
Effetto domino a Viale Mazzini: Francesca Fagnani chiede il recesso, mentre la Rai perde i suoi pezzi pregiati
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Francesca Fagnani vuole lasciare la Rai, che non la valorizza abbastanza. Viale Mazzini, però, blinda la conduttrice di Belve contro le sirene di Mediaset.
Un nuovo, violentissimo terremoto si abbatte sui vertici di Viale Mazzini, minacciando di privare il servizio pubblico di uno dei suoi volti più iconici e redditizi. Secondo quanto rivelato dall’Adnkronos, la giornalista e conduttrice Francesca Fagnani avrebbe formalizzato l’intenzione di risolvere anticipatamente il suo contratto di esclusiva, che sarebbe dovuto durare fino alla primavera del 2027. La clamorosa mossa, affidata al suo procuratore già mesi fa, prima ancora della presentazione dei palinsesti (dove la conduttrice non era presente), nasce da un rapporto di fiducia con l’azienda che viene definito ormai irrimediabilmente compromesso. Il destino del suo talk show Belve, diventato un cult assoluto di Rai 2 sia in termini di ascolti che di risonanza social, si ritrova così improvvisamente appeso a un filo.
A pesare sarebbero state anche alcune decisioni dei piani alti di Mamma Rai, in particolare quelle relative al nuovo corso di due trasmissioni di punta come Chi l’ha visto? e Report: in entrambi i casi si era parlato di Fagnani come possibile nuova conduttrice ma tutte e due le occasioni sono poi sfumate lasciando l’amaro in bocca alla presentatrice e un’ennesima rottura nel rapporto con la Rai.
Il caso Ranucci e la bufera su “Report”

La notizia del possibile addio di Francesca Fagnani esplode in un momento già tesissimo per la TV di Stato, profondamente scossa dal caso legato a Sigfrido Ranucci. Il giornalista è stato recentemente rimosso dalla conduzione di Report: i vertici Rai hanno affidato la conduzione della nuova stagione del programma a Giulia Presutti (già inviata del programma) e Daniele Piervincenzi. L’azienda ha motivato il provvedimento sostenendo che Ranucci avrebbe messo a repentaglio la credibilità e l’autonomia della trasmissione, sollevando contestazioni sulla gestione editoriale dei servizi e sul rispetto del codice etico. La decisione dei vertici di Viale Mazzini, però, ha scatenato la dura reazione della redazione e dei sindacati che parlano di scelta irricevibile e minacciano dimissioni in blocco.
La bufera sul programma d’inchiesta e la contemporanea richiesta di recesso della Fagnani non fanno che confermare un clima di estrema precarietà editoriale nei corridoi di Mamma Rai, dove la gestione del dissenso e dell’autonomia giornalistica sembra farsi sempre più complessa.
Una fuga in massa senza precedenti

L’addio della conduttrice di Belve non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in quella che molti osservatori definiscono come una vera e propria diaspora dei talenti della Rai. Negli ultimi anni l’azienda ha assistito allo svuotamento sistematico del proprio parterre di volti storici e di punta, divisi tra chi è stato spinto a varcare la porta d’uscita e chi ha scelto autonomamente di andarsene per trovare maggiore libertà o tutele editoriali altrove.
Il clamoroso passaggio di Fabio Fazio sul NOVE ha aperto la strada, portando via alla Rai un pilastro della domenica sera come Che tempo che fa e dimostrando che esiste un pubblico pronto a migrare. Poco dopo è stato il turno di Amadeus, il re di Sanremo e degli ascolti quotidiani di Rai 1, che ha abbandonato la rete ammiraglia cedendo alle lusinghe del gruppo Warner Bros. Discovery. Anche il settore del giornalismo e dell’approfondimento ha subito perdite pesantissime, con gli storici addii di Bianca Berlinguer e Lucia Annunziata, che hanno lasciato i rispettivi spazi politici per migrare verso Mediaset e altre realtà televisive, seguite a ruota da Massimo Gramellini, altro volto di punta della cultura e dell’approfondimento che ha deciso di salutare l’azienda, e da Milo Infante, approdato a Mediaset con ben due spazi di approfondimento.
E proprio le sirene dell’azienda di Pier Silvio Berlusconi starebbero cantando in direzione di Fagnani. Ci sono, infatti, indiscrezioni sempre più insistenti su un clamoroso corteggiamento da parte di Mediaset, alimentate anche dai solidi rapporti della giornalista con figure chiave del Biscione come Maria De Filippi. Di fronte a questo scenario, però, i vertici di Viale Mazzini hanno immediatamente tentato di alzare un muro difensivo per blindare la propria star. Attraverso una presa di posizione ufficiale guidata dal Direttore dell’Intrattenimento Prime Time, Williams Di Liberatore, l’azienda pubblica ha spento i rumor definendo Francesca Fagnani un “asset fondamentale e una risorsa preziosa” con cui il canale ha un contratto di esclusiva fino al 2027. La direzione ha inoltre rassicurato il pubblico e gli inserzionisti dichiarando che la Rai è regolarmente al lavoro insieme alla giornalista per definire i dettagli della nuova, attesissima stagione di Belve. Nonostante questa formale frenata istituzionale, la partita sul futuro della conduttrice resta apertissima, configurandosi come un delicato braccio di ferro tra le rassicurazioni di facciata dell’azienda e la reale tenuta dei rapporti dietro le quinte.
Un futuro tutto da scrivere per il servizio pubblico
Insomma, la vicenda legata al presunto desiderio di Francesca Fagnani di lasciare la Rai rappresenta l’emblema di una profonda crisi d’identità del servizio pubblico televisivo, stretto tra la difesa dei ricavi pubblicitari e le tensioni interne. È ormai evidente che in un mercato audiovisivo sempre più polarizzato, la sopravvivenza editoriale della Rai non dipenderà esclusivamente dalle politiche di esclusiva, ma dalla capacità di tutelare l’autonomia dei suoi volti di punta. Il mercato dei diritti e dei conduttori televisivi rimane, infatti, in continuo fermento. Con le sirene di Mediaset e di Discovery che continuano a suonare insistenti per accaparrarsi i format e i nomi di maggior successo, resta da capire se i vertici di Viale Mazzini riusciranno a ricucire lo strappo dell’ultimo minuto o se la Rai dovrà rassegnarsi a perdere un altro dei suoi brand più contemporanei, indebolendo ulteriormente la propria offerta editoriale.





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