Rivista Mio
  • Categorie
    • Copertina
    • Arte e Spettacolo
    • TV
    • Attualità
    • Cucina
    • Fitness
    • Gossip
    • Interviste
    • Moda e Design
    • Oroscopo
    • Salute
    • Viaggi
  • Edicola Digitale
    • Settimanale Mio
  • Link Utili
    • Privacy Policy
    • Termini e Condizioni
    • Dati Personali
  • Contatti
Facebook Twitter Youtube Instagram
Rivista Mio

Come posso aiutarti?

  • Copertina
  • Attualità
  • Interviste
  • Arte e Spettacolo
  • Viaggi
  • Gossip
  • Moda e Design
  • Oroscopo
Rivista Mio
  • Copertina
  • Arte e Spettacolo
  • Attualità
  • Interviste
  • Gossip
  • Viaggi
  • Oroscopo
luciano cannito
CopertinaInterviste

Luciano Cannito: «La ricchezza non sono i soldi, ma fare ciò che si desidera»

Sonia Russo
Sonia Russo
Giugno 15, 2026

In questo articolo

  • I preconcetti, di ieri e di oggi 
  • La forza di realizzare i suoi sogni 
  • Evoluzioni VS rivoluzioni 
  • I “personaggi” e gli scontri in TV 
Luciano Cannito si svela: dalla danza studiata di nascosto da ragazzo sfidando i pregiudizi, all’avventura di Amici fino all’importanza dell’amore, passato e futuro.

Tutto è partito da un bambino di 10 anni folgorato da Miseria e Nobiltà. Quel bambino era Luciano Cannito che negli anni ha diretto teatri, compagnie e grandi produzioni internazionali. «Se potessi tornare oggi in quella platea, a quel ragazzino che stava per scoprire una passione che lo avrebbe portato sino a qui, avrei detto: continua così, sei sulla strada giusta. Io penso che i ragazzini che trovano una passione siano fortunati e che i genitori che hanno figli con una passione abbiano trovato un tesoro».

I preconcetti, di ieri e di oggi 

Oggi Luciano Cannito (64) è alla guida del Teatro Nazionale di Napoli.
Oggi Luciano Cannito (64) è alla guida del Teatro Nazionale di Napoli.

Un tesoro che però lei ha dovuto nascondere, studiando danza di nascosto e affrontando tanti pregiudizi. Oggi quei pregiudizi sono davvero scomparsi o si sono solo raffinati?
«I pregiudizi non sono scomparsi, non si sono neanche raffinati: si sono moltiplicati e sono diventati molto più sottili. Il pregiudizio più profondo è quello di una cultura che divide tutto in serie A, B, C, D, assegnando a certe forme d’arte un valore maggiore. Se hai a che fare con il cinema sei considerato un grande artista, mentre arti come la danza, che hanno a che fare con il corpo e con la giovinezza, quindi con una mente pura e libera da preconcetti, a livello subliminale diventano una sorta di arte di serie B. Poi entrano in gioco motivazioni storiche, religiose: il corpo è peccato, la musica è spirito… ma è un discorso molto complesso. La verità è che le discriminazioni sono costanti e io le dividerei in una macro-categoria: chi vuole fare l’artista è considerato una persona strana, non inquadrata, non alla ricerca della stabilità. Senza sapere che la vera ricchezza non sta nel conto in banca, ma nel fare esattamente ciò che si ama».

Vuole farci un esempio concreto?
«Se il suo desiderio è avere uno yacht di lusso, ha bisogno di tanti soldi per permetterselo. Quando li ha, si sente ricco. Se invece il suo desiderio è stare su un palcoscenico e condividere emozioni con il pubblico creando un’alchimia magica, e riesce a farlo, non le servono soldi: è ricco ugualmente, perché sta facendo esattamente ciò che ama. Quindi la domanda fondamentale è: sto facendo davvero quello che amo? Se sì, sono una persona ricca».

La forza di realizzare i suoi sogni 

Luciano Cannito è papà di Lara, frutto dell’amore di una relazione passata, precedente a quella con la ballerina Rossella Brescia.
Luciano Cannito è papà di Lara, frutto dell’amore di una relazione passata, precedente a quella con la ballerina Rossella Brescia.

Studiare danza di nascosto, comunque, richiede una determinazione feroce. Quanto quegli anni l’hanno forgiata?
«Non userei l’aggettivo “feroce”: direi una determinazione appassionata, che non prevede dolore come sottintende quella parola. Non parlo neanche di sacrificio, perché il sacrificio è quando fai qualcosa che ti costa. Qui invece non vedi l’ora di dedicarti a una disciplina che ti insegna il controllo del corpo, quasi divino, dal punto di vista estetico, dinamico, armonico, nel rapporto con lo spazio e la musica. Sì, mi ha forgiato moltissimo in tutte le scelte di vita, perché mi ha dato la disciplina necessaria per realizzare sogni e obiettivi. Come diceva Paul Valéry, per realizzare i sogni bisogna prima svegliarsi. Possiamo avere tutti i sogni del mondo, ma senza disciplina restano sogni».

Però il dolore, almeno quello legato ai pregiudizi, c’è stato. Quanto conta nella formazione?
«Sì, è vero, e io lo dico sempre agli artisti: quando state soffrendo, anche se sembra la cosa più brutta del mondo, vi state forgiando, vi state costruendo un carattere. È come una malattia da cui poi si esce più forti. La sofferenza fa parte della vita dell’artista, anche per il bullismo o la discriminazione, perché serve a immergersi nella sensibilità. Non puoi incendiare le emozioni del pubblico se non hai attraversato tutta la gamma delle emozioni, comprese le sofferenze. Nella vita cresciamo soprattutto attraverso le difficoltà: la gioia è un premio, ma la costruzione avviene nei momenti in cui non raggiungiamo gli obiettivi, o non siamo compresi. Queste sofferenze creano la personalità, e gli artisti poi reinterpretano il mondo proprio attraverso questo».

Lei ha costruito una carriera importante. Arrivati così in alto, cosa si perde lungo la strada?
«Non c’è una regola generale. Credo che l’equilibrio stia nel non perdere mai il riferimento delle cose semplici. Nella vita di tutti ci sono momenti difficili, separazioni, cambiamenti. Io ho una figlia e sono separato dalla madre: i nostri percorsi erano diversi. Ma non credo che solo chi fa carriera paghi un prezzo. La cosa bella è che, se sei una persona vera, col tempo riesci a recuperare i rapporti importanti. Non bisogna disperdere gli amori: i legami che costruiscono una persona sono come affluenti di un fiume, portano sempre acqua alla tua vita».

Lei ha detto che gli amori non si disperdono e che col tempo recupera i rapporti. È accaduto così anche nella sua esperienza con Rossella Brescia?
«Credo sia importante mantenere anche una parte privata. Però sì: i grandi amori non finiscono mai. È una contraddizione dire che finiscono. Può finire l’odio, il risentimento, ma l’amore è una sorgente. Non parlo solo dell’amore di coppia, ma di ogni forma di amore: amicizia, famiglia. Se era vero, non finisce. Se finisce, non era amore. I rapporti possono cambiare forma, ma restano. Con Rossella ho passato diciotto anni di vita, non si cancellano con un colpo di spugna. Quindi, la risposta alla sua domanda è sì».

Evoluzioni VS rivoluzioni 

Rossella Brescia (54) e Luciano Cannito (64) sono stati legati sentimentalmente per vent'anni, formando una delle coppie più note nel mondo della danza e dello spettacolo italiano. La loro storia d'amore è giunta al capolinea nel 2024.
Rossella Brescia (54) e Luciano Cannito (64) sono stati legati sentimentalmente per vent'anni, formando una delle coppie più note nel mondo della danza e dello spettacolo italiano. La loro storia d'amore è giunta al capolinea nel 2024.

Quando si attraversa un cambiamento profondo si riscrive anche la propria identità?
«La vita è dinamica, è una continua rinascita. Si passa attraverso dolore, gioia e ricostruzione dell’identità. Però io credo nelle evoluzioni, non nelle rivoluzioni. Le rivoluzioni sono violente e spesso falliscono, mentre le evoluzioni sono costanti. I cambiamenti ti modificano, aggiungono esperienza, ma non ti stravolgono completamente: cresci poco alla volta».

Lei ha lavorato anche in televisione, ad esempio ad Amici. Che differenza c’è tra formare un artista e costruire un talento televisivo?
«La televisione ha un linguaggio diverso da teatro o cinema. Se non lo parli, è come andare in Francia e parlare tedesco: non ti capiscono. Quando c’ero io, il programma era molto focalizzato sulla formazione. Oggi il mondo è cambiato, soprattutto con i social: la comunicazione è velocissima. Amici com’era un tempo non avrebbe più funzionato: oggi è un po’ meno scuola ed è più centrato sull’osservazione di un momento della vita di chi vuole diventare artista. È come aprire una finestra e vedere cosa succede in una persona che ha un sogno».

I “personaggi” e gli scontri in TV 

Luciano Cannito: «La ricchezza non sono i soldi, ma fare ciò che si desidera»
Fa il tifo per Stefano De martino (36).

I professori oggi sono ancora formatori o sono diventati personaggi?
«Non si può generalizzare. Ogni professore porta la propria esperienza. Non conta solo la tecnica: serve anche chi conosce il mercato, la comunicazione, chi ha vissuto in prima persona il lavoro dell’artista. È chiaro che, essendo personalità diverse, diventano anche personaggi. La televisione amplifica questo e crea dinamiche di confronto e conflitto».

A proposito di conflitti, lei ne aveva parecchi con Alessandra Celentano…
«Sì perché lei sosteneva che la tecnica fosse l’unico elemento fondamentale nella formazione di un ballerino; io invece dicevo che la tecnica da sola, senza il fuoco, senza l’energia, senza la passione e senza la capacità di trasmettere qualcosa agli altri, non servisse a nulla. Su questi due punti si potrebbe discutere all’infinito, perché è evidente che la formazione di un artista richiede entrambe le cose. Io però insistevo molto su un aspetto: dire ai ragazzi che il mondo della danza non è riservato a pochi eletti, ma è un universo grande, meraviglioso, con tantissime sfaccettature e molte opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Quindi il conflitto c’era, ma non nasceva dal desiderio di diventare personaggi. È la televisione che, col tempo, crea i personaggi. E succede anche che, per non fare brutta figura davanti ai telespettatori, quando la propria idea viene superata da quella di un altro, si reagisca con più forza, magari si risponda male, e da lì nascano i conflitti. Sono dinamiche che vediamo in moltissimi programmi, non solo ad Amici: accade a Ballando con le Stelle, a Grande Fratello, a L’Isola dei Famosi, nei talk show, a Porta a Porta… ovunque. La televisione si nutre anche di questo: mostrare punti di vista diversi su uno stesso argomento e lasciare che il pubblico da casa prenda posizione».

Tornerebbe ad Amici?
«È stato un momento divertentissimo della mia vita, mi sono divertito tanto. Non ci ho mai pensato davvero perché ho molti progetti, ma è un ambiente che mi piace».

Il teatro oggi compete con social e intelligenza artificiale: che cosa può offrire in più?
«Proprio per questo avrà sempre più valore. L’intelligenza artificiale cambierà il mondo, ma tutto ciò che si fa dal vivo con il corpo diventerà ancora più unico e richiesto. Il teatro crea un flusso di energia tra artista e pubblico che non può essere replicato. Non ho mai visto le sale così piene».

Stefano De Martino direttore artistico di Sanremo: che ne pensa? 
«Faccio il tifo per Stefano: il suo primo lavoro è stato in una mia produzione ed era ad Amici quando c’ero io. È un artista completo, sa recitare, cantare e ballare. Ha una disciplina e una capacità di gestione dei tempi televisivi che fanno la differenza. È stata una grande scelta puntare su di lui».

Un’ultima domanda: nel suo futuro si vede innamorato?
«Io sono sempre innamorato. Della vita, delle persone. Se mi chiede se un giorno avrò accanto un’altra donna? Certo, penso che ognuno abbia il desiderio di condividere la quotidianità in modo più profondo. Quindi sì, assolutamente sì». 

Tags:

alessandra celentanoamicicoppie scoppiateluciano cannitonapolirossella bresciaStefano De MartinoTeatro

Condividi articolo

A te l'onere del primo commento..

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Mio in edicola

Settimanale mio - rivista digitale online

Leggi anche

Invecchiamento cellulare
Invertire l’invecchiamento cellulare con l’AI: la svolta
Acque aromatiche: gli idrolati che profumano la vita
Acque aromatiche: gli idrolati che profumano la vita

Potrebbe interessarti

Isola
4

“Isola 2026”: cosa succede quando i reality dicono addio al televoto?

Giugno 12, 2026
Colorare i mandala è una forma di meditazione attiva
5

Colorare i mandala è una forma di meditazione attiva

Giugno 9, 2026
Invecchiamento cellulare
3

Invertire l’invecchiamento cellulare con l’AI: la svolta

Giugno 13, 2026
Omicidio Pierina Paganelli, assolto Loius Dassilva
2

Omicidio Pierina Paganelli, assolto Louis Dassilva

Giugno 10, 2026
Carica altri

Mio in edicola

Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Pinterest
Telegram
YouTube

Link Utili

  • Termini e Condizioni
  • Privacy Policy
  • Dati Personali
  • Contatti

Menu

  • Categorie
    • Copertina
    • Attualità
    • Arte e Spettacolo
    • Interviste
    • Viaggi
    • Beauty
    • Gossip
    • TV
    • Moda e Design
    • Oroscopo
  • La redazione
  • Edicola digitale
  • Acquista pubblicità
Rivista Mio

Vivere, condividere, scoprire:
ogni storia conta e noi siamo qui per raccontarla

RivistaMio @ Copyright - Edizioni Empire S.r.l. - P.I. 11687510963​

►
I cookie necessari abilitano funzioni essenziali del sito come accessi sicuri e regolazioni delle preferenze di consenso. Non memorizzano dati personali.
Nessuno
►
I cookie funzionali supportano funzioni come la condivisione di contenuti sui social media, la raccolta di feedback e l’attivazione di strumenti di terze parti.
Nessuno
►
I cookie analitici tracciano le interazioni dei visitatori, fornendo dati su metriche come numero di visitatori, frequenza di rimbalzo e fonti di traffico.
Nessuno
►
I cookie pubblicitari forniscono annunci personalizzati basati sulle tue visite precedenti e analizzano l’efficacia delle campagne pubblicitarie.
Nessuno
►
I cookie non classificati sono cookie che siamo in fase di classificazione, insieme ai fornitori dei singoli cookie.
Nessuno