La vocal coach Silvia Chiminelli commenta con noi i BIG in gara a Sanremo 76 che si sono distinti… sia in positivo, che in negativo!

Con la consulenza di Silvia Chiminelli, vocal coach
Il Festival di Sanremo è il banco di prova più esposto e spietato per chi canta: lì, tra orchestra, luci e milioni di spettatori, non si può barare. Ogni respiro, ogni appoggio, ogni sfumatura racconta la verità tecnica di un artista. Dopo la seconda serata, la vocal coach Silvia Chiminelli passa in rassegna i Big in gara con uno sguardo affilato ma costruttivo, tra promozioni piene e osservazioni puntuali. Ecco la sua personale pagella, tra top e flop.

Tommaso Paradiso
«Bella canzone, coerente con il suo stile. Anche lui tende a cantare spingendo di gola; sarebbe interessante sentirlo esprimere la sua voce naturale. Così facendo, potrebbe dare maggiore interpretazione e colore al brano; invece, le note risultano spesso prive di armonici».

Elettra Lamborghini
«L’impressione generale è che non abbia piena consapevolezza dello strumento vocale: la voce risulta piatta e poco espressiva, probabilmente perché non le è chiaro come gestirla al meglio. La melodia del brano, seppur semplice, sembra riflettere questa limitata padronanza. Sicuramente canterà la canzone sempre nello stesso modo».

Fulminacci
«Mi piace: ha una sua identità ben definita. Finalmente un cantante che interpreta davvero le parole che canta; il testo si comprende chiaramente proprio perché nasce da un’intenzione espressiva autentica».

Levante
«Lei canta, la canzone non è facile ma la gestisce molto bene. Peccato solo per l’acuto finale, tenuto male: era spinto e le si stava spezzando».

Fedez e Masini
«Dal mio punto di vista non sono due voci che, per armonici, si sposano: risultano scollate. Fedez, quando canta, sembra insicuro; Masini ha una voce caratteristica e una certa facilità negli acuti. Le voci che tra loro sono armoniche sono quelle che, pur appartenendo a registri molto differenti, presentano armonici che collimano».

Ermal Meta
«Mi piace la canzone, la canta con espressività come sempre. È un musicista e non per niente è un polistrumentista. Fa musica! Sa come si canta, usa la voce con padronanza. Bravo!».

Chiello
«La sua emissione risente di una costante tensione laringea, che gli toglie personalità vocale. Il suo modo di cantare appare più un atteggiamento stilistico che una vera identità vocale».

Le Bambole di Pezza
«La band ha una bella energia e lei possiede un ottimo timbro; peccato, però, per la gestione dei respiri. Questo modo di respirare sembra essere diventato una moda prevalentemente italiana, che non si riscontra tra i grandi cantanti internazionali, né contemporanei né del passato: è una tecnica sbagliata che può risultare dannosa per la voce. Deve sistemare gli acuti».

Ditonellapiaga
«La dizione ridotta e la semplicità del brano limitano sia la comprensione del testo, che dovrebbe essere sempre centrale, sia la possibilità di creare un impatto davvero duraturo».

Patty Pravo
«Nel caso di alcune grandi interpreti della musica italiana, come Patty Pravo, oggi si nota una certa rigidità espressiva nel volto e nell’articolazione, elemento che nel canto può incidere sulla fluidità del fraseggio».

J-Ax
«Una canzone che, senza dubbio, sentiremo nei prossimi mesi, anche se la voce dell’artista non mi arriva».

Nayt
«Il modo di cantare è lineare, limita l’espressività e rispecchia la semplicità della canzone».

Enrico Nigiotti
«La canzone non mi è arrivata. Lui mi è sempre piaciuto, ma ieri non mi ha emozionato. Un cantante deve smuoverti dentro: se non succede qualcosa, non funziona».

LDA e Aka 7even
«Sono due ragazzi talentuosi, la canzone è bella. Hanno molto margine di crescita artistica».

Dargen D'Amico
«La presenza di Dargen D’Amico in una classifica insieme ad artisti come Malika Ayane, Arisa o Ermal Meta solleva una questione metodologica: ha senso comparare espressioni artistiche che rispondono a parametri estetici, vocali e compositivi completamente differenti? Personalmente, non mi è arrivato».

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