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Una nota di Palazzo Chigi rende noto che la giornalista Cecilia Sala è stata rilasciata dal regime di Teheran e sarebbe già su un volo per tornare in Italia il cui atterraggio è previsto tra 4 ore all’aeroporto di Ciampino (Roma). La reporter era stata arrestata in data 19 dicembre e tradotta nel carcere dei dissidenti politici, quello di Evin e ivi tenuta per 20 giorni. Consolato e ambasciata si sono subito attivati per portare avanti una trattativa i cui termini restano segreti. Di certo c’è che l’operazione, che ha visto attivarsi alcune agenzie dell’intelligence italiana e altre meno, ha portato alla definitiva rottura dei rapporti tra il Governo e la direttrice del DIS Elisabetta Belloni.
Claudio Cerasa de Il Foglio, il suo direttore comunica tutta la sua felicità e fa i complimenti alle autorità «che hanno scelto di seguire un profilo giusto e pragmatico, portando risultati in tempi brevissimi». È stata riconosciuta una linea di grande sobrietà di tutta la stampa, come su richiesta della famiglia. «In queste settimane – aggiunge Cerasa – c’è stato un lavoro straordinario anche da parte dell’informazione. Tutti hanno cercato di non mettere troppi elementi divisivi in questa faccenda e anche il silenzio tenuto durante la prima settimana di detenzione ha dimostrato che se si lavora insieme si possono ottenere importanti risultati». Certamente l’ultimo appello della giornalista, quel «fate presto!» ha contribuito all’accelerazione delle trattative.
«Sono orgoglioso di lei», ha dichiarato il papà Renato Sala che ha ringraziato tutti gli aventi causa rivelando anche un retroscena curioso: «Fortunatamente io e Antonio Tajani abbiamo abitato per dodici anni a due passi l’uno dall’altro e c’è stata una frequentazione trasformata in un’amicizia. Il conforto di un’informazione, pur tutelata ma diretta e immediata, indubbiamente ha aiutato molto».
Certamente si è parlato di Cecilia Sala durante il viaggio di Giorgia Meloni a casa Trump, nella villa di Mar-a-Lago. La presidente ha voluto subito ringraziare «tutti quelli che hanno avuto un ruolo decisivo per la liberazione di Cecilia Sala». Intanto quello che veniva considerato come l’ipotetico oggetto di scambio, l’esperto di droni iraniano Abedini Najafabadi, è ancora nelle nostre carceri. Entrambe le richieste, sia dei domiciliari, sia dell’estradizione verso gli Stati Uniti, sono state rifiutate. I termini dell’accordo con il governo di Teheran saranno probabilmente rivelati nei prossimi giorni.
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