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Rocco Siffredi, querela “Le Iene”: cosa sta succedendo e perché
AttualitàGossip

Rocco Siffredi querela “Le Iene”: cosa sta succedendo e perché

Sonia Russo
Sonia Russo
Marzo 6, 2026

In questo articolo

  • La denuncia di Rocco Siffredi
  • La replica de "Le Iene"
  • La polemica sul gruppo Facebook “Mia Moglie”
Il pornoattore Rocco Siffredi ha denunciato 21 persone per diffamazione dopo le accuse di abusi raccontate nel 2025 a Le Iene. Ecco cosa sta succedendo.

Rocco Siffredi ha denunciato Le Iene e alcune colleghe dell’industria hard. Per capire bene cosa lo ha spinto a farlo, occorre fare un passo indietro. La vicenda nasce nella primavera del 2025, quando il programma televisivo di Italia Uno ha dedicato una serie di servizi al mondo del cinema pornografico e al tema del consenso sui set.

In diverse puntate sono state intervistate alcune attrici che hanno raccontato episodi di presunte prevaricazioni, abusi o violenze che, secondo il loro racconto, sarebbero avvenuti durante il lavoro nell’industria hard. Alcune testimonianze facevano riferimento proprio a scene girate con Rocco Siffredi o a contesti professionali legati alle sue produzioni.

Nello specifico, alcune attrici, tra cui Marika Milani, hanno dichiarato di essere state costrette a rapporti non consensuali o di aver subito atti che andavano oltre gli accordi presi prima delle riprese. A Siffredi è stato inoltre contestato l’uso della forza o di intimidazioni psicologiche per spingere le attrici a compiere scene non concordate, in un clima descritto come “dominato dalla prevaricazione”, dove il potere di Rocco veniva usato per ignorare i rifiuti delle interpreti sul set.

La denuncia di Rocco Siffredi

Rocco Siffredi e Rosa Caracciolo si sono sposati nel 1993 e hanno avuto due figli nel 1996 e 1999.
Rocco Siffredi (61) e Rosa Caracciolo (52) si sono sposati nel 1993 e hanno avuto due figli nel 1996 e 1999.

Il pornoattore italiano ha così presentato una serie di querele per diffamazione contro ventuno persone tra attrici del cinema hard e autori televisivi. Al centro della vicenda ci sono chiaramente le accuse di presunti abusi e violenze raccontate proprio a Le Iene. Nel complesso le puntate dedicate al tema sono state sette. Secondo la denuncia presentata da Siffredi, almeno sei di questi servizi conterrebbero affermazioni ritenute diffamatorie nei suoi confronti.

Secondo quanto emerso, la prima querela è stata depositata nell’estate del 2025 e successivamente integrata più volte fino a poche settimane fa. Il dossier presentato alla magistratura supera le duecento pagine e contiene diversi materiali che, secondo la difesa dell’attore, dimostrerebbero l’infondatezza delle accuse.

Tra gli elementi allegati ci sono video integrali delle scene girate durante le produzioni pornografiche, contratti di lavoro, liberatorie firmate dalle attrici e vecchie interviste rilasciate dalle stesse donne che oggi lo accusano. Tutto materiale che, secondo la difesa, servirebbe a dimostrare che le scene erano consensuali e concordate.

Nelle querele non compaiono soltanto le attrici che hanno raccontato la propria esperienza. Tra le persone denunciate, come dicevamo, figurano anche due autori della trasmissione televisiva che hanno lavorato ai servizi andati in onda. L’azione legale, seguita dall’avvocata Rossella Gallo, sostiene che le testimonianze sarebbero state utilizzate per costruire una narrazione falsa e lesiva della reputazione dell’attore e che le accuse rappresenterebbero una “campagna studiata a tavolino” per danneggiare la sua immagine pubblica.

Secondo quanto riferito dallo stesso Siffredi alla sua legale, la vicenda avrebbe avuto conseguenze rilevanti sia sul piano personale sia su quello professionale. Il pornoattore sostiene infatti di aver perso alcune collaborazioni lavorative e di aver visto interrompere progetti già avviati dopo la diffusione delle accuse.

La replica de "Le Iene"

Malena (43) sulle accuse a Siffredi (61): «Ai casting non c'erano attrici, ma donne. Se c'è un patto e non lo rispetti è stupro»
Malena (43) sulle accuse a Siffredi (61): «Ai casting non c'erano attrici, ma donne. Se c'è un patto e non lo rispetti è stupro».

Dopo la notizia dell’azione legale, la redazione de Le Iene ha diffuso una nota ufficiale.

Il programma ha dichiarato di essere convinto di aver agito “con correttezza, professionalità e trasparenza”, rivendicando il diritto di cronaca su una vicenda considerata di interesse pubblico. La trasmissione ha sottolineato anche che i servizi erano inseriti in una riflessione più ampia sul tema del consenso, oggi molto discusso a livello internazionale.

Nella stessa nota la redazione ha espresso sorpresa per il fatto che l’attenzione mediatica si stia concentrando soprattutto sull’azione legale dell’attore, mentre, secondo il programma, le testimonianze delle donne avrebbero ricevuto minore visibilità. «Ci sorprende notare che la notizia di questa azione legale, insieme alla versione dell’uomo che le donne intervistate hanno accusato, stia ottenendo un’attenzione maggiore rispetto al racconto delle presunte vittime», si legge nella nota diffusa dalla trasmissione Mediaset.

I servizi contestati da Siffredi sono ancora visibili sul sito de Le Iene e su Mediaset Infinity per chiunque voglia approfondire la questione.

La vicenda è ora nelle mani della magistratura. È chiaro, infatti, che l’azione legale di Siffredi apre ora una fase legale che potrebbe portare a indagini e verifiche sui contenuti delle testimonianze e dei servizi televisivi. Sarà la magistratura a dover stabilire se le accuse raccontate in televisione rientrino nel diritto di cronaca oppure se, come sostiene l’attore, abbiano superato il limite trasformandosi in diffamazione.

La polemica sul gruppo Facebook “Mia Moglie”

Al gruppo Facebook “Mia Moglie” erano iscritti anche medici, professori, avvocati e persino poliziotti.
Al gruppo Facebook “Mia Moglie” erano iscritti anche medici, professori, avvocati e persino poliziotti.

A proposito del tema del consenso, qualche tempo fa Rocco Siffredi era finito al centro di un’altra polemica legata al gruppo Facebook Mia Moglie, in cui alcuni utenti condividevano foto intime delle proprie compagne senza il loro consenso. In un primo momento l’attore aveva definito il fenomeno una “goliardata maschilista”, sostenendo di non vederci “una cattiveria terrificante”. Successivamente però ha corretto le proprie parole spiegando di aver frainteso la natura del gruppo: pensava fosse una sorta di piattaforma per scambisti, mentre si trattava di uno spazio in cui venivano pubblicate immagini di donne a loro insaputa. Per questo, ha detto, ha cambiato posizione dichiarando di sostenere le donne che decidono di denunciare e criticando il comportamento degli uomini coinvolti, parlando di una mancanza di rispetto nei confronti delle donne.

Un episodio, questo, che, pur separato dalle accuse emerse nel programma televisivo Le Iene, conferma quanto il confronto pubblico su sessualità, consenso e rispetto delle donne resti oggi particolarmente sensibile e divisivo.

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