
Luca Telese: «Se mi invitate a cena, vi porto un vino rosso!»
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Dai ricordi di vent’anni di Sorsi d’Autore agli aneddoti con Mentana, Sgarbi, Berlinguer e Corona, fino all’attualità e al suo rapporto con il vino. Luca Telese ripercorre la storia della rassegna e racconta perché “uno degli elementi della comunità è la memoria”.
Si è conclusa la ventisettesima edizione di Sorsi d’Autore, il viaggio che anche quest’anno ha intrecciato arte, paesaggio, cultura e grandi vini nelle splendide dimore storiche del Veneto. A fare gli onori di casa, accanto all’attore Stefano Colli, è stato il giornalista Luca Telese, grande appassionato di vino e volto storico della manifestazione. Sul palco si sono alternati ospiti illustri come Marco Paolini, PIF, Francesco Piccolo, Claudio Amendola, Jacopo Veneziani e Patrizia Sardo Marras, protagonisti di incontri che hanno unito riflessione, spettacolo e convivialità. Abbiamo intervistato Telese per ripercorrere i momenti più significativi di questa edizione, ricordare gli episodi che hanno segnato la storia della rassegna e parlare del legame tra cultura, territorio e vino.
Il racconto di vent'anni di "Sorsi d'Autore"

Com’è nato il suo rapporto con Sorsi d’Autore?
«La collaborazione con Fondazione Aida (organizzazione che promuove l’evento, ndr) è iniziata vent’anni fa, quando mi propose di andare a realizzare delle interviste in questi luoghi e per alcuni anni moderai tutti gli appuntamenti. Capii subito le potenzialità dell’evento, ospiti importanti venivano sempre con molto piacere. Ricordo con simpatia quando Enrico Mentana venne ospite e durante un incontro disse: “A me il Prosecco non piace, preferisco lo Champagne”. Lui, sempre prodigo di battute pungenti, quella volta rischiò il linciaggio».
Qual è il lato più bello di questi incontri che ha moderato negli anni? Le persone? I luoghi?
«Il fatto che negli anni si sia creata una comunità. Persone che da anni viaggiano da un comune all’altro per seguire tutti gli incontri. C’è gente che si presenta con le foto degli anni precedenti. È un evento che ha già creato una memoria di sé, e uno degli elementi della comunità è proprio la memoria».
Da Berlinguer e Corona a Sgarbi: gli episodi più memorabili

Ricorda altri episodi che le sono rimasti nel cuore per qualche ragione?
«L’incontro riappacificante tra Bianca Berlinguer e Mauro Corona dopo la sua cacciata dalla Rai; le aveva dato della gallina durante una puntata di Cartabianca. Sorsi d’Autore fu il luogo ideale per un trattato di pace tra i due.
Altro episodio divertente fu la gaffe di Oliviero Toscani quando disse che i veneti sono tutti ubriaconi: successe un macello, fu denunciato da Zaia… Curiosa quella volta che andammo a Villa Badoer con Federico Rampini e notammo che negli enormi saloni gli affreschi erano coperti con una vernice nera: era un modo di qualche secolo fa per sfuggire a un’enorme tassa sul lusso. O quella volta che facemmo il tutto esaurito con Rula Jebreal, stipati all’interno di uno di questi immensi saloni da ballo perché fuori pioveva».
Invece qualche incontro che si è rivelato difficoltoso?
«Direi nessuno, perché anche quando venne Feltri ebbe applausi a scena aperta. Sgarbi venne a Sacile (PN) e parlò ore e ore di Caravaggio. A un certo punto arrivarono gli inservienti comunali a cacciarci. Vittorio, quando lo prendevi in una delle sue serate di splendida divulgazione autoriale, era irresistibile».
Il suo rapporto con il vino? Bianco o rosso, bollicine o no?
«A dire il vero mi piace un po’ tutto, ma se devo scegliere preferisco i rossi».
Spesso il vino è un biglietto da visita. Con che tipo di bottiglia si presenterebbe a una cena?
«Porterei un buon Amarone».
I dazi americani hanno in parte danneggiato l’export del vino italiano negli Usa, dove i produttori italiani hanno una quota di mercato del 24%. Cosa ne pensa?
«Qualcuno ha sottovalutato questa che è una terribile guerra economica. Un fatto che ha prodotto anche una bolla speculativa per quelli che avevano fatto provvista di casse di vino in attesa che il prezzo salisse, ma a distanza di tempo ha mostrato tutti i suoi effetti più disastrosi».
Il giornalismo secondo Luca Telese

Tra i tanti personaggi che ha intervistato, quale l’ha sorpresa di più?
«Ho conosciuto una Serena Dandini in una veste nuova, quella di botanica. Quando venne a presentare il suo libro Cronache dal paradiso fu una serata molto bella di amanti delle piante, durante la quale venne fuori un aspetto di Serena che non conoscevo».
Come si prospetta la sua estate lavorativa?
«Io dico sempre che sono un lavoratore stagionale: c’è chi raccoglie pomodori e noi raccogliamo notizie. Lavorare nel quotidiano è però molto difficile perché è frenetico, quindi mi piace alternarmi e tornare, dopo aver raccolto pomodori in estate, a cercare pepite in inverno, con un po’ più di calma».

La partnership lavorativa con Marianna Aprile va a gonfie vele. Perché vi chiamate soci?
«Io a un certo punto avevo detto “conduttore uno” e “conduttore due” sulla scia della polemica innescata da Salvini con “genitore uno e due” sulle carte d’identità. La gente ci pensa come una coppia, pur avendo ognuno una situazione sentimentale. La televisione è un luogo “sincretico”, se ti vede insieme in TV, il pubblico ti pensa insieme in ogni momento della giornata».
La7 è un po’ una roccaforte progressista, come ha voluto affermare il direttore Mentana, forse travisato. Che ne pensa?
«Mi piace che ci siano idee diverse anche tra di noi, ma non siamo un partito politico, siamo un luogo di informazione che tenta di riportare un certo equilibrio in un clima di squilibrio editoriale nazionale. Quando la gente ci ferma per strada e ci dice “resistete” mi fa molto piacere. Ma si parla anche dei guai del centrosinistra, non ultima la telefonata di Pina Picierno che ha sbattuto la porta del PD. Con lei mi sono permesso di dire che sta facendo la Vannacci del centro sinistra, che prende i voti e li porta fuori dalla coalizione. Noi raccontiamo tutto».





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