
Trump contro il Papa fa infuriare tutti. Il Pontefice: «Non mi fa paura»
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Un attacco mai visto prima, quello di Donald Trump nei confronti di Leone XIV, primo papa americano della storia. «È debole e pessimo nella politica estera. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che è totalmente Maga. Lui ha capito tutto», ha detto il Presidente americano in una uscita che è stata criticata da tutti, anche dai membri del suo partito.
Al tycoon non sono piaciuti i ripetuti appelli alla pace del Papa, e gli ha risposto con un post su Truth, il suo canale social.
La replica del Pontefice non si è fatta attendere: «Non mi fa paura, non voglio aprire un dibattito», ha dichiarato Prevost ai giornalisti sbarcando in Algeria, nel suo viaggio che lo vede impegnato in Africa in questi giorni. «Non sono un politico: smettiamola con le guerre!», ha ribadito Prevost, ricordando di parlare del Vangelo: «Continuerò a farlo ad alta voce contro i conflitti». Il tycoon, nonostante le critiche ricevute, non si è scusato e, anzi, ha ribadito «Il Papa ha detto cose che sono sbagliate – ha detto alla Casa Bianca – non gli piace quello che stiamo facendo sull’Iran. Ma l’Iran vuole essere un Paese con l’arma nucleare e sterminare il mondo. Non accadrà».
Il post creato con l'AI
Il delirio di onnipotenza di Trump, che ha detto che il Pontefice è stato eletto grazie a lui, è continuato con la pubblicazione di un’immagine sui social, poi cancellata dopo qualche ora, che ha fatto discutere non poco. Il Presidente americano è rappresentato come se fosse Gesù: con una tunica bianca, posa la mano su una persona malata ed è circondato da militari, infermieri e fedeli in preghiera. Nella mano tiene una sfera luminosa, descritta come luce divina. Alle sue spalle compaiono alcuni dei principali simboli degli Stati Uniti: la bandiera, l’aquila, la Statua della Libertà, insieme a soldati e mezzi delle forze armate. L’immagine, realizzata con l’intelligenza artificiale, è stata rimossa, senza spiegazioni. In seguito, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha riposto alle domande sul post dicendo che si tratta di «fake news. Sono ritratto come un medico che fa del bene agli altri».
JD Vance rincara la dose
Sul caso è intervenuto anche il vicepresidente americano JD Vance, il quale ha affermato che il Vaticano dovrebbe “attenersi alle questioni morali”. «Ritengo – ha detto a Fox News – che, in alcuni casi, sarebbe preferibile che il Vaticano si attenesse alle questioni morali e che lasciasse che il Presidente degli Stati Uniti si occupasse di definire le politiche pubbliche americane».
Ma anche i sostenitori più ferventi di Trump questa volta non ci stanno, accusandolo di blasfemia. Il vescovo di Winona Rochester Robert Barron, un conservatore alleato del Presidente, membro della sua Religious Liberty Commission ha detto, pur sostenendo l’amministrazione, che Trump debba delle scuse a Prevost: «Sono grato di come l’amministrazione Trump abbia allargato le braccia ai cattolici e alle altre persone di fede. Nessun Presidente nella mia vita ha mostrato più dedizione nel difendere la libertà di religione. Detto questo, penso che debba le scuse al Papa». Anche il mondo Maga si oppone: Michael Knowles, Riley Gaines, Jon Root, ma anche l’ex deputata Marjorie Taylor Greene, hanno gridato alla blasfemia chiedendo di cancellare l’immagine che svilisce Gesù, come poi è accaduto.
Lo spiraglio di un altro negoziato
Sul fronte guerra, continuano le ripicche dopo il vertice fallito a Islamabad. Trump ha decretato da subito il blocco navale dello Stretto di Hormuz per fermare le esportazioni di petrolio e bloccare l’economia dell’Iran. La situazione attuale però mira a una tregua: per questo alti funzionari dell’amministrazione del Presidente statunitense stanno discutendo i dettagli di un potenziale ulteriore incontro, sempre in Pakistan, con funzionari iraniani prima della scadenza del cessate il fuoco, qualora se ne presentasse l’occasione. Lo ha riportato la CNN, citando una fonte coinvolta nei negoziati. Si partirà dal quasi accordo di Islamabad, sfumato alla fine, come scrive l’agenzia Reuters, secondo cui Washington e Teheran avevano completato l’80 percento dell’accordo prima che i negoziati si bloccassero in una situazione di stallo indefinita.




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