
Silvia e Laura Squizzato: «Avere una sorella gemella è come guardarsi allo specchio»
In questo articolo
Intervista doppia a Silvia e Laura Squizzato, che ci introducono negli affascinanti segreti dei twins, svelandoci cosa vuol dire essere “due gocce d’acqua”. Da vent’anni sono protagoniste del giornalismo in Rai, talmente simili da trarre in inganno chiunque, ma, assicurano loro, molto diverse nel carattere e complementari.
Due volti identici, due voci diverse ma perfettamente accordate: Silvia e Laura Squizzato sono molto più di una “curiosità” televisiva. Da oltre vent’anni raccontano l’attualità entrando nelle case degli italiani, dividendosi tra cronaca, società e grandi eventi, senza mai perdere quella complicità speciale che le lega fin da bambine. Ci hanno raccontato, con ironia e sincerità, com’è essere gemelle, nonostante il gioco degli equivoci che spesso le accompagna…
Una passione in comune per la scrittura

Partiamo dall’inizio: gemelle identiche, entrambe in televisione. Come si sopravvive alle battute e alla curiosità?
Silvia: «Le battute non mancano, anzi divertono anche il pubblico. Dopo vent’anni in Rai, la maggior parte delle persone ci riconosce, ma ricordo un telespettatore che era convinto che fossimo la stessa persona in due posti diversi in diretta e non se ne capacitava… Quando gli hanno spiegato che in realtà eravamo in due, è diventato uno dei nostri fan più affezionati».
Laura: «Ci conviviamo da sempre. Alcune battute sono anche un po’ scontate, ma le prendiamo con leggerezza. Classici tipo “ci vedo doppio”, oppure chiedono a una il compleanno e poi all’altra quando sia il suo… Noi ci scherziamo sopra, sappiamo che è una nostra caratteristica. Quando qualcuno non ci riconosce e si scusa, rispondiamo sempre: “tranquillo, è colpa nostra, non tua”. Alla fine, abbiamo sviluppato anche noi un repertorio di battute».
Chi è stata la prima a dire “voglio fare la giornalista”?
Silvia: «Onestamente non lo ricordo: già a dodici anni dicevamo entrambe di voler fare le giornaliste televisive. Tra gemelle è inevitabile influenzarsi un po’, ma alla base c’è stata una passione autentica e condivisa. Nessuna delle due ha seguito l’altra: abbiamo seguito entrambe noi stesse».
Laura: «È difficile dirlo, ne parlavamo già da bambine. Io ricordo che amavo molto scrivere: tenevo il diario, passavo ore a raccontare e a elaborare pensieri. All’inizio dicevo che volevo fare la scrittrice, poi ho pensato a un lavoro che restasse vicino alla scrittura e così è arrivata l’idea del giornalismo. Non distinguevo neanche tra carta stampata e televisione, ero troppo piccola. È stata una passione nata così, in modo naturale».
Per anni vi abbiamo viste insieme, poi c’è stata una separazione professionale: cronaca per Silvia, società per Laura. È stata una scelta o una necessità?
Silvia: «In realtà non è mai stata una divisione netta. Ai tempi de I Fatti Vostri, quando c’era Magalli, eravamo pochi inviati e facevamo un po’ di tutto: dalla cronaca alle storie più leggere. Oggi, per esigenze organizzative, io mi occupo più di cronaca mentre mia sorella segue anche altri ambiti, ma siamo molto interscambiabili, sappiamo essere versatili. Anche adesso capita che io collabori a rubriche più leggere e lei parta per servizi impegnativi all’estero. È una divisione nata quasi per caso, non per scelta».
Laura: «Non nostra. In televisione, soprattutto nei programmi più leggeri, l’immagine delle gemelle veniva anche valorizzata. Al telegiornale invece conta il lavoro individuale, quindi siamo state inserite in redazioni diverse anche per evitare confusione. Ma all’occorrenza possiamo anche scambiarci i ruoli, dichiarandolo ovviamente. Non è una differenza di inclinazioni: è una scelta pratica».
Insieme è bello

Meglio lavorare insieme o separatamente?
Silvia: «Lavorare insieme è divertente, soprattutto quando conduciamo o realizziamo servizi speciali. Però ci sentiamo una squadra sempre, anche quando siamo divise. Il confronto è continuo: ci consigliamo, ci supportiamo. È questo che conta davvero».
Laura: «A noi è sempre piaciuto lavorare insieme. Oggi però capita spesso di essere divise, anche per settimane, tra trasferte e impegni vari, e un po’ mi dispiace perché andiamo molto d’accordo. Per il Tg2 abbiamo fatto solo poche trasferte insieme, in occasioni particolari. Ma se mi proponessero di condurre un programma, lo farei sicuramente con mia sorella: siamo una coppia che funziona, sia umanamente che televisivamente».
Il pubblico vi riconosce sempre? O è capitato che qualcuno dicesse “ma sei tu o tua sorella”?
Silvia: «Non sempre. Alcuni ci stupiscono, riconoscendoci subito per strada. Altri invece si aiutano con gli argomenti: “chi ha seguito quella notizia?”. È un gioco che diverte anche noi, crea un dialogo spontaneo con il pubblico».
Laura: «Ci riconoscono come professioniste, non sempre come Laura o Silvia. A volte ci dicono “ma lavori tantissimo!” e noi rispondiamo sorridendo: “siamo in due!”. È vero che viaggiamo molto, siamo spesso in trasferta, anche all’improvviso. Ma a qualcuno sembra quasi che faccia tutto una sola persona».
Avete mai approfittato della somiglianza per “sostituirvi” in una situazione scomoda?
Silvia: «Da ragazze qualche piccolo scherzo lo abbiamo fatto, sì. Ma spesso gli equivoci nascevano da soli. Sul lavoro, invece, può capitare, sempre dichiarandolo, di sostituirci in alcune rubriche, proprio perché abbiamo competenze simili. È una cosa un po’ insolita, ma ormai in redazione la vivono con naturalezza».
Laura: «A scuola no, non avevamo il carattere per farlo. Però qualche scherzo bonario da ragazze sì, quello è capitato».
Facendo lo stesso lavoro, vi capita mai di “portarvi il lavoro a casa” o riuscite a chiacchierare anche di altro?
Silvia: «Sì, è inevitabile. Ci raccontiamo la giornata, le soddisfazioni o le difficoltà. Però ci siamo date una regola: a un certo punto si stacca. Ci piace guardare film insieme o viaggiare. La valigia per noi non è solo lavoro, è anche passione».
Laura: «Spesso sì, è inevitabile. Condividiamo lo stesso ambiente, le stesse dinamiche. Però ogni tanto ci imponiamo uno stop: “basta, adesso cambiamo argomento”. E lo facciamo davvero. Parliamo di viaggi, di film, di quello che vogliamo fare nel tempo libero. Il lavoro è importante, ma non è tutto».

Con gli uomini, gusti diversi!
Essere gemelle significa crescere con uno specchio sempre davanti. Ma quello specchio vi ha aiutato a capirvi meglio o, a volte, a confondervi di più?
Silvia: «Quello tra gemelli è un rapporto unico, difficile da spiegare. È come guardarsi allo specchio: a volte ti piaci, a volte meno. Può essere complicato, soprattutto durante la crescita, perché può generare competizione o gelosia. Noi, però, siamo riuscite a viverlo nel modo migliore. Litighiamo, certo, anche in modo acceso, ma non è mai successo che qualcosa incrinasse davvero il nostro legame. Anzi, ci ha sempre aiutate a crescere e ad aprirci agli altri».
Laura: «Competizione no, mai. Certo, a volte è proprio come guardarsi allo specchio: se vedo mia sorella “fuori posto” mi viene spontaneo sistemarla, come farei con me stessa. Per gli altri siamo identiche, per noi no. Non abbiamo mai sentito il bisogno di differenziarci forzatamente. Se mi piace avere i capelli in un certo modo, non li cambio per farmi riconoscere dagli altri».
E nei rapporti sentimentali?
Silvia: «Non abbiamo mai litigato, perché gli uomini passano, ma le sorelle restano! E poi, per fortuna, abbiamo gusti diversi!».
Laura: «Sì, esatto, abbiamo sempre avuto gusti diversi; quindi, non ci sono mai stati problemi. Magari una persona, vista la somiglianza fisica, poteva trovare attraente entrambe, ma poi il rapporto si costruisce su altro. Non abbiamo mai litigato per un uomo».
Vi capita di anticipare i pensieri dell’altra?
Silvia: «Spesso sì. Anche quando reagiamo in modo diverso, alla base c’è lo stesso sentire. Siamo molto in sintonia: magari io sono più diplomatica e lei più diretta, ma partiamo dallo stesso punto. È come essere sintonizzate sulla stessa frequenza».
Laura: «Sì, spesso. A volte rispondiamo contemporaneamente a una domanda, con le stesse parole. Ci guardiamo e ridiamo, ma ormai ci siamo abituate».
Una parola per descrivere l’altra, che però non usereste per voi stesse?
Silvia: «Laura è esplosiva. E anche molto divertente. Io ho anche una parte più malinconica, scrivo poesie… lei invece è più brillante, sa far ridere davvero».
Laura: «Paziente. Io sono un po’ più impaziente».
Un pregio e un difetto dell’altra?
Silvia: «Laura a volte potrebbe essere più diplomatica, ma questo è anche il suo pregio, è diretta, autentica, dice sempre quello che pensa, e io lo apprezzo moltissimo».
Laura: «Silvia ha tanti pregi, è sensibile e generosa. Un suo “difetto” è che è più precisa e puntuale di me!».

Un viaggio nel loro magico mondo, pagina dopo pagina
Nel 2015 Silvia e Laura Squizzato hanno trasformato il loro legame in racconto con "Doppia vita. Il linguaggio segreto dei gemelli" (Mondadori), un libro che unisce esperienza personale e riflessione, portando il lettore dentro un universo affascinante e ancora poco decifrato. Partendo dalla loro storia, le due giornaliste esplorano il rapporto gemellare tra psicologia, genetica e vissuto quotidiano, ribaltando il punto di vista: non più osservatori esterni, ma protagoniste che raccontano “da dentro” cosa significa essere due e, allo stesso tempo, una cosa sola. «Nascere gemelli è qualcosa di diverso, essere doppi è qualcosa, scusate il gioco di parole, di unico», scrivono, definendo quel legame come un “doppio nell’unità” che continua a incuriosire scienza e immaginario collettivo. Con la prefazione di Roberto Giacobbo, il libro è un invito a entrare in un “mondo magico”, fatto di complicità, specchi e identità che si intrecciano, senza mai sovrapporsi del tutto.




A te l'onere del primo commento..