
La svolta: AGESCI apre su orientamento e identità di genere. Il richiamo di Papa Leone XIV
Per gli scout AGESCI, l’orientamento sessuale non è più motivo di esclusione nella scelta degli educatori. L’abbraccio dell’inclusione e il nodo del confronto ecclesiale.
L’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI) sta attraversando una delle stagioni più intense e riflessive della sua storia recente, una riflessione che ha portato a uno degli atti più trasformativi e dibattuti per il movimento degli scout cattolici. La decisione di formalizzare l’apertura totale verso le persone LGBTQIA+ all’interno dei quadri educativi, proprio nel pieno del mese del Pride, ha segnato un punto di non ritorno per lo scoutismo cattolico nazionale, sollevando al contempo una fitta rete di reazioni e interrogativi pedagogici, specialmente alla luce dei recenti richiami pontifici.
Nelle scorse settimane, la Base scout di Bracciano ha ospitato il 54° Consiglio generale dell’AGESCI, intitolato “Vie di fraternità”. In questa cornice, i circa 300 delegati hanno approvato all’unanimità la Mozione 54, ratificando ufficialmente il documento intitolato «Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo: le coordinate del cammino associativo».
Questo testo, come specificato nella comunicazione ufficiale AGESCI, rappresenta la sintesi di un percorso di ascolto e discernimento durato oltre tre anni, avviato nel 2022. Scritto da educatori per educatori, il documento non ha velleità specialistiche, ma introduce un principio cardine: con questo atto, l’associazione ha stabilito che l’orientamento sessuale e l’identità di genere non sono criteri di esclusione per il ruolo di capo scout ed educatore. La scelta mira all’accoglienza incondizionata, intesa come superamento di barriere, offrendo ai giovani un percorso basato su ascolto e prossimità, frutto di un lungo cammino sinodale.
La proposta pedagogica si fonda, infatti, sul concetto di valorizzazione dei vissuti personali, inserendo la sfera affettiva e relazionale non come un accessorio, ma come parte integrante della vocazione metodologica del capo. Per tradurre questo approccio nella pratica quotidiana dei gruppi scout, il documento suggerisce alle Comunità capi la triade metodologica “Sguardo, ascolto e presenza”, ridefinendo il concetto di accoglienza per garantire ambienti educativi sicuri e liberi da pregiudizi.

All’interno della comunità scout si registra una profonda spaccatura emotiva e ideale rispetto a questa decisione. Da un lato, la componente più giovane dell’associazione ha accolto la svolta con straordinario fervore, manifestando grande entusiasmo per un movimento finalmente percepito al passo con i tempi e capace di camminare a fianco del mondo reale. Per i ragazzi e i capi più giovani, l’apertura rappresenta la naturale evoluzione dei valori di accoglienza e fraternità universale insiti nello scoutismo.
Al contrario, le resistenze più marcate si concentrano tra i capi storici e le comunità più legate alla tradizione e alla spiritualità originaria del movimento. In questi ambienti si respira un forte timore di un progressivo allontanamento dalla dottrina cristiana e dall’antropologia cattolica, con la preoccupazione che l’adozione di istanze culturali contemporanee possa sbiadire l’identità confessionale dell’associazione e compromettere la fedeltà al Vangelo.

La decisione dell’AGESCI ha sollevato forti risonanze anche all’interno del mondo ecclesiale. Dopo l’approvazione del documento, in occasione del cinquantesimo anniversario della Federazione dello Scoutismo Europeo (FSE), Papa Leone XIV ha pronunciato un discorso davanti a tremila capi riuniti in Aula Paolo VI che molti osservatori hanno letto come un chiaro monito rivolto all’AGESCI.
Secondo Leone XIV, esplorare le “caratteristiche fondanti dell’essere donna e dell’essere uomo” costituisce una “dinamica propedeutica all’incontro autentico e consapevole con l’altro”, favorendo così una maturazione reciproca.
Il discorso pontificio, in netta antitesi alla direzione intrapresa da AGESCI, ha riacceso il dibattito sulla compatibilità della svolta progressista con il metodo scout tradizionale, ponendo l’accento sulla distinzione tra la visione inclusiva dell’associazione e la necessità di una separazione pedagogica in sezioni maschili e femminili, vista come propedeutica a un incontro autentico.
Nel cuore del suo intervento, infatti, Leone XIV ha posto l’accento sulla centralità della persona nel percorso educativo, apprezzando il modello della FSE che prevede attività separate per ragazzi e ragazze. Una scelta che, ha spiegato, non mira a creare divisioni, ma a valorizzare le specificità di ciascuno attraverso un’attenzione formativa mirata. Per il Pontefice, la conoscenza e la comprensione della propria identità maschile o femminile rappresentano un passaggio fondamentale per costruire relazioni più autentiche, mature e consapevoli con gli altri.
Le critiche sollevate sottolineano il potenziale cortocircuito educativo tra la fluidità di genere e la stabilità antropologica necessaria alla formazione scout, mettendo inoltre in discussione se percorsi di transizione o stili di vita non allineati alla dottrina morale cattolica possano garantire la testimonianza educativa richiesta.

L’incrocio tra la spinta progressista dell’AGESCI e il richiamo del Magistero apre dunque a diversi scenari:
- Scenario 1: polarizzazione ed esodo associativo
L’applicazione delle nuove linee guida potrebbe generare tensioni interne, portando a una potenziale migrazione di capi e famiglie verso la FSE (Scout d’Europa), realtà che preserva la distinzione di genere.
- Scenario 2: dialogo critico e mediazione ecclesiale
L’AGESCI potrebbe interpretare il monito pontificio come un invito alla riflessione, cercando un equilibrio tra l’inclusione delle persone LGBTQIA+ e la fedeltà all’antropologia cristiana sulla complementarità uomo-donna. Al tempo stesso la Chiesa, che si è già espressa in modo abbastanza univoco sull’apertura alle persone LGBTQIA+, potrebbe forse rivedere le sue posizioni smussandone gli angoli.
- Scenario 3: autonomia pedagogica e progressivo distacco culturale
L’associazione prosegue con la propria linea, vista come risposta profetica ai tempi attuali, potendo però aumentare la distanza con alcune gerarchie ecclesiastiche e posizionandosi come laboratorio di frontiera pastorale.
Cosa accadrà? Ai posteri l’ardua sentenza…




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