
Massimo Giletti: «Su Garlasco una verità ancora non c’è. E non ci sarà per molto tempo… »
«Non ho ancora firmato, quindi non vorrei sbilanciarmi», aveva scherzato Massimo Giletti alla presentazione dei Palinsesti Rai ad Ancona, confermando il suo ritorno nella scuderia Rai dedicata all’approfondimento. Dal 14 settembre, quindi, il giornalista e conduttore tornerà su Rai3 e sarà ancora alla guida de Lo Stato delle Cose il lunedì in prima serata. Per lui, però, potrebbero aprirsi anche nuovi scenari in futuro…
Partiamo dall’inizio: considera questa conferma, arrivata dopo mesi di indiscrezioni e attese, una vittoria della meritocrazia?
«Sì, è una conferma che arriva dopo mesi in cui si è detto di tutto. Alla fine, parlano i risultati, ed è giusto parlare di meritocrazia. Abbiamo costruito un percorso sul campo, e questo ritorno è il frutto del lavoro di un gruppo intero, non di un singolo. In un momento in cui fare ascolti non è semplice per nessuno, ripartire da zero come abbiamo fatto noi è stata una scelta coraggiosa. E credo sia stata fatta bene. È un lavoro collettivo, e i numeri ci dicono che la direzione è quella giusta».
Lo scorso giugno è andato in onda con lo speciale Mussolini. Le verità nascoste, un documentario-inchiesta che si è concentrato sugli ultimi giorni del Duce e che ha riscosso un buon successo. Come interpreta questo dato?
«Il progetto su Mussolini è stato uno spin-off importante e sono contento di averlo fatto. Quando affronti la storia, anche quella più complessa, e lo fai con rigore, il pubblico risponde. Fare un 8% alla prima settimana su un tema così significa che c’è spazio per questo tipo di racconto. È un campo su cui si può e si deve lavorare ancora».

Nei mesi scorsi erano nate petizioni online per sostenerla, con lo slogan “Salvate Giletti”. Che effetto le ha fatto?
«Io sono diventato un vecchio democristiano, o forse un po’ anarchico. Fa piacere, ovviamente, ma resto molto concreto. Ho sempre lavorato e sono sempre stato apprezzato da chi ci segue davvero. Il resto lo rispetto, comprese le critiche. Io guardo al lavoro e al prodotto, quello che conta è fare numeri e fare qualità».
Quando il pubblico chiede il suo ritorno, lo vive come un segnale importante?
«Sì, è un segnale. Se la gente sente che manchi, vuol dire che qualcosa hai lasciato. E se ti chiedono di tornare, significa che il percorso fatto aveva un senso».
Nelle scorse settimane ha partecipato alla presentazione dei palinsesti Rai che si sono svolti nelle Marche. Che legame ha con questa regione?
«Le Marche sono sempre un luogo speciale per me. Ho girato tantissimo l’Italia, ma proprio lì ho realizzato uno dei miei primi lavori importanti, il primo scoop che ho fatto: una storia molto difficile, di bombe, di morti. Ho ricordi forti, anche legati a storie difficili. Tornarci è stato come riprendere un filo che non si è mai spezzato».
Federica Sciarelli ha lasciato Chi l’ha visto? ed è stata sostituita da Raffaella Griggi. Lei condurrebbe un programma del genere?
«In questi anni mi hanno proposto di tutto in televisione, manca solo l’Angelus, ma quello è un ambito particolare di dominio vaticano… È un programma interessante e c’è un gruppo di lavoro fantastico. Mai dire mai: nella mia vita ho sempre amato le sfide».

Qual è stato il momento più difficile dell’ultima stagione televisiva?
«Quando ti fermi intorno all’8-9% e non puoi andare avanti, non è semplice. Ma non è tanto una questione personale, quanto di squadra. Io penso sempre al gruppo di lavoro, alle persone che ci sono dietro. Se un progetto funziona, va tutelato anche nei momenti difficili».
Si parla spesso di un’eccessiva centralità della cronaca nera in televisione. Che idea si è fatto?
«L’Università Sorbona di Parigi ha dedicato una tre giorni al perché gli italiani amino così tanto la cronaca nera. Gli intellettuali francesi dicono che c’è un abuso. È vero che molti programmi si appoggiano su certi casi, penso a Garlasco, perché fanno ascolto. Io spero che si arrivi presto a parlarne di meno ma è indubbio che sia un caso tutto italiano: non c’è una verità e, probabilmente, non ci sarà ancora per molto tempo, perché a settembre sono previsti nuovi passaggi giudiziari, con una richiesta di revisione da una parte e un nuovo esame dall’altra».





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