
Francesca Chillemi: «Mai usato strategie, ho sempre seguito l’istinto»
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Francesca Chillemi ripercorre la sua carriera, che in autunno si arricchirà di Viola come il mare 3 e, a gennaio, di una nuova stagione di Che Dio ci aiuti. L’attrice siciliana ci regala interessanti anticipazioni sul terzo appuntamento con la serie cult di Canale 5, ma ci parla anche del personaggio di Azzurra, il suo alter ego.
L’impressione è che Francesca Chillemi venga percepita come una di famiglia dagli italiani, grazie ai personaggi che interpreta nelle fiction. E uno di questi personaggi sta per tornare! In autunno, infatti, sbarcherà nuovamente su Canale 5 con la terza stagione di Viola come il mare, che sarà ricchissima di novità. Non ci sarà, infatti, Can Yaman, che sarà sostituito da un nuovo personaggio, l’ispettore Massimo Palermo che avrà il volto di Rodrigo Guirao Díaz. In occasione del Giffoni Film Festival, così, Chillemi ha incontrato la stampa per raccontare i suoi progetti televisivi, parlare del rapporto con il pubblico, della maternità e delle sfide che hanno segnato il suo percorso professionale.
L’amico che vorrebbe tanto avere

Francesca, partiamo subito dalla novità più grossa di Viola come il mare 3. Sappiamo che ci sarà un nuovo personaggio, l’ispettore Massimo Palermo. Vuole raccontarci qualcosa?
«Sì, in autunno arriverà Viola come il mare 3, una nuova stagione con una storia nuova, perché, appunto, c’è un nuovo personaggio, interpretato da Rodrigo Guirao, un attore argentino. Cosa c’è di diverso? Alcune dinamiche possono sembrare simili, perché si tratta sempre di un uomo e una donna che si interfacciano, ma è diversa la modalità con cui si incontrano. È una storia che nasce non dalla passione, ma dall’amicizia, dal rispetto reciproco, dalla complicità e dall’ascolto di entrambi i personaggi. Non posso raccontarvi molto di più, lo vedrete presto, ma sono molto contenta di questo progetto».
In un’intervista lei lo ha paragonato all’amico che vorrebbe avere…
«Sì, sì. Io parlo sempre dei personaggi, ovviamente. Se devo paragonare i due protagonisti con cui mi sono interfacciata, il personaggio di Demir era scritto come una persona molto passionale, guidata dal lavoro e dal senso della giustizia. Lui, invece, è una persona più ragionevole, che a volte sa anche lasciare andare le cose quando è giusto farlo».

Con il nuovo anno, invece, tornerà anche la nuova stagione di Che Dio ci aiuti…
«Sì, andremo in onda all’inizio del 2027 e abbiamo iniziato da pochissimo le riprese. Stiamo girando in esterna con questo caldo. Anche lì arriveranno nuovi personaggi. La casa-famiglia, dopo il trasferimento della scorsa stagione, sarà ancora gestita da Lorenzo, interpretato da Giovanni Scifoni. I nostri personaggi si confronteranno con nuove dinamiche che andranno sicuramente a scuotere la vita di Lorenzo in modo significativo».
Azzurra è uno dei suoi personaggi più conosciuti e lei la interpreta in modo così genuino che sorge spontanea la domanda: quanto c’è di Francesca in Azzurra?
«Secondo me Azzurra è la Francesca di qualche anno fa. Avevamo caratteristiche e aspetti molto simili. Sicuramente Azzurra ha fatto un suo percorso di crescita e così anche io, e meno male che non siamo rimaste quelle di allora!».
E come fa a interpretarla in modo così naturale?
«Azzurra per me è uno dei personaggi scritti meglio. Quando leggo i copioni mi diverto e ormai mi viene naturale interpretarla. Forse perché la porto avanti da tante stagioni, ma anche perché ho avuto la possibilità di contribuire alla sua costruzione. Nella prima stagione Azzurra era un personaggio completamente diverso: una ragazza dispettosa, superficiale, molto legata alle cose materiali. Poi, insieme agli sceneggiatori e al regista Francesco Vicario, l’abbiamo rivoluzionata. La cosa bella è che è stato un lavoro corale, costruito a più mani. Inoltre, è un personaggio a cui si può far fare qualsiasi cosa: anche le sue azioni più assurde vengono in qualche modo perdonate. È molto “libera” da interpretare».
Ripensando al suo percorso di attrice, da quando ha iniziato fino a oggi, quanto è stato importante conquistare credibilità agli occhi del pubblico e come ha vissuto questo percorso?
«Io non sono una persona che studia una strategia per arrivare a un determinato risultato. Sono una persona che segue molto l’istinto e la passione. Se oggi mi chiedete come ci sono arrivata, non saprei dirlo con precisione. Ho seguito ciò che mi piaceva fare e ho avuto delle opportunità importanti, come partecipare a serie che sono entrate nel cuore delle persone. Non c’è stato un percorso studiato, se non quello di prepararmi e impegnarmi nel mio lavoro».
La TV? Perché no?

Molte sue colleghe, a un certo punto della carriera, sperimentano anche altre strade. Lei è affascinata, ad esempio, dall’idea di avere un programma tutto suo in televisione, magari come autrice o produttrice?
«Per quanto riguarda la televisione, ho iniziato proprio da lì. Il mio primo percorso è stato legato alle trasmissioni televisive. Oggi mi sento soprattutto un’attrice, ma ci sono alcuni format, magari più leggeri e comici, che potrebbero interessarmi. Non so se sarei capace di scriverli da sola, ma forse, se fossi affiancata da qualcuno, potrei pensare di sviluppare un’idea insieme. Però, sinceramente, non ho mai pensato davvero di andare in quella direzione».
«Siamo troppo concentrati su noi stessi»

In Viola come il mare, Viola è una giornalista affetta da sinestesia, una condizione che le permette di associare emozioni e sentimenti ai colori, quasi come fosse un superpotere. Quale superpotere vorrebbe avere Francesca per aiutare le nuove generazioni?
«Forse mi piacerebbe sapere cosa pensano davvero le persone o cosa provano. Non so se sia un superpotere, dipende da come lo si usa. Secondo me oggi la cosa che potrebbe aiutare maggiormente le nuove generazioni è sviluppare più empatia. Non so se sia un problema soltanto loro o anche della nostra generazione, ma credo che nella società manchi un po’ di empatia. Siamo troppo concentrati su noi stessi e poco su ciò che le nostre azioni possono provocare negli altri. Lo dico per quello che leggo e osservo ogni giorno, e a volte questo mi provoca un certo sconforto».
Lei è diventata mamma per la seconda volta. Come sta vivendo questo momento? Qualche tempo fa ha detto che non sono i genitori a crescere i figli, ma i figli ad aiutare i genitori a crescere. In che modo è cambiata da quando è diventata mamma?
«Un figlio ti allontana dal concetto di egoismo personale. Quando arriva un bambino nella tua vita, capisci che non devi più pensare soltanto a te stessa. Hai una persona da accompagnare nella crescita e alla quale trasmettere insegnamenti e valori. Non è facile. Sono preoccupata come tutti i genitori di questo mondo e sbaglio tantissimo come tutti. Spero di riuscire a crescere le mie figlie con i valori giusti, perché i valori si trasmettono soprattutto attraverso l’esempio. Cerco sempre di trattarle con estremo rispetto per ciò che sono, pur insegnando loro i confini necessari. La più piccola ha dieci mesi, la più grande dieci anni, quindi c’è una differenza importante. Però sì, si cresce ogni giorno facendo il genitore. Loro mi hanno regalato cose meravigliose. La cosa più bella che abbia fatto nella mia vita sono loro, senza alcun dubbio».
Di recente si è svolto il Giffoni Film Festival e il tema di quest’anno era “Le cose impossibili”. Da adolescente c’era qualcosa che riteneva impossibile o irraggiungibile e che invece, crescendo, è riuscita a realizzare?
«Se mi fossi basata soltanto sui concetti legati al mio paese o sugli insegnamenti tradizionali che ricevevo, avrei pensato che molte cose fossero impossibili. A volte esiste una mentalità che non ti spinge a inseguire i tuoi sogni, ma piuttosto a seguire il percorso già tracciato dagli altri. Io ho sempre avuto una mentalità diversa. Ho sempre sognato e, poco alla volta, ho ottenuto dei risultati. Ho capito che, se vuoi davvero fare qualcosa, in un certo senso puoi riuscirci. Non ho mai avuto aspettative enormi, ma credo che con impegno e determinazione si possano raggiungere gli obiettivi che contano davvero. Magari non esattamente quelli che ci si era immaginati, ma quelli che ci fanno stare bene. Bisogna sempre chiedersi cosa ci rende felici e concentrarsi su quello».
Pensando al futuro, visto che in Che Dio ci aiuti interpreta una suora, ha mai pensato a dei ruoli spirituali? Le piacerebbe, ad esempio, interpretare una santa o un personaggio biblico femminile?
«Non ci ho mai pensato, ma potrebbe succedere. Dipende da quello che mi verrà proposto. Diciamo che già mi sento molto spirituale interpretando Azzurra in veste di suora. Però, sinceramente, non ho mai pensato di interpretare una santa».





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