Chef Ruben: «Adesso sogno un ristorante tutto mio!»
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Da quando, in pieno Covid, ha iniziato a cucinare sul balcone della sua casa a Trastevere, Chef Ruben ne ha fatta di strada, tra social, TV, libri di ricette e grandi progetti.
Ha conquistato il pubblico con l’energia contagiosa dei suoi video, con quella romanità schietta che profuma di casa e con una cucina diretta, sincera, mai costruita. Ma dietro il sorriso e il “dajeeee” che è diventato un marchio di fabbrica, c’è un ragazzo che negli ultimi anni ha corso tantissimo, tra social, libri, TV e tanto altro. Parliamo, ovviamente, di Chef Ruben!
Tra cantautori e carbonare


Chef, nei mesi scorsi, per il secondo anno consecutivo, ha portato la cucina romana lontano da Roma, in pieno clima festivaliero. Col senno di poi, che cosa si è portato a casa dell’esperienza Ostevia x @cucinaconruben a Sanremo?
«È stata un’esperienza bellissima. Incontrare le persone del posto, ma anche gente arrivata da tutta Italia. E poi è stato un onore portare la cucina romana al Nord. La cosa più speciale è stata sentire, anche solo per un po’, di avere un ristorante mio. Io in realtà non ce l’ho, quindi vivere questa dimensione è stato forte».
Ha avuto modo di interagire con gli artisti in gara al Festival o con altri vip? C’è un incontro che l’ha colpita?
«Qualcuno sì. Ho incrociato amici e cantanti al volo, come Samurai Jay, Aka 7even… ma sempre di corsa perché nei giorni sanremesi si lavora fino a tardi, è tutto molto frenetico. Ho avuto modo di incontrare anche Cristina D’Avena: non la conoscevo bene, sono nato un paio di generazioni dopo la sua, però è stato un incontro bellissimo. Mi ha lasciato tanto, è una persona saggia».
La canzone sanremese che le è piaciuta di più?
«La canzone di Arisa: secondo me è la più bella».
Ha detto che grazie al suo temporary è stato come avere un ristorante suo. Le è venuta voglia di aprirlo?
«La voglia ce l’ho sempre. Però mi blocco, perché è una responsabilità importante, un passo grande. Va ponderato bene».
Il Festival ha da sempre cantato il cibo, dal “panino e un bicchier di vino” di Felicità agli “spaghetti al dente” de L’italiano. Che musica piace a Ruben? Cosa ascolta mentre cucina?
«A me piace il cantautorato italiano. In particolare, Lucio Battisti. Se dovessi scegliere un cantante italiano di questa epoca, direi Marco Mengoni».
Una cucina pratica e veloce
Di recente è tornato in libreria con Daje che è pronto: non solo un ricettario veloce, ma anche un racconto di vita. In che modo la rappresenta?
«Mi rappresenta perché racconta quella che è stata la mia vita negli ultimi anni, molto frenetica. Ho voluto fare un libro di ricette veloci, sane e buone, da preparare per trattarci bene e trattare bene le persone a cui vogliamo bene. In un’epoca in cui siamo sempre di corsa, molti si affidano al delivery o al panino al volo, ma è assolutamente possibile mangiare bene. Comprate il mio libro! Le mie ricette si preparano in 15-20-30 minuti».
È una sfida tecnica o una piccola rivoluzione culturale?
«No, è semplicemente un modo per far capire che anche con poco tempo puoi mangiare bene e dedicarti del tempo. È questo il punto».
Nel libro c’è qualcosa che scopriremo di lei che ancora non sappiamo?
«Racconto tanto, è molto personale, ma è la mia vita reale di tutti i giorni. Non ci sono segreti clamorosi, però ci sono tante ricette buone».
Ha raccontato di aver preso peso in un periodo in cui mangiava male, tra registrazioni e viaggi. Quanto è stato importante fermarsi e rimettersi al centro?
«È stato importantissimo. Mi ero un po’ trascurato negli ultimi anni. Rimettermi al centro, e farlo attraverso il cibo che è la cosa che mi rappresenta di più, è stato fondamentale. Ho iniziato a mangiare meglio, più regolarmente, e a fare sport. Ho perso sette chili. Da solo».
Se dovesse dare tre regole semplici a chi vuole restare in forma ma pensa di non avere tempo per cucinare sano?
«Fare colazione: è una cosa che tanti saltano ed è fondamentale. Stare attenti all’olio, perché in Italia lo amiamo, ma dobbiamo dosarlo. E non pensare che eliminando i carboidrati si dimagrisca: è l’errore più comune».
Nel libro dà grande spazio al vegetale: è una scelta etica o salutistica?
«È quello che mi dice il momento, la testa. È istinto. Io seguo molto, molto, molto l’istinto».
Un romano... felice
Difende spesso i mercati rionali. Che cosa perdiamo quando perdiamo un mercato?
«Perdiamo la storia di una città. Una volta tutto girava intorno ai mercati. Non sono solo luoghi dove si fa la spesa, ma punti di incontro. Sarebbe un peccato perderli: lì c’è l’autenticità delle persone e dei mercanti».
Il successo social può far perdere l’equilibrio. Cosa la tiene con i piedi per terra?
«Continuo a fare quello che ho sempre fatto. E mi ricordo che, se sono arrivato fin qui, è grazie alla gente che mi segue».
Dice di essere il suo primo giudice, e anche molto severo. Su cosa è ipercritico?
«Sul lavoro. Penso sempre di poter fare di più, e questa cosa a volte ti logora».
C’è qualcosa che non si è perdonato nella vita?
«No, non ho mai fatto cose gravi».
Ama la cucina romana, ma anche quella siciliana e medio orientale. Che cosa rappresenta per lei il viaggio, anche culinario?
«Scoperta. Cultura e cucina insieme. Sono stato da poco a Singapore e sono rimasto affascinato dalla loro cultura, è meravigliosa».
Guardando al futuro, qual è il prossimo “dajeeee” che vuole dirsi?
«Voglio fare bene i prossimi programmi TV, concentrarmi sui social nel modo giusto. E forse cominciare a pensare a un’eventuale apertura di un ristorante. Vedremo».
Ha detto: «Sono un uomo felice, ho avverato i miei sogni». Che cos’è per lei la felicità?
«Svegliarsi la mattina rilassato. Faccio fatica a essere spensierato».
Cosa direbbe al Ruben che cucinava sui balconi in pieno Covid?
«Che alla fine ce l’ha fatta».

Tutto partì dal terrazzo
Durante il lockdown del 2020, Ruben Bondì (28 anni) ha iniziato a cucinare sul balcone della sua casa romana a Trastevere usando un fornelletto da campeggio. Il suo format, caratterizzato dal tormentone “Aò, che voi magnà?” rivolto ai vicini, lo ha reso una star su Instagram e TikTok.

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