
Blasco Pulieri: «L’errore più grande quando si cerca casa? Ecco qual è… »
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Eclettico, competente e, per sua stessa ammissione, molto competitivo: Blasco Pulieri, l’agente immobiliare di Casa a Prima Vista, ci svela tutti i retroscena del programma e della sua vita.
Il pubblico ha imparato a conoscerlo puntata dopo puntata, tra visite serrate, battute e una competizione che non lascia spazio a distrazioni. Ma dietro il volto televisivo c’è un professionista con un percorso tutt’altro che lineare, capace di mescolare empatia, esperienza e istinto. Parliamo dell’agente immobiliare della TV Blasco Pulieri, che in questa chiacchierata si racconta senza filtri, tra lavoro, vita privata e quel successo arrivato quasi per caso, ma costruito giorno dopo giorno.
Dietro al successo c’è tanto lavoro

Secondo lei, qual è il segreto del successo di Casa a Prima Vista?
«Il successo di Casa a Prima Vista è dato dalla bravura di chi c’è dietro: dalla produzione allo scouting. E poi, è anche merito del casting, che è riuscito a mettere insieme tante persone che non si conoscevano, noi agenti immobiliari, ma che, anche cambiando e mescolandosi, funzionano sempre. Che io vada a Milano, che venga Ida giù, o che arrivi Matteo dalla Toscana, il rapporto fra i tre sfidanti funziona sempre. In questo sono stati davvero molto bravi. E poi c’è la naturalezza: interagiamo senza copione, è tutto a braccio».
Nel programma il trio è sempre molto competitivo. Dietro le telecamere, però, che rapporto c’è?
«Siamo tutti molto amici. La competizione c’è, io sono tra i più competitivi, ormai si sa, però c’è un bellissimo rapporto tra noi. Ci sentiamo e ci frequentiamo anche fuori dalle telecamere. Ad esempio, ci piace riunirci a casa mia, con mogli e parenti, per vedere la puntata».
E con gli altri team, Milano e Toscana?
«Lì la competizione è ancora più forte, però il rapporto c’è anche con loro. Io e Matteo Nencioni ci sentiamo spesso, abbiamo fatto dirette Instagram insieme. Con i ragazzi di Milano abbiamo un gruppo dove ci aggiorniamo. È un rapporto reale, e penso che questo si veda anche durante le puntate».
Quando perde una sfida, come la vive?
«Rosico, è inevitabile. Però ci divertiamo tantissimo, quindi alla fine resta una bella giornata».
Se potesse “rubare” una qualità a uno dei suoi colleghi, quale sceglierebbe?
«A Matteo ruberei l’altezza, la capacità e la bellezza… e a Corrado un po’ di simpatia».
Quanto è difficile trovare la casa perfetta quando i clienti hanno richieste molto precise?
«Noi diciamo sempre che la casa perfetta non esiste, esiste la casa giusta. Bisogna mediare tra desideri e necessità. La scelta è molto “di pancia”: entri e devi sentire qualcosa, un po’ come nell’innamoramento. Le farfalle nello stomaco: da lì parte tutto il resto».
«La location è la cosa più importante»

Qual è stata la richiesta più assurda o impossibile ricevuta?
«Le richieste impossibili sono all’ordine del giorno: nel centro storico tutti vogliono terrazzo e box auto… quello è sempre impossibile».
Qual è l’errore più comune quando si cerca casa?
«Non chiamare me!».
E cosa bisogna tenere bene a mente?
«La location. Gli americani dicono che le cose importanti nella scelta di una casa sono tre: location, location, location. Tutto quello che è fuori casa non lo puoi cambiare. Io, per esempio, ho una bambina di sette anni: per me è fondamentale la vicinanza alla scuola, alle amicizie, al suo mondo. Sennò rischi di essere decontestualizzato dalla tua vita quotidiana».
C’è qualcosa che il pubblico non immagina del dietro le quinte?
«Il lavoro enorme che c’è dietro. Una troupe base è composta da otto persone, ma in totale, solo a Roma, siamo circa ventitré. È un lavoro davvero importante».
Secondo lei il programma ha cambiato la percezione dell’agente immobiliare?
«Me lo auguro, e credo di sì. Prima era un lavoro di cui molti si vergognavano, l’agente immobiliare era visto come qualcuno che disturbava al citofono. Ora invece, anche a Carnevale, i bambini si travestono da noi, ci imitano, ripetono le nostre frasi… si è creato un immaginario più positivo».
Il successo vi ha cambiati?
«Io personalmente non sono cambiato, e credo che il bello sia proprio che siamo rimasti quelli di prima. Però è cambiata la quotidianità: oltre al lavoro immobiliare, ora ci sono social, la pubblicità, gli eventi. Facciamo quattro o cinque lavori insieme».
Siete rimasti con i piedi per terra, quindi?
«Assolutamente sì».
Il pied-à-terre, il “demone” e la famiglia

Prima di diventare agente immobiliare, che percorso ha fatto?
«Credo di avere il curriculum più “schizofrenico”: istruttore di vela, laurea in Sociologia, percorso da giornalista, poi teatro e cinema per alcuni anni. Infine, sono approdato all’immobiliare vent’anni fa. Tutto questo mi ha dato molta empatia e una visione più ampia delle persone».
Il sogno della recitazione è ancora vivo?
«Era sopito, poi in modo fortuito sono riuscito a unire le due cose. Oggi mi sento appagato, ma quando sei sul set, tra operatori e telecamere, quel “demone” torna… quindi sì, mi piacerebbe sviluppare anche quella parte».
Com’è la sua casa ideale?
«La vorrei al mare, una casa pied-à-terre dove apro la finestra e sento le onde».
Che cosa rappresenta il mare per lei?
«Tutto. Il passato, il presente, il sogno. Ho una casa a Pantelleria e potrei passare giornate intere sugli scogli. Anche quando sono a Roma, se posso, vado a vedere il mare».
Quando è in famiglia riesce a staccare davvero?
«Mi impongo dei momenti dedicati solo alla famiglia, ma sono uno che osserva molto. Se vedo un palazzo o una casa particolare, mi fermo sempre a pensarci».
Che marito e che papà è?
«Questo dovreste chiederlo a mia moglie… infatti gliel’ho chiesto: dice che sono “più un papà perfetto che un marito perfetto”».
E lei che voto si dà?
«Un voto medio-alto. Diciamo sei e mezzo, sette. Restiamo umili… sennò poi dite che mi monto la testa!».






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