Can Yaman ruggisce a Roma: «Il mio Sandokan è moderno, inclusivo e spirituale»
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Cinquanta anni dopo il mito di Kabir Bedi, il ruggito della Tigre della Malesia risuona di nuovo, stavolta sotto il cielo della Capitale. Alla Festa del Cinema di Roma, Can Yaman è arrivato come una star d’altri tempi: abito impeccabile, sorriso luminoso, folla in delirio. Il pubblico è esploso appena lo ha visto comparire sul red carpet accanto alla fidanzata Sara Bluma, che già lo aveva accompagnato alla Mostra del Cinema di Venezia, e l’atmosfera si è accesa come nelle grandi prime hollywoodiane.
Del resto, il suo è un ruggito che unisce le generazioni. Alla proiezione romana, tra le urla e gli applausi, si poteva scorgere una signora ottantacinquenne intenta a gridare: «Sandokan è tornato!». Poco più in là, una bambina stringeva la locandina di Can Yaman come fosse un tesoro. E in quell’abbraccio ideale tra passato e presente, il mito di Sandokan trova la sua nuova casa: nel cuore di chi sogna ancora la libertà.



La serie Sandokan, prodotta da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, non è un semplice remake, ma una riscrittura del mito, tra avventura, emozione e libertà.
«Abbiamo raccolto un testimone che risale a cinquant’anni fa», ha raccontato il regista Jan Maria Michelini. «Un racconto piratesco all’italiana che abbiamo voluto modernizzare. I personaggi sono scritti con maggiore profondità: Sandokan parte come un Robin Hood dei mari, ma capirà che la vera libertà è quella che ti fa donare agli altri».
Can Yaman non ha nascosto l’emozione per un ruolo che lo ha accompagnato per cinque anni di preparazione: «Il mio Sandokan è autentico e originale. In questa prima stagione lo vedremo in un viaggio dentro se stesso. Nasce con un’idea di libertà per liberare sé e sua madre, ma diventa il salvatore di un popolo. È un personaggio inclusivo, che appoggia le diversità e l’integrazione».
Un percorso che per l’attore turco è stato più profondo del previsto: «Un ruolo così arriva raramente nella vita di un attore. All’inizio mi concentravo sulla parte fisica, ma ho scoperto che quella emotiva è ancora più intensa. Sandokan è un uomo sofferente, ascetico, ma anche ironico: ho imparato da lui che anche nella sofferenza bisogna saper sorridere».
Yaman parla con la calma e l’intensità di chi si è immerso completamente nel personaggio: «È un po’ Robin Hood e un po’ asceta. In lui convivono forza, dolcezza e spiritualità. Non è solo un eroe, ma un uomo che scopre la libertà donandola agli altri».

Accanto alla Tigre della Malesia, un equipaggio stellare. Alessandro Preziosi, nei panni dell’amico e complice Yanez de Gomera, racconta con entusiasmo la sua avventura: «Yanez è stata la mia fonte di ispirazione adolescenziale. Sul set con Can ho ritrovato una grande complicità emotiva e caratteriale. Ho cercato di unire alla mia esperienza tutta la mia cultura di padre, quel modo di rendere i personaggi accessibili a tutti, come nei film Disney. Mi sono permesso di essere disobbediente, di superare i confini, e per la prima volta sono stato pagato per farlo».
Alanah Bloor, la nuova Marianna Guillonk, porta un’energia fresca e ribelle: «È stato meraviglioso poter dare un tocco contemporaneo a una donna vittoriana. Marianna trova la propria libertà in un mondo che cerca di limitarla. La forza delle donne non è qualcosa di moderno, ma è universale e senza tempo. Anche se la storia è ambientata nel passato, vedrete in lei tratti di voi stessi e delle persone che amate».
E poi c’è lui, Ed Westwick, il carismatico interprete di James Brooke, l’avversario di Sandokan: «È un personaggio affascinante perché non è solo un cattivo. È determinato, persino crudele, ma ha anche un lato romantico. Non sono certo che il suo amore sia vero o una forma di manipolazione: è questo mistero che lo rende interessante». Un ruolo che l’attore inglese definisce “una riflessione sulla natura del potere e del desiderio”: «Cosa fai quando ottieni tutto ciò che vuoi? Chi diventi dopo? È una domanda che attraversa tutto il suo percorso».






Nel nuovo Sandokan, la fedeltà all’opera di Emilio Salgari si fonde con una visione contemporanea: l’eroe dei mari non è più soltanto un pirata romantico, ma un simbolo di resistenza, inclusione e coraggio morale. «Salgari denunciava il colonialismo inglese e Sandokan rappresenta l’uomo che si ribella alle potenze dei grandi imperi», ricordano i produttori.
E per i fan più appassionati, il viaggio continua al MAXXI di Roma, dove fino al 26 ottobre si può visitare la mostra Sandokan dentro la serie: costumi, oggetti di scena, il leggendario Praho ricostruito a grandezza reale e un video inedito di “making of”. Un percorso immersivo che trasforma il mito in esperienza.
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