Stabilire se, dopo ventisette anni, continuare a ottenere uno share compreso tra il 15% e il 18%, con un pubblico che oscilla intorno ai due milioni di telespettatori, una settimana sopra e una sotto, rappresenti ancora un successo, resta un interrogativo aperto. La consueta guerra dei comunicati sugli ascolti assomiglia ormai a una lite tra adolescenti: a sentire tutte le versioni, sembrano vincere tutti e non perde mai nessuno. Nemmeno la perdita di oltre un milione di telespettatori per I Cesaroni viene considerata un calo. Le variabili in gioco sono molteplici e, selezionando opportunamente le fasce di riferimento, si finisce sempre per mettere in evidenza quella più favorevole. Così, ad esempio, un cartone animato può vantare un grande successo tra i bambini dai tre agli otto anni, pur registrando uno share complessivo del 2%.

Grande Fratello Vip presenta oggi due aspetti piuttosto singolari, soprattutto alla luce del periodo attuale e dell’eco mediatica non favorevole generata dal caso Falsissimo-Signorini. Su un punto, tuttavia, Fabrizio Corona aveva ragione: al di là del passo indietro dell’ex direttore di Chi e conduttore delle scorse edizioni del reality, nulla di quanto emerso avrebbe inciso sul palinsesto Mediaset. Eppure, qualcosa è cambiato.
Va riconosciuto il merito al cast, perché, indipendentemente dagli ascolti, il gruppo dei concorrenti è ben costruito. Anche la conduzione si conferma efficace: Ilary Blasi si distingue per presenza scenica e professionalità, mentre le due opinioniste, pur mantenendo posizioni spesso divergenti, riescono a convivere senza sovrapporsi. Considerando che si tratta di Selvaggia Lucarelli e Cesara Buonamici, qualcuno avrebbe potuto aspettarsi scontri più accesi, magari sulla scia delle tensioni tra Sonia Bruganelli e Adriana Volpe in una delle passate edizioni.
Esiste infatti una differenza significativa rispetto al passato. Questa è la prima edizione successiva all’era Signorini e alla lunga gestione di Andrea Palazzo, figura chiave che ha accompagnato il programma dalle origini fino all’ultima edizione condotta da Simona Ventura. Il linguaggio utilizzato dai concorrenti appare oggi ben più colorito, per usare un eufemismo. Gli insulti, per intensità e frequenza, a volte sembrano superare persino quelli delle edizioni precedenti, in cui simili eccessi venivano spesso sanzionati.

Colpisce inoltre il silenzio delle associazioni di categoria che, fino allo scorso anno, intervenivano con regolarità quasi bellica attraverso comunicati e prese di posizione. In questa nuova edizione, nonostante i toni spesso sopra le righe, non si registrano proteste né richiami moralizzatori. Viene spontaneo chiedersi il perché: se prima il programma era costantemente sotto osservazione, oggi sembra prevalere un clima di totale indulgenza.
Rimane quindi un quadro complesso e per certi versi enigmatico, in un’edizione in cui le vere protagoniste sono le donne: determinate, combattive, capaci di alleanze e strategie individuali. Eppure, osservando l’evoluzione degli equilibri, il possibile vincitore sembra essere Raimondo Todaro, forte di una strategia discreta ma sostenuta dal pubblico che lo ha seguito e apprezzato sia a Ballando con le stelle sia ad Amici, programmi in cui ha lasciato un segno riconoscibile.
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