
Corinne Cléry: «Sì, mi sposo per amicizia e vi spiego perché!»
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Nonostante il dolore per la rottura con il figlio Alexandre, Corinne Cléry va avanti a testa alta: ha fondato un’associazione per persone in difficoltà psicologica e progetta il futuro.
Corinne Cléry è diventata ormai un volto di casa nei salotti TV, dove si diletta a chiacchierare dei temi più svariati. «Io sono una persona curiosa – ha spiegato – Ci sono talk show dove si affrontano argomenti della vita quotidiana, la stessa che vivo anche io, quindi per me è molto piacevole». Il riferimento, in particolare, è a La Volta Buona di Caterina Balivo, dove nell’ultima stagione è stata una presenza quasi fissa! «Mi piace stare con la gente perbene e Caterina lo è», ha chiosato.
“La Volta Buona”: l’ultimo vero talk show

Quello di Caterina è rimasto uno dei pochi veri talk del pomeriggio. La televisione è cambiata molto: come vede questa evoluzione, lei che ha attraversato epoche diverse?
«Quando ho cominciato non esistevano i talk show. C’erano tanti sceneggiati, programmi di intrattenimento. Io stessa ne ho condotto uno in diretta tutti i giorni, quello che oggi sarebbe La Vita in Diretta. L’ho presentato per nove mesi ed era diverso: c’era dialogo, cronaca, moda. Oggi invece è proprio un talk show, si parla come se si fosse a cena a casa. È cambiato tutto: il mondo dello spettacolo, il cinema, la televisione. E io semplicemente mi adeguo».
Di quali argomenti le piace discutere maggiormente? Parla davvero di tutto in TV?
«Parlo di tutto, non ho problemi. Non voglio neanche sapere prima le domande. Certo, bisogna avere una preparazione, non si può parlare di qualunque cosa senza conoscerla. Però io non ho difficoltà. L’unica cosa che non amo affrontare è la politica, perché non è il mio campo».
In passato ha difeso Barbara d’Urso definendola una grande professionista. Da telespettatrice, le manca quel suo modo vulcanico di raccontare le storie? Pensa che abbia lasciato un vuoto?
«Ha lasciato un vuoto profondo. Barbara era molto aggiornata, molto veloce, aveva dei tempi televisivi straordinari. I tempi in teatro e in televisione sono fondamentali: nel cinema puoi aggiustare tutto con il montaggio, con i dettagli, con le scene. In televisione e a teatro sei in diretta e devi essere preparata. Diciamo che Caterina rimpiazza bene quel tipo di televisione, perché non è mai noiosa. Passa da un argomento all’altro con grande facilità. Ci sono invece programmi che sono noiosi».
Vuole darci un titolo?
«No!».
Ha imparato a lottare per se stessa

Con Caterina Balivo si è aperta anche sulla sua vita privata, parlando del silenzio che dura da anni con suo figlio Alexandre a causa di insanabili dissapori economici e di continui attriti personali. Le è difficile affrontare pubblicamente un tema così intimo?
«Non è facile. Nessuno ama raccontare cose tristi. Io però ho deciso di farlo non soltanto per me, ma per tutte quelle donne che non hanno il coraggio o la possibilità di parlare. La mia situazione ormai ha assunto una dimensione sociale e per anni nessuno ha osato affrontare questo argomento. Io stessa vivo questa situazione da tantissimi anni e ho sempre fatto finta di niente. E come me ci sono migliaia di famiglie. Alla fine, sono diventata, come spesso accade nella mia vita, la paladina di un tema».
Ha ricevuto molta solidarietà dopo averne parlato?
«Moltissima. Tanti sono rimasti colpiti dalla mia storia, perché quando fai parte del mondo dello spettacolo sembra quasi che tu non possa soffrire o vivere problemi comuni. Invece non è così. Certo, qualcuno mi ha detto: “Ma perché ne parli?”. Però sono poche persone. Ho ricevuto testimonianze molto forti e molto positive da chi mi ha scritto: “Aiutaci, viviamo la stessa situazione ma non sappiamo a chi rivolgerci”. Ed è anche per questo che ho deciso di creare un’associazione».
Può dirci qualcosa di più in merito?
«Ci saranno avvocati, psichiatri, psicologi, un call center per persone in difficoltà. Ma non sarà un’associazione rivolta soltanto alle donne: si occuperà delle famiglie, perché il dramma nasce dentro le famiglie e riguarda uomini, donne, figli, nonni. Vogliamo dare un aiuto concreto».
Perché ha deciso di fondare questa associazione?
«Io sono una battagliera, ma più per gli altri che per me. Sa come mi chiama la mia grande amica Barbara Bouchet? “Il mio Rottweiler francese”. Perché quando qualcuno ha un problema io dico sempre: “Ci penso io”. Ho un fortissimo senso della giustizia. Quando vedo qualcuno più debole parto subito in quarta».
E per lei stessa riesce finalmente a farlo, ha imparato a lottare anche per sé?
«Sì. Infatti, sto facendo questa associazione. Finalmente ho tirato fuori il mio dolore. Ho cominciato piano piano».
Un amico speciale

In tutto ciò, come si inserisce l’idea di sposare il suo amico Claudio Gentili?
«Claudio è un mio amico omosessuale e lo abbiamo sempre detto apertamente. Due anni fa, vivendo la situazione difficile con mio figlio, gli chiesi: “Tu mi sposeresti per proteggermi?”. Ovviamente non c’è una storia d’amore o di sesso, è un rapporto di amicizia. E lui mi disse subito: “Certo, se hai bisogno io ci sono”. Poi ne parlai con un’amica giornalista e da lì la cosa è esplosa. Ma non è stato deciso nulla. È semplicemente l’aiuto di un amico che sa quanto ho sofferto e quanto io sia ancora preoccupata».
In un mondo che rincorre il mito dell’eterna passione, quanto è stato importante dire apertamente che oggi cerca protezione e affinità mentale più che amore fisico? È stato liberatorio?
«Non parlerei di liberazione, perché io sono una donna libera da sempre. Non ho bisogno di liberarmi da niente. Vivo serenamente e sono molto forte caratterialmente. Trovo normale che due amici possano anche sposarsi per proteggersi o per affinità. Mi stupisce tutto questo interesse. Noi ne parliamo da due anni e non è successo nulla, perché in questo momento non ho questa urgenza. Però lui è pronto, e questo per me è un gesto di amicizia bellissimo».
Deve fidarsi molto di questo amico, soprattutto perché un’attrice famosa potrebbe anche essere usata…
«Certo, ma questo vale anche per un fidanzato o per un nuovo amore. Io ormai da nove anni ho una chiusura verso gli uomini. Ho tanti amici uomini che considero fratelli, ma dopo il dolore che mi ha provocato mio figlio mi sono detta: “Se un figlio può farti questo male, cosa può fare un uomo?”. Mi ritengo fortunata ad aver raggiunto questa consapevolezza. Un uomo può ferirti in tanti modi: può tradirti, usarti, rubarti soldi, vendere la tua immagine, sfruttarti per interesse. È un mondo che sta prendendo questa piega e io ne sono uscita con serenità. Non è stato un colpo di testa: ci ho pensato per anni. Mi sono analizzata molto, mi sono messa in discussione e sono arrivata alla conclusione di essere una persona perbene. Non ho mai fatto schifezze, ho sempre lavorato, guadagnato da sola, non ho mai avuto bisogno di nessuno. E quindi non devo rendere conto a nessuno, tantomeno a un figlio che mi ha trattata male».
Se suo figlio le chiedesse scusa?
«No, è finita. Sono trent’anni che si scusa».
Lei ha vissuto tanto dolore; eppure, continua a essere una donna forte e solare. Qual è il motore della sua vita?
«Proprio quello che le dicevo: il fatto di sapere di essere una persona perbene. Mi guardo allo specchio e mi rispetto. Per alcune persone invece ho perso la stima. Ho sofferto chiusa nel mio dolore, mentre fuori ho sempre sorriso, tanto che sembrava quasi che i problemi non mi toccassero. Forse questo ha dato fastidio anche alla mia famiglia. Ma è una questione di dignità e consapevolezza. Da quando è morto mio marito Giuseppe ne ho viste di tutti i colori. Ho cercato di capire, non ci sono ancora riuscita del tutto, ma ho imparato a difendermi legalmente».
«Il mondo va veloce, bisogna stare al passo»

Il pubblico la ama molto anche grazie ai reality: Pechino Express, Grande Fratello, L’Isola dei Famosi. Cosa l’ha spinta verso questo mondo?
«Io mi butto! Vivo isolata in campagna, non frequento quasi nessuno e non cerco mai niente. Probabilmente mi vengono a cercare perché ho lasciato un segno in oltre cinquant’anni di carriera. Io sono curiosa e penso che si debba stare al passo coi tempi. Il cinema oggi purtroppo è in difficoltà, anche film meravigliosi restano pochi giorni in sala. Ho fatto venticinque anni di teatro, ho presentato programmi su Rai1 quando ancora c’era lo snobismo tra cinema e televisione. Poi è arrivato lo snobismo verso i reality, ma io penso che un attore debba saper fare tutto. Ho fatto pubblicità, conduzione, teatro, reality. Il mondo va veloce: se non stai al passo vieni dimenticato. E poi mi diverto tantissimo. A L’Isola dei Famosi mi sono buttata dall’elicottero urlando: “Viva le settantenni!”. È stata una liberazione, mi sono mostrata esattamente per quella che sono».
Ha seguito l’ultima edizione di Grande Fratello Vip vinta da Alessandra Mussolini?
«Sì, e penso che abbia meritato la vittoria. Ho trovato il programma divertente, veloce, con un bel mix di personaggi. Alessandra è una grandissima giocatrice. Non sempre l’ho capita, ma è molto intelligente, colta, preparata. La conosco bene, abbiamo lavorato insieme anni fa in uno show su Rai2 e siamo andate molto d’accordo. Da fuori non si può giudicare davvero chi sta dentro la Casa: io ci sono stata e ti dimentichi completamente di essere osservata ventiquattr’ore su ventiquattro».
Tra Alessandra e la seconda classificata, Antonella Elia, chi preferiva?
«Bella lotta. Sono due veri animali televisivi. Alessandra però è più furba, nel senso buono del termine: sa usare tutte le sue carte. Antonella invece è più fragile, anche se ho visto fragilità che non conoscevo pure in Alessandra».
Quando partecipò lei conduceva Ilary Blasi. Come ha visto il suo ritorno?
«Benissimo. L’ho trovata stupenda, allegra, ironica, veloce, bellissima. Secondo me è stata lei a salvare questo Grande Fratello. In tanti mesi, infatti, non mi ha mai annoiata».





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