
Pera Toons debutta in tv: «Mi sento Superman, ma resto Clark Kent»
In questo articolo
Alessandro Perugini, alias Pera Toons, racconta l’arrivo della serie animata su Rai Gulp, il successo sui social, i sogni futuri e il desiderio di continuare a far ridere.
Con oltre un milione di follower tra YouTube e social, Pera Toons è riuscito a trasformare le battute fulminanti e l’umorismo surreale in un linguaggio capace di parlare a tutte le generazioni. Ora il mondo creato dal fumettista Alessandro Perugini arriva anche in televisione con Pera Toons – Prova a non ridere, la nuova serie animata prodotta da Tunuè in collaborazione con Rai Kids, in onda dal 18 maggio su Rai Gulp dal venerdì alla domenica alle 19.30 e disponibile anche su RaiPlay. Un debutto importante per il creator, che porta sul piccolo schermo alcune delle sue gag più amate insieme a contenuti inediti, senza perdere quello stile immediato e travolgente che lo ha reso un fenomeno amatissimo dal pubblico più giovane. Tra sogni realizzati, nuove sfide e voglia di continuare a far ridere in un periodo storico complicato, Alessandro Perugini racconta la nascita della serie e il suo modo di vivere il successo.
«Far ridere è il mio sogno»
Che emozione prova nel vedere Pera Toons arrivare in televisione con una serie animata tutta sua?
«Ho realizzato un sogno. Il lavoro che faccio mi diverte, mi dà tante soddisfazioni. Ho la fortuna di vivere in un mondo che ha tanti difetti, è vero, ma è un mondo dove se vuoi ce la puoi fare, un mondo che mi permette di avere accesso a feedback che mi fanno crescere. Vorrei che tutti vivessero il mio sogno, cioè lavorare divertendomi. Vorrei far ridere in un periodo storico complicato, nelle battute ogni tanto metto anche qualche consiglio, qualche frase motivazionale, ma il mio obiettivo è comunque quello di divertire, contribuendo alla missione di Rai che è quella di educare».
Come avete lavorato alla costruzione della serie animata?
«Abbiamo selezionato alcune delle battute più belle mai fatte, quelle che lasciano un mood positivo, e le abbiamo mescolate ad altre inedite. La sfida era quella di far ridere interagendo con l’animazione: i miei video sono quasi dei fumetti animati, ma ora è diventato davvero un cartone animato. La differenza rispetto al mio lavoro su YouTube è che ho dovuto scrivere di più e, qualche volta, delegare agli altri».
Quanto è cambiata la sua vita da quando è diventato Pera Toons?
«Mi sento come se fossi Superman. Questo perché la maggior parte del tempo io sono Clark Kent, nessuno conosce la mia identità, perché vedono i miei fumetti, non me. A un certo punto, se voglio avere un po’ di brio quando sono a cena fuori con gente che non conosco, mando avanti mia figlia a far dire che sono Pera Toons, e allora lì scoprono che sono Superman, e questo mi dà soddisfazione. Ho la fortuna di poter essere sia Clark Kent, cioè una persona con i problemi normali fra bollette e sveglia presto, sia Superman, ovvero quando sono Pera Toons. Vivere sempre da Superman mi darebbe un po’ di noia. Attenzione, però, perché essere Superman per me significa fare il lavoro che amo e far ridere la gente. La Rai mi ha fatto coronare un sogno, ma sono tranquillo. Reputo la televisione un media fantastico perché c’è un filtro, cosa che in altri supporti mediatici manca».
Imparare a fidarsi degli altri

Dopo i social, i libri e la televisione, c’è un nuovo sogno che vorrebbe realizzare?
«Dopo la TV e i libri mi piacerebbe fare il rap-pera. Mi hanno fatto cantare la musica e mi è piaciuto, e credo che la musica sia l’arte che tocca più cuori, perché arriva a tutti e arriva forte alle persone».
Nel suo percorso quanto è stato importante imparare a collaborare con gli altri?
«Nel lavoro sono un lupo solitario, da sempre mi baso solo su me stesso, anche negli sport che ho praticato da ragazzino, come il nuoto, che erano sempre individuali. Ho sempre avuto paura ad affidarmi agli altri: faccio le cose che produce un certo risultato, ma so che quel risultato lo porto avanti io. Ma è un limite perché, se si vuole crescere, è necessario delegare. Emanuele Di Giorgi mi ha aiutato a cambiare sogno: prima ero felice di avere un milione di follower, grazie a loro ho capito quanto potesse essere bello che Pera Toons fosse anche nei libri delle case e delle biblioteche. In Rai ho scoperto che ci sono fior fiori di professionisti che, lo ammetto con dispiacere, fanno meglio di me!».
Nella vita è uno che ha sempre la battuta pronta? E come allena l’umorismo?
«In realtà se mi chiedono: “Fammi una battuta”, io mi spengo. Ma se non la vuoi, la battuta, ti sfinisco! Avere tante battute a disposizione è questione di metodo e di allenamento: quando ho avuto la crisi dello scrittore sono stato supportato da tanti format da cui prendere spunto, dagli indovinelli ai rifacimenti delle barzellette. E poi ho tante passioni a cui attingere: mi piace molto la matematica e, se la metti alla base, puoi fare infiniti enigmi, proprio come bastano 9 numeri per avere infinite combinazioni».
Essere considerato un punto di riferimento per tanti ragazzi le pesa oppure la rende orgoglioso?
«Essere considerato un punto di riferimento è una bella soddisfazione, ma mi sento tale solo nella mia nicchia: fumettista nel web che doppia. Ma se amplio la visione, credo ci siano un sacco di comici e professionisti in grado di fare cose che a me non riescono. C’è sempre da imparare dagli altri e questo è un grande stimolo».
Cosa si aspetta adesso?
«Io sono scaramantico, ma penso che andrà bene. Io sto già sperando di poter mettere altre battute in Rai, con questo o altri format. La Rai ha subito accolto ogni mia battuta».





A te l'onere del primo commento..