
In questo articolo
Parla con la stampa, Sergio Cola, il legale di Valter Lavitola, che ha tenuto il suo primo incontro con l’imprenditore nel carcere di Rebibbia. Secondo il difensore l’obiettivo dell’attentato dimostrativo contro Sigfrido Ranucci era provocare un innalzamento della scorta del giornalista. L’avvocato Sergio Cola sostiene che lo stesso conduttore di Report avesse già richiesto un rafforzamento della protezione prima dell’atto intimidatorio e che, a seguito dell’evento, avesse compreso l’identità del mandante. Gli esecutori materiali avrebbero inoltre dichiarato di non aver mai avuto intenzione di ferire Ranucci. L’udienza potrebbe essere fissata tra fine agosto e gli inizi di settembre “Si sente in colpa per aver messo nei guai persone a cui tiene in ragione di una scelta esclusivamente sua – spiega l’avvocato – Per quanto riguarda Gomes, per averlo coinvolto in un’azione delittuosa della quale era a conoscenza; per Ranucci, per averlo messo alla mercé delle note ipotesi di questa vicenda.

Intanto la prossima settimana verrà depositata la richiesta di interrogatorio davanti al pm anche da parte dei difensori dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’atto intimidatorio. Finora i tre uomini, detenuti in carcere, e la donna, ai domiciliari, sia nell’interrogatorio di garanzia che in quello davanti al pubblico ministero si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, rilasciando solo dichiarazioni spontanee. Una volta ammesso il ruolo di mandante, la battaglia si sposta sulle contestazioni giuridiche e sulle esigenze cautelari. Il legale contesta il “metodo mafioso”: “Ci sono questioni tecniche di diritto sostanziale che vanno affrontate. In primo luogo la sussistenza del cosiddetto metodo mafioso, che noi riteniamo essere insussistente. Poi ci sono i temi delle esigenze cautelari che attengono al pericolo di recidiva, al pericolo di inquinamento probatorio, al pericolo di fuga. Questi sono i temi che verranno affrontati la memoria, chiaramente agganciandosi al movente” spiega ancora il difensore.
Intanto un articolo pubblicato oggi, 17 agosto, dal quotidiano Il Tempo ha sollevato una nuova polemica intorno a Report, pubblicando un elenco di somme destinate a trenta giornalisti e autori nelle ultime tre stagioni e titolando sui loro “stipendi faraonici”. I giornalisti della trasmissione di Rai3 hanno smentito la ricostruzione, precisando che le cifre diffuse non costituiscono i loro guadagni individuali, ma rappresentano i budget necessari alla realizzazione delle inchieste.La redazione di Report ha reagito con una nota congiunta, annunciando azioni giudiziarie contro il quotidiano e le testate che riprenderanno le notizie contestate. “La campagna di diffamazione contro i giornalisti e le giornaliste di Report oggi si arricchisce di un nuovo capitolo: i soldi. Stamattina il quotidiano Il Tempo ha pubblicato cifre false e surrettizie spacciandole per stipendi dei giornalisti e delle giornaliste del programma”.
A te l'onere del primo commento..