
“Segreti di terre lontane”: intervista all’autrice Maria Novella Bettini
In questo articolo
Un omicidio in diretta, un ritorno alle radici: in Segreti di terre lontane si mescolano giallo, eros e introspezione. Ne abbiamo parlato con la scrittrice.
Una discussione di laurea in remoto, un delitto in diretta, una casa ereditata e un viaggio che si trasforma in una doppia indagine: da un lato quella su un omicidio, dall’altro una più intima, alla ricerca delle proprie origini. Segreti di terre lontane, l’ultimo romanzo di Maria Novella Bettini, è un giallo che unisce suspense, emozioni e misteri familiari. Ambientato tra Roma e Monturso, immaginario paesino calabrese, trascina il lettore in un vortice di colpi di scena e personaggi sfuggenti.
Ne abbiamo parlato con l’autrice per scoprire cosa si nasconde dietro questa storia così coinvolgente.
Un romanzo intenso

Il libro si apre con un omicidio in diretta durante una discussione di laurea via remoto. Quanto ha influito l’attualità – il mondo post-pandemico e l’uso della tecnologia – sulla costruzione di questa scena iniziale così d’impatto?
«Mi ha ispirato soprattutto il mio lavoro: sono una docente universitaria, oggi insegno soprattutto nelle università telematiche. Le discussioni di laurea da remoto possono diventare noiose, ripetitive… Non me ne voglia il mio rettore, ma un giorno, durante una sessione, ho pensato: “E se succedesse qualcosa di imprevedibile, proprio in diretta e in due città diverse?”. Così è nata l’idea. La figura del medico che si rifugia in Calabria dopo un’overdose di lavoro è, invece, ispirata a quello che abbiamo vissuto durante il Covid: impossibile dimenticare le foto dei sanitari stremati dalla pandemia».
Monturso, pur essendo inventato, ha un’intensità narrativa quasi cinematografica. Si è ispirata a un luogo reale per descriverlo?
«Sì, mi sono ispirata a Jacurso, un piccolo paese calabrese. La mia assistente è di lì, e inizialmente, nella prima parte del libro, il personaggio principale vive un impatto negativo con il luogo. Lei mi ha detto: “Guarda che gli abitanti si potrebbero offendere!”. Così ho scelto di cambiare il nome. Ma poi, come succede nella vita, la protagonista finisce per innamorarsi di quei posti, che sono splendidi! Proprio come è successo a me!».
Nel romanzo, emerge la figura del “padrino”. Come ha scelto di raccontarla?
«È una figura della vecchia maniera, con molti lati negativi, ma tutto è relativo. Non volevo né idealizzarla né demonizzarla. Mi interessa mostrare la complessità».
Vittoria, la protagonista, parte per indagare su un omicidio ma finisce per scoprire qualcosa di sé. Quanto conta, secondo lei, il legame con le radici?
«Credo sia fondamentale. Anche io, per il nuovo romanzo, sono andata a indagare sulle mie origini: nonni, bisnonni, le radici familiari, sia sul piano privato che professionale. Vittoria è la relatrice che si trova coinvolta nell’omicidio perché il laureando che è stato ucciso ha intestato a lei la sua casa. Scopre piano piano di avere legami profondi con la Calabria, di essere nata e cresciuta lì. E tutto cambia».
Nel libro convivono giallo, mistero, introspezione e passione. Come ha lavorato per mantenere l’equilibrio tra tensione e sentimento?
«Spero di esserci riuscita! Non è stato semplice, perché nei miei romanzi ci sono sempre due o tre generi mescolati. La vita, del resto, non è mai solo una cosa: è mistero, amore, dramma, risate…».
Una vita da scrittrice... e non solo!

I colpi di scena sono tanti e ben dosati. Aveva tutto pianificato o ha lasciato che la storia la sorprendesse in corso d’opera?
«Entrambe le cose. Quando inizio, so sempre come finisce. Le ultime cinque righe sono già scritte nella mia testa, perché questo modo di lavorare riflette il mio modo di vivere: so dove voglio arrivare, ma non so come ci arrivo. Ho una trama astratta, poi molti dettagli e tante scene emergono mentre scrivo».
Sta già lavorando a un nuovo romanzo? Sarà un ritorno a Monturso o un racconto del tutto diverso?
«L’ho appena terminato e uscirà in autunno. Sarà una storia completamente diversa. È ambientato tra Sorrento, Tangeri e l’entroterra tra Emilia-Romagna e Marche, negli anni ’30, durante il fascismo. Il protagonista è un uomo, e questa è stata una vera sfida: ragionare come un uomo, soprattutto nelle scene intime, non è facile. Ho chiesto consigli, ma gli amici ridevano o tacevano… alla fine ho dovuto inventare tutto».
Com’è la sua giornata tipo quando scrive?
«Appunto idee ovunque, perché l’ispirazione può arrivare in qualunque momento. Poi creo file con i nomi dei personaggi e le scene principali. Una volta sistemata la struttura, mi metto a scrivere. Di solito lo faccio la mattina, dalle 7:30 alle 11. Nel pomeriggio, invece, mi dedico al mio sito nel quale seguo i casi giudiziari legati al mondo del lavoro. Ovviamente, parte della mia giornata è impegnata con il mio lavoro di docente di Diritto del lavoro».
Si parla di un possibile adattamento per la TV del suo romanzo Segreti di terre lontane: ha in mente dei nomi per il ruolo di Vittoria e quello del medico Giordano?
«I luoghi che mi hanno ispirato sono splendidi e mi piacerebbe portarli anche sul piccolo schermo: sì, stiamo lavorando per far diventare il romanzo una serie TV e, se questo dovesse accadere, sarei già pronta a scrivere il sequel. Quando scrivo i miei romanzi lo faccio sempre immaginando di trasformarli in fiction. Ormai il pubblico ha bisogno di “vedere” il romanzo mentre lo legge. Per il ruolo di Vittoria ho pensato a Nancy Brilli: sta leggendo il romanzo, spero vada a buon fine. Per Giordano, invece, non ho ancora scelto l’attore giusto».

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