo dà ogni giorno mia madre. Ha quasi novant’anni e ogni mattina, appena si sveglia, ringrazia Dio per il dono della vita. È una lezione straordinaria. La salute e la vita sono doni preziosi. Certo, tutti affrontiamo difficoltà e la vita non è mai semplice, ma la fede aiuta molto. Ti sostiene nei momenti più complicati e ti aiuta a guardare avanti con maggiore serenità. Credo sia importante imparare a vedere il bicchiere mezzo pieno, essere grati per ciò che si ha e ricordarsi che esistono persone che affrontano sofferenze enormi. Questo aiuta a ridimensionare molti problemi e a vivere con maggiore consapevolezza. La preghiera è fondamentale. Mi capita spesso di farmi il segno della croce prima di iniziare qualcosa di importante: un viaggio, una trasmissione, uno spettacolo. Con il passare degli anni ho maturato una fede ancora più profonda. Pregare mi aiuta a sentirmi protetto, accompagnato e sereno. Per me la fede rappresenta un punto di riferimento imprescindibile».
La popolarità porta grande affetto da parte del pubblico, ma anche rinunce. C’è qualcosa che le manca della vita prima del successo?
«La mia vita non è cambiata molto. Continuo a considerarmi una persona normale. Mi fa enormemente piacere quando le famiglie, le mamme e le nonne mi fermano per strada. È uno degli aspetti più belli del mio lavoro. Mi chiedono consigli di viaggio, mi raccontano le loro storie e condividono con me emozioni ed esperienze. Credo che la popolarità debba essere utilizzata anche per fare del bene, per sostenere associazioni che aiutano chi ha bisogno».

Stefano De Martino sarà alla guida del Festival di Sanremo 2027. Che cosa ne pensa?
«Conosco Stefano ed è un ragazzo perbene, simpatico e pieno di energia. Ha un talento straordinario: sa ballare, cantare, recitare e condurre. Sono convinto che sorprenderà tutti e che realizzerà un Festival ricco di belle canzoni e grandi emozioni. Gli faccio un in bocca al lupo».
Le piacerebbe salire sul palco dell’Ariston da conduttore?
«Certamente Sanremo è il sogno di chiunque svolga questo mestiere. Da bambino guardavo affascinato i Festival condotti da Pippo Baudo, che considero uno dei più grandi maestri della televisione insieme a Mike Bongiorno, Corrado e Maurizio Costanzo. La sua capacità di condurre, la presenza scenica e la conoscenza della musica erano straordinarie. Sognare non costa nulla e quindi continuiamo a sognare. Poi la vita decide il resto».





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