
Francesco Paolantoni: «Il mio segreto per far ridere? Divertirmi io per primo!»
In questo articolo
Francesco Paolantoni ripercorre con noi la sua carriera longeva e di successo e ci racconta l’autunno intensissimo che lo aspetta in TV.
Francesco Paolantoni? È un volto familiare della televisione italiana e un uomo di teatro con una lunga gavetta alle spalle. Ma è anche uno stakanovista, un comico capace di trasformare anche le piccole stranezze della vita in momenti di pura comicità. Il suo segreto sembra essere uno solo: divertirsi ancora. Perché, prima ancora di far ridere gli altri, Paolantoni continua a godersela lui per primo. Abbiamo fatto una chiacchierata tra ricordi, risate e qualche riflessione, con lo stesso spirito che lo accompagna da sempre: la voglia di giocare, sperimentare e non prendersi mai troppo sul serio.
«Nel mio lavoro amo la varietà»

Partiamo dal presente. In questa fase della sua carriera la vediamo dividersi tra televisione, teatro, cinema e social. Oggi cosa la assorbe di più e cosa le dà maggiore soddisfazione?
«Devo dire che una cosa richiama l’altra. La televisione è quella che mi occupa più tempo, perché in questo periodo sto facendo molti progetti televisivi. Ho appena terminato anche un film di Riccardo Milani e continuo a portare in giro i miei spettacoli. È tutto collegato. Quando faccio televisione mi diverto molto, ma io nasco con il teatro e probabilmente è il luogo in cui mi sento più a mio agio. Anche il cinema mi entusiasma, perché ho iniziato questo mestiere proprio per la passione che avevo nei confronti del grande schermo. Credo che ogni attore debba avere la possibilità di esprimersi attraverso linguaggi diversi. La soddisfazione più grande è poter continuare a fare questo lavoro in modo completo, passando dalla televisione al teatro, dal cinema agli spettacoli dal vivo. È questa varietà che mi diverte di più».
«Ho un’indole ironica e dissacrante»

Da settembre alle porte cosa dobbiamo aspettarci? Quali progetti ci sono all’orizzonte?
«Da settembre ripartirà il lavoro in televisione con alcuni nuovi impegni, ma le novità più importanti arriveranno da ottobre. Tornerà Che tempo che fa con una nuova collocazione, il mercoledì in prima serata, e ci sarà anche un altro progetto di cui però, per il momento, non posso ancora parlare. Riprenderà poi Stasera tutto è possibile con Stefano De Martino, che tornerà a marzo, dopo il Festival di Sanremo. Continuerò inoltre a portare in tournée il mio spettacolo Salotto Paolantoni insieme al mio collega Arduino Speranza. Insomma, anche il prossimo inverno sarà ricco di impegni».
Il pubblico la identifica naturalmente con la comicità, ma la sua formazione affonda le radici nel teatro di prosa classico. Che cosa l’ha portata a scegliere il sorriso come cifra del suo percorso artistico?
«Credo sia soprattutto una questione di carattere. La mia indole è sempre stata molto ironica e dissacrante, e questo lato finisce inevitabilmente per emergere. Mi diverte inventare personaggi e mi piace l’idea di riuscire a far divertire il pubblico. Questo, però, non significa che abbia perso il piacere di interpretare ruoli teatrali anche lontani dalla comicità. Ad aprile, ad esempio, ho portato in scena Falstaff ne Le allegre comari di Windsor di Shakespeare, un’esperienza che mi ha dato molta soddisfazione. Ogni tanto sento proprio il bisogno di tornare al teatro di prosa e confrontarmi con personaggi diversi. È un modo per mantenere vivo il mestiere dell’attore in tutte le sue sfumature».
La televisione degli anni ‘90 e Duemila è stata segnata dai suoi indimenticabili personaggi, da Mai dire Gol a Quelli che il calcio. Ce n’è uno a cui è rimasto più legato o che, secondo lei, oggi sarebbe ancora attuale?
«Devo dire che i miei personaggi hanno avuto una longevità particolare. Io poi li abbandono, perché credo che ogni età debba avere la sua espressione. Alcuni erano giusti perché appartenevano a un momento preciso della mia vita. Forse quello a cui sono più legato è Robertino di Mai dire Gol, quello che continuava a dire “Ho vinto qualche cosa?”. È un personaggio talmente assurdo e fuori dagli schemi che forse potrebbe funzionare ancora oggi. Infatti, nell’ultima puntata dell’ultima edizione di GialappaShow Robertino è tornato, ma con la barba bianca: un Robertino più maturo, ma che funzionava esattamente allo stesso modo. È incredibile come a volte si ricrei la magia di certi personaggi. Anche per me è stato molto emozionante».
Come sono nati i suoi personaggi?
«Credo che, almeno per quanto mi riguarda, vengano fuori naturalmente. I miei sono tutti aspetti della mia personalità. Il bambino che è Robertino, l’attore un po’ “fregato” che era De Lollis: sono tutti lati di me che vengono fuori senza che io debba mettermi lì a studiarli. Attraverso una voce, una gestualità, un movimento, emergono spontaneamente. Diciamo che i miei personaggi sono nati in maniera naturale e mi sono serviti anche per evitare di andare dallo psicoterapeuta a raccontarmi troppo. Attraverso loro ho fatto analisi e, allo stesso tempo, mi hanno aiutato a costruire la mia carriera. Meglio di così non poteva andare».
Lei ha vissuto gli anni d’oro del varietà televisivo, ha lavorato con Renzo Arbore e ha collaborato con la Gialappa’s. Com’è cambiato il modo di far ridere da allora? Si ride per le stesse cose o il pubblico è diventato più difficile da sorprendere?
«Sono cambiati sicuramente i sistemi, ma il meccanismo della comicità resta sempre lo stesso. La caduta, la disgrazia, l’imprevisto fanno ridere oggi come facevano ridere cento anni fa. Sono cambiate le forme di comunicazione. La televisione di un tempo, quella di Arbore, della Gialappa’s, di Fazio, Dandini e Guzzanti, aveva contenuti diversi, idee molto innovative. Io quella televisione l’ho vissuta tutta e devo dire che era più bella. Oggi è difficile sorprendere perché è stato fatto tantissimo. Inoltre, c’è una frammentazione enorme con internet e le piattaforme: c’è una quantità infinita di contenuti e il pubblico è molto più distratto. Affermarsi oggi come ci siamo affermati noi anni fa è davvero complicato. Una volta partecipare a un programma importante aveva la forza di fissarti nell’immaginario del pubblico. Adesso è molto più difficile, quasi impossibile».
Condizionati dal politicamente corretto

Siamo nell’epoca del politicamente corretto, dove ogni battuta viene analizzata. Ha mai avuto la sensazione di dover mettere un freno rispetto agli anni di Indietro Tutta!?
«Sì, bisogna fare molta attenzione. Io fortunatamente non faccio molta satira politica, quindi sono un po’ più libero, però questo politicamente corretto ha superato il limite del ridicolo. Ricordo quando nella prima edizione di Tale e Quale Show interpretai un grande artista nero del rock americano: si sollevò la questione del blackface e da quel momento non si è più potuto interpretare un artista nero, nonostante l’intenzione fosse quella di rendergli omaggio. È diventato tutto molto complicato. Non si possono più dire certe cose, le parole cambiano significato continuamente e sembra che ci si offenda per qualsiasi cosa. Al di là della comicità, è proprio una situazione generale assurda. I comici sono inevitabilmente condizionati e fanno anche meno ridere. Poi abbiamo una realtà politica talmente assurda che a volte basta semplicemente imitarla: ci pensano già i politici stessi a essere divertenti».
Nello spettacolo Salotto Paolantoni interagisce molto col pubblico. Che rapporto ha con la gente?
«Meraviglioso. Io adoro rapportarmi con il pubblico. Amo l’improvvisazione, amo la commedia dell’arte. La commedia dell’arte si basa proprio su un canovaccio che poi cresce sera dopo sera insieme agli spettatori. È quello che cerco di fare anche a Stasera tutto è possibile: creare situazioni nuove, lasciarmi sorprendere».
A proposito di Stasera tutto è possibile, il pubblico impazzisce per il trio formato da Biagio Izzo, Stefano De Martino e Francesco Paolantoni. Com’è nato questo equilibrio? Siete così complici anche lontano dalle telecamere?
«Assolutamente sì. In qualche modo ci conoscevamo già, ma è proprio a Stasera tutto è possibile che è nata questa grande complicità, che poi si è trasferita anche nella vita. Siamo diventati amici e quando ci vediamo sembra quasi di registrare una puntata del programma. A questa compagnia si sono aggiunti anche Herbert Ballerina, Giovanni Esposito e Peppe Iodice. Abbiamo creato praticamente una compagnia di giro: ci incontriamo, ci divertiamo e siamo amici anche fuori. Il successo del programma nasce proprio da questo: dal fatto che noi ci divertiamo davvero».
«Nessuno è come De Martino»

Lei ha visto crescere Stefano De Martino artisticamente anno dopo anno. Che cosa pensa di lui come conduttore e come uomo?
«Stefano ha un’empatia incredibile. Ha una spontaneità e una leggerezza che sono sue, naturali. Poi le sta affinando, sta crescendo artisticamente e diventa sempre più bravo. È una persona che studia molto, che si applica e che lavora tanto. Sta già preparando Sanremo, si sta impegnando moltissimo. In più ha tante qualità: è bello, è simpatico, è giovane. In questo momento non c’è un altro come lui».
A Sanremo quindi la vedremo?
«Credo che un passaggio in qualche modo lo faremo. Io e Biagio abbiamo deciso comunque di andare a Sanremo in quel periodo, poi vedremo cosa succederà. Sicuramente saremo lì per stare vicino a Stefano».
Stefano ha scherzato dicendo che Sanremo potrebbe essere la consacrazione o la fine della sua carriera. Cosa pensa lei?
«Sanremo è un appuntamento importante e delicato, però non vedo rischi. Stefano farà un Sanremo fresco, giovane e innovativo. È giusto che abbia qualche dubbio, perché questo lo spinge a impegnarsi ancora di più, ma sono certo che farà bene. È aiutato dall’affetto del pubblico, dalla stima e dall’amore che la gente ha per lui. È molto amato dalle donne, ma è anche simpaticissimo agli uomini. Non ho dubbi: sarà un successo».

La coppia più amata di “Pechino Express”
Amici inossidabili, Francesco Paolantoni e Biagio Izzo hanno partecipato insieme all’edizione 2026 di “Pechino Express” formando la coppia degli #Spassusi. I due comici napoletani sono stati tra i protagonisti più apprezzati dell’edizione, non solo per l’affiatamento che hanno dimostrato, ma soprattutto per la capacità di sdrammatizzare tutto e per le tante situazioni comiche nate durante le prove o mentre cercavano di arrangiarsi per strada.





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