
Giornata Mondiale della Fibromialgia: 6 strategie per stare meglio!
In questo articolo
In occasione della Giornata Mondiale della Fibromialgia, scopriamo come un approccio personalizzato e “olistico” possa aiutare a gestire i sintomi, contrastare l’infiammazione silente e migliorare la qualità della vita.
La Giornata Mondiale della Fibromialgia riporta l’attenzione sull’infiammazione cronica di basso grado, uno stato “silenzioso” ma insidioso, paragonabile a una brace sotto la cenere: apparentemente invisibile, ma sempre attiva. Il nostro stile di vita moderno, alimentazione scorretta, sedentarietà, stress e cattive abitudini, contribuisce a mantenerla viva, ostacolando il benessere generale. Spesso sottovalutata, si manifesta con sintomi aspecifici come stanchezza cronica, insonnia, mal di testa, difficoltà di concentrazione e dolori diffusi. Tuttavia, può peggiorare molte condizioni, tra cui proprio la fibromialgia.
Quando colpisce il cervello il dolore aumenta

L’infiammazione, talvolta, può colpire anche il sistema nervoso centrale, dando origine a una neuroinfiammazione. Questo processo può influenzare molte funzioni fisiologiche, contribuendo, tra le altre cose, all’intensificazione della percezione del dolore.
Nei pazienti con fibromialgia è stata rilevata un’alterata risposta infiammatoria nel cervello, con livelli elevati di citochine e mediatori pro-infiammatori che amplificano la sensibilità al dolore. Tra i responsabili vi sono i mastociti, cellule che rilasciano sostanze come l’istamina e la bradichinina, entrambe coinvolte nei processi di infiammazione e dolore.
Neuroinfiammazione: una nuova chiave per gestire la fibromialgia
Uno dei principali fattori scatenanti della neuroinfiammazione è la disbiosi intestinale (aumento dei batteri cattivi nell’intestino). Comprendere la neuroinfiammazione è fondamentale per affrontare la fibromialgia e altre condizioni correlate. Un approccio anti-infiammatorio mirato, associato a strategie per alleviare i sintomi più invalidanti, può rappresentare una nuova prospettiva di trattamento. La fibromialgia non si può “curare”, ma si può gestire per migliorare la qualità della vita. Non esistono soluzioni universali o miracolose: ogni persona ha sintomi diversi e ha bisogno di un trattamento personalizzato, tenendo conto della varietà dei sintomi (dolore, insonnia, stanchezza, disagio emotivo).
Prima regola: purificare il corpo
«Prima di parlare del trattamento della fibromialgia, è fondamentale capire un concetto base: se il nostro corpo è ‘inquinato’ da cattive abitudini alimentari e di vita, sarà difficile ottenere risultati concreti», spiega Francesco Garritano, biologo nutrizionista autore di La fibromialgia è una sfida: tu puoi vincerla (Edizioni Lswr). Non basta eliminare un singolo alimento o concentrarsi solo su un sintomo: serve un cambiamento più ampio, che coinvolga tutto lo stile di vita. Spesso, infatti, il nostro corpo vive in una sorta di “calma apparente” dovuta proprio a quello stato infiammatorio cronico di basso grado di cui abbiamo parlato all’inizio del l’articolo.
Le 6 strategie per guadagnarsi una “salute di ferro”
Ecco alcuni punti chiave per abbassare l’infiammazione e migliorare il benessere generale.

- Alimentazione su misura
L’infiammazione spesso parte da quello che mettiamo nel piatto. Per ridurre l’infiammazione è necessario:
✔ variare la dieta. Mangiare sempre gli stessi cibi può portare a sensibilizzazioni e reazioni infiammatorie. Serve più varietà e rotazione degli alimenti;
✔ fare attenzione a glutine, latticini, lieviti, nichel e salicilati, tra le categorie alimentari più problematiche e che possono essere temporaneamente ridotte o eliminate per abbassare l’infiammazione. Successivamente, si può valutare una reintroduzione controllata;
✔ favorire il flusso della leptina, un ormone chiave per la regolazione della fame e del metabolismo, che funziona meglio con una dieta equilibrata, un giusto apporto proteico e un po’ di movimento.

- Eliminare i cibi pro-infiammatori
Ogni giorno ingeriamo sostanze che favoriscono l’infiammazione senza rendercene conto. Ecco cosa ridurre o eliminare:
✔ zuccheri e dolcificanti artificiali. Aumentano l’infiammazione e favoriscono picchi glicemici dannosi;
✔ farine raffinate e sale in eccesso che possono sovraccaricare l’organismo e alterare il metabolismo;
✔ additivi, conservanti e coloranti, che sono sostanze chimiche estranee al corpo, che possono alterare la flora intestinale e innescare l’infiammazione.

- Scegliere cibo di qualità
Non basta eliminare gli alimenti dannosi, bisogna anche scegliere quelli migliori:
✔ optare per cibi freschi e non industriali. Meno ingredienti ci sono in etichetta, meglio è;
✔ seguire la stagionalità. Frutta e verdura di stagione contengono più nutrienti e meno residui chimici;
✔ preferire prodotti a Km 0. Ridurre il tempo di trasporto significa meno conservanti e alimenti più freschi e nutrienti.

- Bere abbastanza acqua
L’idratazione è fondamentale per la salute cellulare e per contrastare l’acidosi tissutale:
✔ l’acqua è un macronutriente essenziale perché tutte le reazioni nel corpo avvengono in ambiente acquoso, quindi non bisogna trascurarla;
✔ quanto bere? Circa 25-40 ml per kg di peso corporeo al giorno;
✔ scegliere l’acqua giusta. In caso di fibromialgia o infiammazione, meglio optare per acque alcaline ricche di minerali come magnesio e potassio.

- Stabilizzare la glicemia
Troppi sbalzi glicemici durante la giornata aumentano l’infiammazione e favoriscono l’accumulo di grasso;
✔ evitare zuccheri e farine raffinate che sono i principali responsabili dei picchi glicemici;
✔ abbinare bene i nutrienti. Un buon equilibrio tra carboidrati e proteine aiuta a mantenere stabile la glicemia;
✔ fare movimento. L’attività fisica regolare aiuta i muscoli a smaltire gli zuccheri in eccesso, riducendo il rischio di insulino-resistenza e infiammazione.

- Ridurre stress e frenesia
Lo stress cronico è uno dei principali fattori che alimentano l’infiammazione:
✔ il cortisolo è un ormone infiammatorio: che, se rimane alto troppo a lungo, può causare problemi metabolici e immunitari;
✔ praticare tecniche di rilassamento. Meditazione, respirazione diaframmatica e mindfulness aiutano a ridurre l’infiammazione grazie all’attivazione del nervo vago;
✔ evitare di assorbire troppa negatività. Imparare a “lasciare andare” è un’abilità importante per il benessere emotivo e fisico.
Seguendo queste, tutto sommato, semplici ma fondamentali accortezze, si aiuterà così il nostro organismo a lenire e neutralizzare “a monte” la condizione infiammatoria che ci porta sofferenze e disagi, migliorando la nostra qualità di vita due volte: per uno stile di vita più sano ed equilibrato e per un minor impatto di quel dolore diffuso e “intossicante” che chi soffra o abbia mai sofferto di questa patologia ben conosce.





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