
Vivere più a lungo: 6 buone abitudini quotidiane da adottare subito
In questo articolo
Stile di vita corretto e “mindset” sono il segreto per un “elisir di lunga vita”. Il Dr. Filippo Ongaro svela le buone abitudini che possono fare la differenza più della genetica
Allungare la vita è un desiderio antico, e la ricerca di un “elisir di lunga vita” è stato una sorta di “Sacro Graal” della speculazione filosofica e fin dall’origine della medicina, con ricchezze sperperate e speranze infrante. A inaugurare la saga moderna della longevità a qualsiasi prezzo è stato Michael Jackson, noto anche per la sua camera iperbarica anti-age, seguito dal noto imprenditore high tech Brian Johnson, che sembra investa circa due milioni di dollari per sottoporsi a trasfusioni con il sangue del figlio per ringiovanire e a ogni altro genere di terapia per il “reverse-aging”. E non mancano trattamenti extra lusso con cellule staminali, cocktail di integratori pseudo-miracolosi e “cryosuite” nei centri “longevity” più esclusivi, dai costi stellari.
Strategie personalizzate
Dal punto di vista scientifico, l’elisir di lunga vita è più accessibile di quanto pensiamo: bastano attenzione, costanza e dedizione. Ecco perché giocare d’anticipo per prolungare la giovinezza di corpo e mente è sempre più cruciale. È fondamentale un approccio personalizzato che integri nutraceutica di precisione, epigenetica, allenamenti mirati e gestione emotiva.

«Le abitudini quotidiane di un individuo possono addirittura avere un peso maggiore della stessa genetica nel migliorare l’aspettativa di vita. Si tratta di uno stile di vita accessibile a tutti, che porta al benessere psicofisico e aiuta a prevenire l’insorgenza di malattie croniche o degenerative», spiega il Dr. Filippo Ongaro, “Longevity & Lifestyle Coach” ed ex medico degli astronauti presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). «Il vero obiettivo di un percorso “pro-longevity”, infatti, non è solo aggiungere anni alla vita, ma arrivare a 100 anni mantenendo il miglior livello possibile di fitness e felicità».
Dalla farmacia al “Longevity hub”
Il 70% dell’invecchiamento dipende dallo stile di vita, che include alimentazione sana, movimento, buona qualità del sonno e benessere olistico. La genetica, invece, incide solo al 30 percento, rendendo fondamentale un approccio scientifico e personalizzato. In questo scenario, i “Farmacisti Preparatori” svolgono un ruolo chiave: grazie a percorsi di alta formazione, sono esperti di prossimità in grado di guidare scelte consapevoli contro la senescenza cellulare.
Con il GenAge® Cellular Longevity Test, sviluppato con genetisti, medici e ricercatori anti-aging e in collaborazione col Metodo Ongaro Switzerland SA, è possibile “scattare” la fotografia delle predisposizioni genetiche individuali e valutare come lo stile di vita compensa o amplifica tali predisposizioni, per poi definire le priorità nella strategia personalizzata “pro-longevity”. Quali sono le abitudini quotidiane da adottare per perseguire l’obiettivo della longevità? Il Dr. Ongaro ne indica almeno sei, ma solo dopo aver consultato un esperto.
Sei consigli da seguire
Dai ritmi circadiani alla meditazione
Il controllo dei processi epigenetici e neuroplastici che permettono di sviluppare una longevità sana si fonda sulla ripetitività dei giusti stimoli nel tempo. La sfida è quindi quella di creare nuove abitudini salutari che vadano a sostituirsi a quelle vecchie.

In pratica: seguire i ritmi circadiani, ovvero la naturale alternanza sonno-veglia, l’esposizione alla luce naturale, l’assunzione dei pasti a orari regolari e della cena prima del tramonto; muoversi ogni giorno e coltivare relazioni socialmente appaganti; meditare per ridurre lo stress e la tensione e ringraziare ogni giorno per almeno tre cose belle presenti nella nostra vita.
Lotta ai radicali liberi e all’infiammazione (anche a tavola)
Una dieta bilanciata e ricca di nutrienti e anti-ossidanti, frutta e verdure di stagione ad esempio, è fondamentale per contrastare l’azione dei ROS (Radicali Liberi), i materiali di scarto del metabolismo che danneggiano le membrane cellulari determinando l’invecchiamento di DNA, proteine e strutture lipidiche. Grazie alla funzione “bersaglio” svolta dagli antiossidanti, che “dirottano” su di essi i ROS risparmiando le membrane cellulari, è possibile rallentare l’invecchiamento di tessuti come la pelle e le arterie, contribuendo alla prevenzione di malattie cardiovascolari, neurodegenerative e perfino oncologiche.

In pratica: occorre ridurre i prodotti industriali che favoriscono l’infiammazione, i prodotti da forno con olio di girasole, eventuali prodotti con grassi idrogenati, e quantità eccessive di zuccheri raffinati. Bisogna prediligere pesce azzurro, ricco di omega 3, cereali integrali, olio extravergine d’oliva, avocado, frutta a guscio, legumi e molte verdure di stagione. Inoltre, nel frigorifero non devono mancare mele, frutti di bosco e uva, tutti ricchi, tra l’altro, di quercetina. E ancora: integrare la dieta con molecole con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, come la quercetina o l’astaxantina, ma anche il coenzima Q10, l’acido alfa lipoico e le vitamine C ed E. Evitare l’esposizione eccessiva ai raggi UV, il fumo di sigaretta, la sedentarietà e lo stress psicoemotivo.
Protocolli di allenamento mirati
Il mantenimento della massa muscolare e ossea e la loro sollecitazione tramite specifici allenamenti è essenziale per la regolazione neuroendocrina e la secrezione di ormoni, come il testosterone e l’ormone della crescita, che contribuiscono al mantenimento della qualità della vita, anche nell’anziano. La perdita di consistenti quantità di muscolo inizia già attorno ai 30 anni e aumenta dopo i 60: in media si perde non meno del 3-8 percento della massa muscolare per ogni decade.

In pratica: attività fisica quotidiana (camminare, salire le scale); allenamento mirato 2 o 3 volte a settimana, sia di tipo aerobico sia per la forza; eseguire un programma progressivo con i pesi.
Gestione positiva dello stress: attenzione alla solitudine
La capacità di reagire in modo positivo allo stress quotidiano è fondamentale per rallentare l’invecchiamento e tenere sotto controllo i livelli di cortisolo nel sangue. Ciò consente di mandare segnali protettivi ai nostri telomeri, regolandone l’attività in modo naturale e rispettando l’equilibrio dell’organismo. Da non sottovalutare, infine, anche i danni clinici causati dalla solitudine, emersi dallo Study of Adult Development di Harvard, che sottolinea il ruolo chiave delle relazioni sociali per una longevità più felice.

In pratica: nelle relazioni sociali è importante prendere atto delle proprie emozioni con un sano distacco, anche nei casi di rabbia o tristezza. Imparare l’arte della gentilezza e dell’ascolto potrà essere il segreto per sentirsi meno soli.
Innescare il silenzio metabolico con il digiuno
Il “silenzio metabolico” che si attiva durante il digiuno, ovvero la mancata assunzione di cibo per un certo numero di ore consecutive o una forte riduzione dell’apporto calorico, è fondamentale per limitare i danni molecolari e ottimizzare il processo di riparazione cellulare. In tal modo, infatti, si riducono al minimo i livelli di insulina e di altri fattori di crescita potenzialmente pericolosi nel contesto di cellule tumorali alterate e se ne favorisce l’eliminazione attraverso processi di autofagia, mitofagia e apoptosi. Gli effetti benefici del digiuno si manifestano sul metabolismo, la riduzione dell’ipertensione e su numerosi parametri biochimici, tra cui i livelli di colesterolo e trigliceridi.

In pratica: il protocollo più popolare è il digiuno intermittente 16/8, ossia 16 ore consecutive di digiuno e una finestra di 8 ore in cui inserire i pasti. Altri approcci parlano invece di 24 ore consecutive di digiuno o oltre, ma dovrebbero essere svolti sotto controllo medico. I protocolli a intermittenza sono sicuramente i più semplici, e tra questi il più efficace sul piano dei risultati è saltare la cena. In alternativa si possono fare alcune giornate di restrizione calorica (700-800 Kcal) con specifici cibi funzionali, ottenendo risultati simili al digiuno.
L’importanza della Nutraceutica
«Occorre dimenticare la vecchia favola che il cibo ci fornisce tutto quello che serve per invecchiare al meglio, perché semplicemente non è vero e non esiste alcun dato a supporto di questa tesi. Al contrario, ci sono dati che indicano che le microcarenze croniche sono diffuse e sono degli acceleratori del processo di invecchiamento», raccomanda il Dr. Ongaro.

In pratica: farsi guidare da un medico o un farmacista esperto in nutraceutica all’integrazione quotidiana con un complesso multivitaminico contenente vitamine del gruppo B, vitamine E, A, D e C, rame, zinco, selenio e manganese; l’Astaxantina, un carotenoide con potente protezione antiossidante, antinfiammatoria e vasoprotettiva; la Quercetina, un polifenolo con una forte azione antinfiammatoria e antiossidante, e proprietà cardioprotettive, neuroprotettive e neurotrofiche. Infine, il Pterostilbene, uno stilbenoide che protegge cuore e vasi, facilita il dimagrimento, regola la glicemia e protegge il fegato e il cervello. Il tutto a dosaggi adeguati e meglio se guidati da un’analisi genetica delle predisposizioni individuali.

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