
Iva Zanicchi: «Con me a teatro si torna a ridere. e… fa bene alla salute!»
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Con l’ironia e la sincerità che la caratterizzano, Iva Zanicchi apre il suo cuore e ci parla della sua prossima avventura: Viva la Mamma, che porterà in scena a novembre. Grande rientro sul palco per la cantante con una commedia esilarante.
A86 anni continua a mettersi in gioco con l’entusiasmo di una debuttante. Dopo televisione, musica e libri, Iva Zanicchi è tornata anche a teatro con Viva la Mamma, una commedia scritta da Diego Ruiz che sembra cucita su misura per lei, tra risate, ironia e affetti familiari. Il debutto è fissato per il 5 novembre e in questa chiacchierata ci racconta il nuovo spettacolo, ma anche il rapporto con la figlia Michela e i nipoti, la convivenza con la maculopatia e il dolore per la scomparsa di Fausto Pinna e del fratello Antonio, senza però rinunciare al sorriso e a quella schiettezza che da sempre la contraddistingue.
Una parte tagliata su misura per lei

Ha annunciato il suo ritorno a teatro con la commedia Viva la Mamma. Cosa può dirci del suo personaggio?
«Il mio personaggio mi somiglia molto: ogni tanto le scappa una parolaccia, racconta barzellette e si chiama Michela, proprio come mia figlia. Non è la prima volta che recito a teatro, ma era da un po’ che non lo facevo. Mi è sembrata una bella sfida. La mia Michela è una donna simpatica, ha due figli che non vivono con lei e poi arriva un intruso che sconvolge la famiglia in una situazione molto buffa e divertente. Si ride, e questo fa bene alla salute! È uno spettacolo che mi diverte molto, quindi spero e penso che sarà così anche per il pubblico».
Tornando allo spettacolo, sul palco ritroverà Samuel Peron…
«Samuel Peron è stato il mio maestro a Ballando con le Stelle e con lui ho instaurato un bellissimo rapporto. Siamo diventati amici: è davvero una bella persona, un bravo papà, un buon marito e un ballerino eccezionale. Devo ammettere che, se ho detto sì, è stato anche per l’affetto che provo per Samuel. È stato lui a presentarmi Diego Ruiz, che ha scritto la commedia e ha disegnato il mio personaggio “su misura”, come un abito sartoriale».
E come vive, invece, il ruolo di mamma nella vita reale?
«Nella vita reale vivo bene il mio ruolo di mamma, anche se dico sempre che gran parte del merito non è mio, ma di mia figlia. Michela è veramente eccezionale: positiva, carina, una donna straordinaria. Non vuole mai apparire, sta sempre in disparte, ma si occupa di tutto, gestendo ogni cosa con grande pacatezza. Averla vicina è fondamentale per me».
E che nonna è?
«Con i miei due nipoti, Luca e Virginia, ho un bellissimo rapporto. Con Virginia c’è più confidenza, anche perché, nonostante sia laureata, ha la passione per il canto e una gran voce. Luca è un po’ più chiuso, ma è un bellissimo ragazzo e davvero in gamba. Anche con loro Michela ha fatto un ottimo lavoro. Non sono una nonna oppressiva: cerco di rispettare i loro spazi, non sono invadente. Certamente non sono perfetta, ma ho rispetto per la loro privacy e so ascoltare».
La maculopatia e la caduta a “Belve”

A Verissimo ha raccontato con grande sincerità che la caduta in TV, durante Belve, è stata causata dalla maculopatia. Qual è oggi la difficoltà più grande e come ha riorganizzato la sua quotidianità?
«Mia figlia mi ha proibito di portare i tacchi alla mia età, ma per ora non l’ascolto. Sono caduta perché, certamente, la vista è quella che è: i gradini non li ho visti. Era un passaggio complicato, dove non sono stata l’unica a cadere. C’era proprio una bella buchetta: bisognava fare due gradini, un piccolo saltellino e andare dall’altra parte. Io, invece, non ho visto né i gradini né il buco e ci sono volata dentro. Però devo ammetterlo: ho fatto una gran bella caduta. Sono agile in quello!».
Quando un senso si indebolisce, spesso gli altri si affinano. Ha imparato a dare più valore ai profumi, ai sapori o alle voci delle persone care?
«La verità è che sono abbastanza distratta, però adesso faccio molta più attenzione. Non è che proprio non ci vedo, ma non ho più la vista dell’Aquila. Rimango l’Aquila di Ligonchio per la voce, ma per la vista direi proprio di no. Il Covid, per esempio, mi ha tolto la possibilità di sentire i profumi ed è una cosa orribile, perché adoravo il profumo della natura, andare nel bosco, annusare i fiori e le piante. Questo mi manca moltissimo. Adesso sto recuperando solo un pochino l’odore del caffè, mentre l’unico che sento bene è il minestrone».
Televisione e teatro sono grandi catalizzatori di energia. Ma quando si spengono le luci del palco e torna la quotidianità, come si colma il vuoto lasciato dalle persone che non ci sono più, Fausto in primis?
«Io vivo da sola e questo già dice tutto. Michela abita vicino a me ed è sempre molto presente, in qualsiasi occasione. Però la sera, quando arriva l’imbrunire, insieme al buio arrivano anche la nostalgia e la malinconia. Sento profondamente la mancanza delle persone care, di Fausto, con cui ho vissuto quarant’anni. Perdere il proprio compagno proprio a questa età, quando avresti ancora più bisogno di condividere la quotidianità, è davvero dura. Oltre a Fausto, sento tanto la mancanza, ma anche la presenza, di mio fratello Antonio, per il quale provo un affetto viscerale. Era il mio fratellino e purtroppo mi è mancato proprio per colpa di questo maledetto Covid. Quando sono sola in casa li sento lì con me. Ma non è una sensazione che mi turba, anzi. Mi crogiolo nell’idea di averli ancora accanto. Vado a dormire e ho la precisa sensazione di avere Fausto coricato vicino a me. Prima di addormentarmi recito qualche preghiera per lui e per mio fratello, e questo mi rende serena».
A proposito di sentimenti, sempre a Verissimo ha ironizzato sul suo corteggiatore “anziano e tirchio”. Se dovesse davvero accettare un appuntamento, cosa dovrebbe evitare un uomo per non trasformarlo in un disastro?
«Arrivare con un mazzolino di margherite sarebbe ridicolo! No, non c’è, non esiste. Era una battuta la mia. Non sento il bisogno di avere nessuno. Ho tanti amici che mi chiamano, con cui prendo un caffè e faccio due chiacchiere. Amo stare in compagnia, anche se, tra il lavoro e l’età, non posso permettermi troppe serate. Però amo la gente e, quando posso, accetto sempre volentieri».
Provocatoria e genuina

La diverte essere provocatoria, come quando racconta barzellette spinte. Sua figlia la rimprovera ancora o ormai ci ride sopra?
«Mia figlia mi sgrida da sempre, è risaputo. Ma io non demordo! È un po’ bacchettona con me, mi richiama all’ordine… e questa cosa mi diverte ancora di più. Però mi vuole troppo bene e alla fine mi perdona sempre».
Qual è il complimento che riceve oggi e che la fa ancora arrossire come una ragazza?
«Quando mi dicono che sono una bella donna. A vent’anni non me lo dicevano; adesso è una cosa che mi fa morire dal ridere, perché non me l’hanno mai detto. Probabilmente intendono dire che, alla mia età, me li porto bene!».
Ha recentemente ricevuto un altro prestigioso riconoscimento alla carriera. Dove conserva tutti i suoi premi?
«Purtroppo, negli anni, i ladri mi hanno fatto visita più di una volta, portando via molti dei premi raccolti in oltre sessant’anni di carriera. Del Festival di Sanremo me ne è rimasto soltanto uno. Quelli che ho ancora occupano un posto speciale nel salone, accanto ai ricordi più cari, perché voglio poterli vedere: non avrebbe senso tenerli nascosti. Sul pianoforte ci sono le fotografie di mia figlia, dei miei nipoti, della loro Comunione, del matrimonio, di Fausto… Non ci sono manifesti o immagini celebrative di me stessa, non mi interessano. Non rinuncerei mai, invece, ai ricordi legati alla mia famiglia».
Dopo una vita trascorsa a cantare nei teatri e nei palazzetti di tutto il mondo, qual è la canzone che le è rimasta più nel cuore?
«La canzone che canto sempre e che amo di più, nonostante sia stata la mia primissima incisione, è Come ti vorrei del 1964, un blues. Poi è giusto che il pubblico preferisca magari Zingara, La riva bianca, la riva nera, Fiume amaro, La mia solitudine e tante altre. Però quella del mio cuore resta Come ti vorrei».
La curiosità è ciò che la mantiene in forma

A 86 anni ha un’energia contagiosa. Se dovesse dare un solo consiglio per mantenere la stessa vitalità, quale sarebbe?
«A me aiuta cimentarmi sempre in qualcosa di nuovo. È quella famosa curiosità, quella voglia di sperimentare, di divertirmi, che mi tiene viva e mi sprona. Il consiglio che posso dare è di cercare di non isolarsi, ma di rimanere connessi con il mondo e soprattutto con i giovani. Interagire con loro, in uno scambio reciproco, è un’iniezione di vitalità. Leggere, ascoltare musica, andare a teatro ci tengono attivi. Coltivare una passione, qualunque essa sia, è fondamentale. Io leggo ancora molto e, quando gli occhi sono stanchi, ascolto audiolibri che possono essere un valido aiuto».
Che altre passioni ha?
«Una delle passioni che mi accompagna da sempre è la scrittura. Ho pubblicato per Mondadori il mio quinto libro, Quel profumo di brodo caldo, con cui ho voluto regalare un’altra porzione dei miei ricordi attraverso i profumi della cucina. Nessun ghostwriter: sono tutti libri scritti da me. Semplicemente Iva, con i miei ricordi e i miei aneddoti. Prima di questo sono usciti Polenta di castagne, dedicato alla storia della mia famiglia dalla metà dell’Ottocento fino al mio debutto come cantante, e i romanzi I prati di Sara, Nata di luna buona e Un altro giorno verrà».
Un’ultima domanda. Lei è stata opinionista de L’Isola dei Famosi. Cosa pensa di questa nuova edizione condotta da Selvaggia Lucarelli e completamente registrata, senza il gusto della diretta?
«Credo che qualsiasi reality perda gran parte del suo fascino se viene registrato. È un po’ come la musica: dal vivo o in playback. Il paragone è lo stesso. Dovrebbero essere live e, così facendo, immagino che perdano inevitabilmente un po’ del loro smalto».





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