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Garlasco: “Ignoto 3” è una contaminazione. La Procura di Pavia: “Dna di altro cadavere”
Attualità

Garlasco: “Ignoto 3” è una contaminazione. La Procura di Pavia: “Dna di altro cadavere”

Alan David Scifo
Alan David Scifo
Agosto 12, 2025

In questo articolo

      • Il Dna ritrovato nella bocca di Chiara Poggi, uccisa 18 anni fa a Garlasco, è frutto di un errore. La Procura ha affidato nuove verifiche al medico legale Cristina Cattaneo.
  • Nessuna "terza persona" presente sul luogo del delitto
  • Nuove verifiche affidate a Cristina Cattaneo
  • Le reazioni degli avvocati di Sempio e Stasi

Il Dna ritrovato nella bocca di Chiara Poggi, uccisa 18 anni fa a Garlasco, è frutto di un errore. La Procura ha affidato nuove verifiche al medico legale Cristina Cattaneo.

Sarebbe di un altro cadavere il profilo genetico sconosciuto ritrovato su una garza utilizzata per il prelievo di materiale biologico nella bocca di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco 18 anni fa. A spiegarlo, evidenziando che si tratta di una contaminazione, è la nota della procura di Pavia che scrive in una nota i risultati delle analisi comparative effettuate dai genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani: “A seguito del rinvenimento di un profilo genetico sconosciuto su una garza – si legge nella nota – utilizzata 18 anni fa dal medico legale per il prelievo di materiale biologico dalla bocca della vittima, la Procura di Pavia ritenendo possibile una contaminazione con precedenti esami autoptici, ha disposto approfondimenti specifici”.

Nessuna "terza persona" presente sul luogo del delitto

Roberta Bruzzone: «Ecco come smascherare i manipolatori»
Chiara Poggi e Alberto Stasi, oggi unico condannato per l'omicidio della donna, avvenuto nel 2007

Quello analizzato è il DNA del cosiddetto “Ignoto 3”, trovato nella bocca di Chiara Poggi. Svanisce così l’ipotesi di una terza persona presente sulla scena del delitto.  la relazione di Previderè e Grignani aveva come obiettivo proprio quello di garantire un quadro chiaro che accertasse o escludesse possibili contaminazioni: “Vagliando, di concerto con la Procura della Repubblica di Pavia, la possibilità che tale profilo aplotipico fosse stato originato da una contaminazione involontaria nell’ambito dell’esame autoptico prodotta dall’utilizzo di un supporto non sterile – si legge ancora nella nota – nello specifico una ‘garza’, e/o di una pinza utilizzata per ‘trattenere’ tale garza ed eseguire il prelievo nel cavo orale, sono stati selezionati i preparati istologici relativi a cinque soggetti di sesso maschile sottoposti ad autopsia in un lasso temporale prossimo all’esame autoptico condotto sulla salma di Chiara Poggi”.

Nuove verifiche affidate a Cristina Cattaneo

Alberto Stasi (41 anni), si è sempre dichiarato innocente nonostante la condanna ricevuta in Corte d'Appello nel 2014 e la successiva conferma del 2015 della Cassazione. Sta scontando 16 anni di reclusione presso il carcere di Bollate.
Alberto Stasi (41 anni), si è sempre dichiarato innocente nonostante la condanna ricevuta in Corte d'Appello nel 2014 e la successiva conferma del 2015 della Cassazione. Sta scontando 16 anni di reclusione presso il carcere di Bollate.

La Procura adesso ha affidato nuove verifiche alla antropologa e medico legale professoressa Cristina Cattaneo. La contaminazione sarebbe avvenuta per un altro caso di imperizia, tra i tanti che stanno condizionando il giallo del delitto di Chiara Poggi, per cui è stato condannato il suo fidanzato Alberto Stasi. In questo caso le salme di un uomo morto per cause naturali e quella di Chiara Poggi sono state poste sullo stesso tavolo dell’autopsia all’istituto di medicina legale di Vigevano. 18 anni dopo l’omicidio avvenuto a Garlasco nel 2007, mentre Stasi sta terminando la sua condanna, è imputato Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi.

Le reazioni degli avvocati di Sempio e Stasi

Andrea Sempio (37 anni) aveva inizialmente rifiutato di sottoporsi al prelievo salivare per il test del DNA, ma ha ha dovuto acconsentire in seguito al provvedimento coattivo del GIP.

Diverse le reazioni dei due difensori coinvolti nella vicenda, che usano a loro favore quanto appreso dalla Procura. Per i legali di Andrea Sempio, il nuovo indagato, “più approfondiscono gli accertamenti e le indagini, più si concretizza tutto quello che abbiamo sostenuto noi – dice Angelo Taccia, legale di Sempio – Andrea Sempio non c’entra niente e il clamore piano piano si placherà. Fumo negli occhi».  Per gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, legali di Alberto Stasi, la scoperta della contaminazione di quel Dna sulla garza usata per l’autopsia sul corpo di Chiara Poggi è uno “di questi gravissimi fatti” che “compromettono in radice le valutazioni svolte nel processo a carico di Stasi e sono già di per sé idonei ad ottenere una revisione della sua condanna”. “Come più volte ricordato dalla difesa di Stasi – spiegano i legali – la natura del Dna rinvenuto sulla garza andava verificato con estrema attenzione e anzitutto andava esclusa la contaminazione con tutti i confronti possibili”.

 

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