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Vladimir Luxuria
Interviste

Vladimir Luxuria: «Io sto dalla parte di Belen, Vittorio Sgarbi e Barbara d’Urso. E vi spiego perché»

Sonia Russo
Sonia Russo
Febbraio 15, 2026

In questo articolo

  • «I droni dovrebbero essere solo un gioco»
  • Massima solidarietà a Vittorio e Belen
  • «I social sono un’arma di distruzione di massa»
    • In tournée con lo spettacolo “Princesa”
Vladimir Luxuria ci parla del suo sogno di un mondo senza guerre e commenta le vicende di Sgarbi e Belen. E sul futuro di Barbara d’Urso…

Eclettica, combattiva, mai accomodante. Vladimir Luxuria ha lo sguardo rivolto al mondo e il cuore ostinatamente politico, ed è capace di tenere insieme teatro, radio, memoria personale e uno sguardo lucidissimo sull’attualità. In questa chiacchierata ci ha parlato di pace come atto di trasgressione, di fragilità esposte sotto i riflettori, di donne che resistono, di ferite collettive e private. Senza togliere nulla, senza edulcorare, con quella voce diretta che da sempre la rende riconoscibile: empatica, radicale, profondamente umana.

«I droni dovrebbero essere solo un gioco»

Conduce il programma radiofonico "Il rosso e il nero" con Francesco Storace, dal lunedì al venerdì su Radio1 dalle 18 alle 19.
Conduce il programma radiofonico "Il rosso e il nero" con Francesco Storace, dal lunedì al venerdì su Radio1 dalle 18 alle 19.

Vladimir, cosa sogna?
«Non voglio fare come la più classica delle “Miss Italia”, però direi: pace. Soprattutto per i civili che non c’entrano niente: loro vorrebbero e dovrebbero solo campare in pace, lavorare. Pace per quelle persone senza elettricità, senza riscaldamento, al freddo, reduci di guerra rimasti mutilati, per le popolazioni che vivono nelle tendopoli allagate, per la gente sotto attacco da parte dei droni. I droni… li ho sempre immaginati come giochi per fare riprese dall’alto e ora sono strumenti di morte che sganciano bombe. Una volta almeno i nostri nonni sotto i bombardamenti sentivano arrivare gli aerei; i droni, invece, sono silenziosi e ancora più pericolosi. Quindi, sì, direi: pace. Mi piace essere trasgressiva e mentre tutti parlano di corsa agli armamenti e di guerre, io voglio parlare di pace».

Dal punto di vista professionale, c’è qualche progetto che bolle in pentola?
«Continua con successo il programma radiofonico Il rosso e il nero con Francesco Storace, dal lunedì al venerdì su Radio1 dalle 18 alle 19. Inoltre sono a teatro con Princesa, lo spettacolo che porto in giro e che racconta la storia di una trans brasiliana che si è trasferita a Milano».

Nelle scorse settimane ha fatto tappa in Puglia. Che effetto fa portare in scena una storia come quella di Princesa nella sua terra natale, dove lei da giovane ha sofferto tanto per la sua identità sessuale?
«Io ho fatto un viaggio più breve di Fernanda, così si chiama Princesa. Lei ha dovuto attraversare l’oceano per cercare la sua felicità, io solo gli Appennini per inseguire i miei sogni, per laurearmi, perché a Foggia non c’era l’università, e poi per andare in una grande città a costruirmi una carriera. Io sono stata fortunata, la vita mi ha dato amici, successo, lavoro, militanza politica. Lei invece in Italia sperava di trovare il principe azzurro e ha trovato solo orchi: uomini che la sfruttavano sessualmente, che l’hanno indotta a drogarsi».

A inizio anno, di solito, si stila la lista dei buoni propositi. Qual è quello a cui ha già rinunciato e quello che invece difenderà con le unghie?
«Quello a cui ho già rinunciato? Il voto di castità, che so già di non rispettare. Quello che, invece, difenderò e mi impegnerò a rispettare è quello di essere sempre meno egoista, di occuparmi di più degli altri, di chi mi sta vicino; quello di essere più generosa. La gente si lamenta perché invecchiando vengono le rughe, ma il tempo che passa offre una grande opportunità: quella di migliorare. Io ho questo obiettivo».

Massima solidarietà a Vittorio e Belen

Belen Rodriguez (40) sul palco del Vanity Fair Stories 2025: il pubblico si divide tra ironia e preoccupazione.

Si parla molto del “sì” di Vittorio Sgarbi a Sabrina Colle. Gesto d’amore tardivo o mossa strategica in un momento di fragilità?
«Io ci vedo grande maturità. Sgarbi viene ricordato per il periodo “incazzoso” che tutti rimpiangiamo, di cui anche io sono stata vittima. Ricordo a Live – Non è la d’Urso fu molto sgarbato con me, cafone, mi disse cose terribili e ci rimasi male perché lo conoscevo, avevamo fatto tante cose insieme. Però è un uomo di grande cultura, sa comunicare l’arte. Era contrario al matrimonio gay, diceva: “Voi avete la fortuna di non dovervi sposare, perché dovete lottare per farlo?”. Ma era contrario al matrimonio in generale, gli veniva l’orticaria al solo pensiero. Dopo tanti anni di convivenza con Sabrina, però, ha deciso di assicurarle un futuro, di legittimare la sua compagna dando la legittima alle figlie e una parte del suo patrimonio a una donna che gli è stata accanto, sempre, anche nel periodo più difficile, e che ha sopportato tante cose, tante marachelle. Io la vedo come una scelta da guardare con favore, ma è evidente che quando c’è di mezzo un’eredità, lo sappiamo bene, nelle famiglie si litiga e la fetta di soldi diventa più importante dei sentimenti».

Pensa che sia per questo che la figlia di Sgarbi, Evelina, ha chiesto un amministratore di sostegno per il padre?
«Sì, penso che tutta questa ostilità verso il matrimonio, questa acredine, serva solo ad assicurarsi un’eredità maggiore, qualora non si celebri nessun matrimonio. Ma io sono convinta che c’è una regia occulta in tutto questo, credo sia la madre di Evelina a consigliarla. Ovviamente è solo una mia impressione».

Belen di recente ha vissuto un momento durissimo e si è parlato di un ipotetico ritorno in Argentina per curarsi. L’Italia è diventata troppo tossica per lei?
«Spesso pensiamo che le persone siano felici perché belle, di successo, contese dalla TV. Niente di più falso. La depressione non dipende da queste cose. Ho conosciuto persone che sembravano spot pubblicitari della vita perfetta e invece hanno attraversato periodi di grande buio. Mi dispiace molto per come sta Belen, le auguro ogni bene e di risolvere i suoi problemi. La depressione prescinde dalla fama. A volte alle persone famose non è concesso di fermarsi per i troppi impegni di lavoro, per colpa dei manager o dei genitori, come nel caso di Michael Jackson o Amy Winehouse. Una pausa può servire, e l’idea dell’Argentina va in questa direzione».

Cosa le direbbe per spingerla a tornare più forte?
«Che è una donna forte, una guerriera. L’ho vissuta a L’Isola per due mesi e mezzo: è sopravvissuta alla fame, alla pioggia, ai mosquitos. Deve tirare fuori quella guerriera per sopravvivere a questa fase complessa».

«I social sono un’arma di distruzione di massa»

Vladimir Luxuria: «Io sto dalla parte di Belen, Vittorio Sgarbi e Barbara d'Urso. E vi spiego perché»
Vladimir Luxuria (60).

C’è stato anche per lei un momento in cui ha rischiato di crollare?
«C’è stato un periodo in cui pensavo di non avere futuro per via della mia identità sessuale. Per fortuna ho trovato la forza in me stessa e ho avuto familiari e amici che mi hanno sostenuta. Ecco, quando si vive un momento difficile c’è bisogno di sostegno, non di un amministratore di sostegno!».

Gestire la salute mentale sotto i riflettori è un’impresa titanica. Il pubblico sta diventando più empatico o siamo ancora nell’era dei leoni da tastiera?
«Assolutamente no. C’è troppa cattiveria, troppi sciacalli pronti a saltare sul cadavere di un Vip che a turno viene massacrato dal gossip. Come se qualcuno pensasse: io non sono famoso come lui, non ho guadagnato come lei, ben venga che abbia questo crollo. C’è sadismo, invidia distruttiva, e l’arma di distruzione di massa sono i social».

A proposito di vecchie conoscenze, tra le sue c’è anche Barbara d’Urso che nell’ultima edizione di Ballando con le Stelle si è rimessa in gioco. Come ha valutato il suo percorso?
«Ho apprezzato molto il suo percorso. Si va a Ballando per ballare e lei ha ballato. È una professionista, può piacere o no il suo genere televisivo, ma lo faceva bene, così come ha affrontato benissimo questa sfida. Si è impegnata, ha studiato, si è allenata e le sue performance erano bellissime». 

Barbara è arrivata terza, mentre il primo posto è andato ad Andrea Delogu. Ci svela per chi tifava lei?
«Uomini come Fognini e Magnini sono stati forti, ma le donne lo sono state di più; io tifavo per loro: Colombari, Fialdini, d’Urso e Delogu sono state davvero brave».

Tra Barbara e Selvaggia Lucarelli, chi ha giocato meglio il ruolo della villain?
«Selvaggia Lucarelli è un elemento fondamentale di Ballando, diciamolo. Non è un caso che parli sempre per ultima. Ha capacità di argomentare, senso dell’ironia, è arguta e sagace. Ha tante virtù. Però a volte dice cose non condivisibili, come quando ha ridotto tutta la carriera di Barbara al trash: sono saltata sulla sedia perché io la ricordo bene Selvaggia che partecipava come concorrente ai reality condotti da d’Urso! (La Fattoria 3, nel 2006, ndr)».

Vedrebbe Barbara d’Urso alla conduzione di un programma Rai nei prossimi mesi?
«Ho la sensazione che più che alla vittoria di Ballando, durante l’ultima edizione si sia puntato a capire chi condurrà Domenica In da qui a cent’anni. Lì se la giocano Delogu, Fialdini e d’Urso».

A lei cosa piacerebbe fare? Ad esempio, tornerebbe come opinionista nei reality?
«No. Sono in un periodo in cui non mi interessano molto i reality, lo dico senza snobismo. Ho seguito The Voice Senior, Ballando, guardo i TG, Le Iene. Semplicemente non ho voglia di guardare i reality in questo periodo della mia vita, ma è solo una fase… ». 

Vladimir (60) nei panni di "Princesa".

In tournée con lo spettacolo “Princesa”

Lo spettacolo teatrale “Princesa”, in tournée con Vladimir Luxuria e la regia di Fabrizio Coniglio, racconta la storia vera di Fernanda Farias de Albuquerque, donna transgender brasiliana che ha ispirato la celebre canzone di Fabrizio De André. In scena Luxuria dà corpo e voce a Fernanda, partendo dall’autobiografia scritta in carcere con Maurizio Iannelli, attraversando dolore, identità, prostituzione e prigionia. Ne nasce un racconto intenso e umano, capace di commuovere e scuotere, un viaggio emotivo che parla di ferite, sogni e dignità, lasciando il pubblico in silenzio e spesso, come dice Vladi, con i fazzoletti in mano.

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