Gattonare, arrampicarsi, accovacciarsi: perché muoversi come animali ci fa stare meglio
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Quando è stata l’ultima volta che vi siete arrampicati o avete rotolato per terra? Probabilmente non ve lo ricordate. Il primal movement, il movimento primordiale, parte da un’idea semplice: il corpo umano è progettato per muoversi in modi che abbiamo completamente dimenticato. Passiamo la vita seduti, in piedi o camminando in linea retta, ma i nostri antenati gattonavano, si arrampicavano sugli alberi, si accovacciavano per ore, saltavano, strisciavano. E il corpo ne sente la mancanza.
Il primal movement non è un allenamento qualsiasi, ma è il tentativo di recuperare gli schemi motori naturali che abbiamo perso. Pensateci: un bambino piccolo si muove istintivamente in tutti i modi possibili. Gattona, rotola, si arrampica ovunque, salta, si accovaccia per giocare rimanendo in quella posizione per tempi lunghissimi. Poi cresciamo, e qualcuno ci dice di stare seduti composti, di non arrampicarci, di muoverci solo in modi “accettabili”. A trent’anni, la maggior parte di noi ha perso completamente la capacità di accovacciarsi senza sentire tirare ovunque o perdere l’equilibrio. Il movimento primordiale parte dall’osservazione che questa perdita non è normale ma culturale: il nostro corpo è ancora quello dei cacciatori-raccoglitori, ma lo usiamo come se fosse fatto per stare otto ore davanti a uno schermo. Il primal movement ci riporta ai pattern di movimento che hanno plasmato la nostra evoluzione per milioni di anni.
Cosa succede quando il corpo dimentica come muoversi?
La perdita dei movimenti primordiali ha conseguenze fisiche concrete. Le anche si irrigidiscono per la mancanza di accovacciamento profondo, causando problemi alla schiena perché il corpo compensa. Le spalle perdono mobilità perché non ci arrampichiamo mai, creando tensioni al collo. Il core si indebolisce perché non usiamo mai il corpo in modo tridimensionale ma solo in schemi ripetitivi. I piedi si atrofizzano nelle scarpe rigide, perdendo la capacità di sentire il terreno e adattarsi. Il risultato è un corpo che funziona male: dolori cronici, lesioni ricorrenti, movimenti limitati. E non è solo questione fisica: muoversi in modi ristretti e ripetitivi è anche psicologicamente limitante. Il primal movement parte dal presupposto che quando il corpo ritrova la sua gamma naturale di movimenti, tutto migliora: forza, flessibilità, equilibrio, coordinazione. Ma anche la sensazione di essere a proprio agio nel proprio corpo, di sentirsi capaci, vivi, connessi.
I movimenti che abbiamo dimenticato
Il primal movement si concentra su pattern motori ancestrali specifici. L’accovacciamento profondo, con i talloni a terra e il bacino vicino alle caviglie, è fondamentale: le popolazioni che mantengono questa abitudine hanno meno problemi di anche e schiena. Gattonare sembra ridicolo per un adulto, ma coinvolge tutto il corpo in modo coordinato, rinforza le spalle, attiva il core, migliora la coordinazione occhio-mano. Arrampicarsi, non necessariamente sugli alberi ma anche su rocce, muri bassi, strutture in palestra, sviluppa una forza funzionale che nessun esercizio isolato può dare. Saltare e atterrare insegna al corpo ad assorbire impatti, proteggendo le articolazioni. Trasportare oggetti pesanti in modi asimmetrici (come portavano i nostri antenati la selvaggina o i bambini) sviluppa forza reale e stabilità. Anche rotolare, strisciare, muoversi a quattro zampe in modi diversi dal gattonamento classico fanno parte del movimento primordiale. Questi pattern non sono esercizi inventati ma movimenti che il corpo riconosce istintivamente come “giusti” una volta risperimentati.
Come iniziare (senza farsi male o sembrare ridicoli)
La tentazione quando scoprite il primal movement è buttarvi a capofitto: gattonare per il parco, arrampicarvi ovunque, accovacciarvi per ore. Il problema è che se sono vent’anni che non fate questi movimenti, il corpo non è pronto. Iniziate piano: provate ad accovacciarvi tenendovi a qualcosa per supporto, restate lì trenta secondi. Sentite dove tira, dove il corpo protesta. Non forzate, accompagnate. Gattonare in casa per due minuti vi farà sentire muscoli che non sapevate di avere. Va bene. Il movimento primordiale non è una gara ma una riappropriazione graduale del vostro corpo. Aiuta molto osservare i bambini: loro si muovono esattamente come il primal movement insegna, perché seguono ancora l’istinto. Provate a imitarli senza giudicarvi. Sì, vi sentirete goffi all’inizio. Sì, la gente potrebbe guardarvi strani se gattonate al parco. Ma quella sensazione di “questo movimento è strano” è esattamente il problema: non è il movimento a essere strano, è il fatto che lo abbiamo dimenticato.
Quando il corpo ricorda cosa significa muoversi davvero
Chi pratica primal movement con costanza racconta trasformazioni che vanno oltre il fitness tradizionale. I dolori cronici che resistevano a fisioterapia e palestra spariscono perché il corpo ritrova equilibri naturali. La forza aumenta in modo funzionale: non solo muscoli più grossi ma capacità reale di usare il corpo in situazioni diverse. La propriocezione migliora: sapete dove siete nello spazio, vi muovete con più confidenza, cadete meno. Ma c’è anche qualcosa di meno misurabile e forse più importante: una sensazione di giocosità, di libertà. Arrampicarsi su una roccia o gattonare riconnette con qualcosa di primordiale, appunto. Non siete più solo una testa che trasporta un corpo da un posto all’altro: siete un corpo che si muove nello spazio con curiosità e piacere. Il primal movement ci ricorda che siamo animali, nel senso migliore del termine. E come tutti gli animali, siamo fatti per muoverci in modi vari, complessi, istintivi. La palestra ha il suo posto, ma forse ogni tanto dovremmo anche solo uscire, trovare un albero, e vedere se riusciamo ancora ad arrampicarci. Il corpo lo ricorda, anche se la mente ha dimenticato.

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