Crisi del Golfo, Meloni: «Non vogliamo entrare in guerra». Le opposizioni: «Invece di fare monologhi in radio, si presenti in Parlamento»
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«Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra». Le parole sono della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha scelto ieri mattina di farsi intervistare da radio ‘Rtl 102.5’ sulla situazione altamente esplosiva in Medioriente.
La premier si dice comunque preoccupata per quello che sta accadendo nel Golfo e per le possibili ripercussioni per l’Italia. L’allerta è alta e il ministro della Difesa Guido Crosetto, in coordinamento con gli alleati e con la Nato, ha dato mandato al capo di Stato Maggiore di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale (non accadeva dall’11 settembre 2001). Allo stesso modo il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha inviato a prefetti e questori una circolare per il rafforzamento della vigilanza sulle basi militari americane in Italia e sui siti sensibili riconducibili alla filiera di produzione a interesse militare.

«Stiamo cercando di capire se ci siano i margini per una ripresa del negoziato per il nucleare in Iran – ha detto ancora Meloni – ma sarà impossibile se la Repubblica islamica non smette di attaccare i Paesi del Golfo, favorendo un’escalation».
La Premier si è espressa anche sulle basi militari americane presenti in Italia, precisando che non è arrivata ancora alcuna richiesta per il loro utilizzo. «Pare che tutti si stiano attenendo agli accordi bilaterali. La stessa portavoce spagnola ha dichiarato ieri che esiste un accordo bilaterale e che al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi. Vale anche per noi: in Italia abbiamo tre basi militari concesse agli americani in virtù di accordi del 1954 che sono sempre stati aggiornati». Le basi italiane (8 in totale) maggiori sono a Napoli, Camp Darby a Livorno, ad Aviano e a Sigonella, in Sicilia.

La premier Meloni parla anche di aiuti ai Paesi del Golfo: “L’Italia, come Regno Unito, Francia, Germania, intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo, parliamo chiaramente di difesa, di difesa aerea, non solo perché sono nazioni amiche ma perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani, e circa duemila militari che dobbiamo proteggere. E il Golfo è vitale per gli approvvigionamenti».
L’intervento della Premier in radio ha scatenato le polemiche delle opposizioni che avevano richiesto invece un intervento in aula di Meloni: «Il ministro Tajani fa appelli all’unità del Parlamento mentre la premier Meloni non viene in aula ma va in radio ad attaccare le opposizioni», ribatte alle polemiche della Premier la segretaria del Pd Elly Schlein.

Alla leader del Pd fa eco anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte: «Meloni scappa dal Parlamento e fa monologhi alla radio – dice – , e su una crisi internazionale di tale portata manda i due ministri della Difesa e degli Esteri in Parlamento, tra varie approssimazioni e ferie a Dubai». Critici anche i deputati di Avs: all’attacco anche Angelo Bonelli di Avs “La presidente Meloni ha rilasciato una lunga intervista a Rtl, fugge dal Parlamento e va in radio. Quando c’è da venire in aula a riferire al Paese, la Presidente del Consiglio non si presenta e manda allo sbaraglio i ministri Crosetto e Tajani. È il Parlamento il luogo dove deve riferire non uno studio radiofonico. Di cosa ha paura, da cosa fugge».
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