Epstein files: il dossier che fa tremare politici, miliardari e star
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Cosa contengono davvero i documenti su Epstein, il finanziere morto nel 2019? Tre milioni di pagine, duemila video e 180mila foto raccolti in anni di indagini federali raccontano molto più di uno scandalo sessuale: rivelano un sistema di potere capace di proteggere se stesso fino alle estreme conseguenze.
Tre milioni di pagine, duemila video, centottantamila foto sono il risultato di anni di indagini federali. Una specie di archivio fantasma trattato come i vecchi dossier segreti dello spionaggio durante la Guerra Fredda. E invece è il caso di considerare questi file scottanti dato che trattano appuntamenti galanti tra potenti della politica e della finanza e bellissime ragazze, spesso minorenni. Per capire di cosa stiamo parlando bisogna partire da lui, Jeffrey Epstein, ex insegnante di matematica capace di accumulare una ricchezza così grande da potersi comprare un’isola e organizzare festini a luci rosse lontano da occhi indiscreti.
Epstein arrivò ad avere in agenda i numeri di Bill Clinton, Elon Musk e Bill Gates ma non era né un pioniere della tecnologia né un finanziere: era solo uno che sapeva intessere relazioni. Non investiva in metalli preziosi od obbligazioni, bensì in conoscenze, come quando entrò nelle grazie del co-fondatore dell’Accademia di Andy Warhol. Così al funerale dell’artista, Epstein sedette in prima fila accanto a John Lennon, Tony Bennett, Calvin Klein e Liza Minnelli. Il suo nome emerse sui giornali nei primi anni Duemila, quando venne accusato di aver gestito per anni un sistema di abusi sessuali su ragazze minorenni, spesso reclutate in condizioni di fragilità. La sua residenza di Palm Beach, Florida, diventa uno dei simboli della vicenda.
Un suicidio su cui permangono molti dubbi
Il primo grande scandalo esplode nel 2008, quando Epstein patteggia con la giustizia americana un accordo che ancora oggi viene citato come esempio di giustizia cucita su misura. Invece di un processo federale e di una lunga pena detentiva, se la cava con pochi mesi di carcere “privilegiato” e la possibilità di uscire ogni giorno per lavorare. È qui che nasce il sospetto, poi diventato convinzione per molti, che Epstein avesse informazioni importanti su persone importanti. Sospetto che fa nascere anche molti dubbi sulla sua morte, avvenuta in carcere nel 2019 e archiviata frettolosamente come suicidio; in una sera in cui le guardie non lo controllarono per circa tre ore e le telecamere davanti alla sua cella erano fuori uso.
Quei nomi che pesano come macigni
Con la morte di Epstein, l’attenzione si sposta sui documenti, gli appunti, i materiali audio-video e sulle persone che ruotavano intorno a lui. E tra i grandissimi nomi che compaiono ci sono ex presidenti degli Stati Uniti come Bill Clinton e Donald Trump, membri della famiglia reale britannica come il principe Andrea, imprenditori miliardari, accademici di fama mondiale, star di Hollywood e anche il nostro vicepremier Matteo Salvini. Precisiamo che il comparire nell’agenda di Epstein non vuol dire automaticamente essere autore di qualche reato, ma qualcuno ha fatto notare che il nome di Donald Trump compare nei file di Epstein più di quanto il nome Harry Potter compaia nei sette libri della saga fantasy.
Ci sono molti contatti illustri




Steve Bannon, ex consigliere di Trump, parla di incontri e soldi da distribuire a partiti europei di estrema destra, tra cui la Lega di Salvini il quale negli Epstein files viene nominato 89 volte. Tra i contatti illustri compaiono anche il regista Woody Allen e il fondatore di Microsoft Bill Gates. Quest’ultimo si dice contrasse una malattia venerea dopo alcuni rapporti con ragazze russe. Elon Musk in un messaggio chiese a Epstein di essere contattato in occasione della festa più sfrenata sulla sua isola.
Il ruolo chiave della moglie (e del suocero)
Gli Epstein files comprendono tuttavia anche le deposizioni delle ragazze che hanno denunciato gli abusi. Qui l’ironia si ferma, perché le loro storie sono la parte più solida e dolorosa di tutta la vicenda. Esse parlano di un sistema organizzato, di una rete di reclutamento con complicità femminili come quella di Ghislaine Maxwell, moglie e collaboratrice più stretta di Epstein, poi condannata a una lunga pena detentiva. Maxwell è una figura chiave, perché rappresenta il legame tra Epstein e l’alta società internazionale, grazie anche alla sua famiglia e alle sue relazioni.
Nei documenti emerge come organizzatrice, intermediaria e presenza costante, ma anche figlia di quel Robert Maxwell agente segreto sia del Mossad israeliano che del MI6 britannico, misteriosamente scomparso al largo delle Canarie. Si sa che gli agenti del Mossad nuotano male, come rivelò la barca affondata nel nostro Lago Maggiore il 28 maggio del 2023 con 21 agenti segreti a bordo.
Il lagame possibile con il Mossad
Epstein agente del Mossad? Alcuni documenti desecretati proverebbero il suo legame con Ehud Barak, ex primo ministro israeliano e non è difficile intuire come quelle “trappole al miele” per potenti potessero trasformarsi in situazioni di ricatto. Il fascino perverso degli Epstein files sta nel fatto che essi ritraggono il funzionamento di un potere capace di proteggere se stesso, di confondere le acque, di trasformare l’eccezione in sistema. Parlano di una società nella quale l’accesso al denaro e alle relazioni che contano può sospendere le regole del diritto. In questo senso, Epstein non è un mostro, ma un prodotto coerente di un mondo che ha smesso da tempo di stupirsi di fronte all’indecenza, purché ben vestita.
Trattare degli Epstein files vuol dire parlare di un’ossessione contemporanea per lo scoop, ma significa anche fare i conti con una verità meno consolante: non sempre tutto viene fuori, e quando succede non sempre cambia qualcosa. Epstein è morto, Maxwell è in carcere, ma il sistema di potere che ha reso possibile la loro storia è ancora lì.
La persona più nominata all’interno di quei documenti è l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America e se qualcuno si permette di fargli una domanda sull’argomento lui aggredisce, insulta, censura. Gli Epstein files non sono quindi un mistero da risolvere una volta per tutte, ma uno specchio scomodo in cui la società contemporanea dovrebbe avere il coraggio di guardarsi. Uno specchio che riflette jet privati e isole tropicali, ma anche tribunali indulgenti, silenzi imbarazzati e una domanda che resta sospesa: quante altre storie simili esistono, semplicemente senza un nome così famoso da farle esplodere?
Le condanne
1) Jeffrey Epstein è stato formalmente accusato più volte. Nel 2006–2008 in Florida per reati sessuali su minori (caso chiuso con patteggiamento molto favorevole). Nel 2019 a livello federale (traffico sessuale di minori e cospirazione). Il procedimento federale si è interrotto per la sua morte in carcere nell’agosto 2019.
2) Ghislaine Maxwell è stata accusata formalmente nel 2020 da un tribunale federale. Condannata nel 2021 per traffico sessuale di minori, adescamento e falsa testimonianza. Sentenza: 20 anni di carcere (confermata in appello). Resta lei l’unica persona condannata in modo definitivo per il sistema Epstein.
3) Jean-Luc Brunel. Agente di moda francese, accusato di reclutare ragazze per Epstein. Formalmente incriminato in Francia per stupro e traffico di minori. Trovato morto in carcere nel 2022 prima del processo.
4) Steven Hoffenberg. Finanziere e socio di Epstein negli anni Ottanta. Condannato per frodi finanziarie (non per reati sessuali). Ha testimoniato contro Epstein, descrivendolo come coinvolto in attività criminali. La sua condanna è separata dai crimini sessuali, ma rientra nel contesto giudiziario.

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