
Francesco Chiofalo: «Sposare Manuela Carriero? Non è ipotizzabile!»
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All’indomani dell’intervento di “tatuaggio istantaneo” che ha fatto tanto discutere, Francesco Chiofalo risponde agli attacchi e ci svela che…
C’è un letto operatorio, otto ore di anestesia e un tatuaggio che diventa esperienza totale. È questa la nuova frontiera raccontata da Francesco Chiofalo, che ha da poco scelto di sottoporsi a quello che lui definisce “tatuaggio istantaneo” sulla schiena: un progetto che unisce chirurgia e body art, e che in Italia sta già dividendo opinione pubblica e addetti ai lavori… come del resto accade con tutto ciò che lo riguarda!
«Le critiche? Darò fastidio a qualcuno... »

Francesco, ha effettuato da poco un intervento in anestesia per un tatuaggio sulla schiena. Le critiche non sono mancate.
«Le critiche arrivano soprattutto da chi, fino a poco tempo fa, quando questa tecnica si vedeva in America, diceva “wow, è il futuro, è incredibile”. Adesso che arriva anche in Italia, improvvisamente non va più bene. Perché? Forse perché dà fastidio a qualcuno o perché crea competizione. Ma la verità è che è una tecnologia già esistente e utilizzata altrove».
Molti contestano proprio l’uso del termine “tatuaggio istantaneo”.
«Capisco la polemica, ma è un nome legato all’esperienza del paziente. L’intervento dura anche otto o dieci ore, ma per chi lo vive è come un attimo: chiudi gli occhi e li riapri ed è finito. Per questo lo chiamiamo “istantaneo”. Non perché il lavoro del tatuatore sia istantaneo, ma perché lo è la percezione di chi lo subisce. Per fare un tattoo di una tale portata col metodo tradizionale ci vorrebbero numerose sedute e mesi di attesa prima di vederlo finito».
Però è pur sempre un intervento in anestesia totale per una pura questione estetica.
«Sì, è comunque un intervento, ma oggi qualsiasi cosa viene demonizzata. Si usa l’anestesia totale per mille procedure, dal rifare un naso importante fino all’aumento del seno, e anche quelle sono questioni estetiche. Perché per un tatuaggio dovrebbe diventare un problema? Io non ho scelto questa strada perché non volevo sentire il dolore, non è quello il punto. Il problema è il tempo: sedute continue per mesi, anni. Io lavoro con il corpo, non posso permettermi di avere una schiena tatuata “a metà” per un anno e mezzo».
Quindi è una scelta di praticità più che estetica?
«Esatto. Non è una questione di sofferenza. Io ho tatuaggi ovunque da anni, non è quello il tema. È l’impegno continuo, la gestione del lavoro, la guarigione. Questo metodo riduce tutto a un’unica fase. Poi è chiaro: non è per tutti».
Ha parlato anche di costi molto elevati.
«Sì, oggi è tra gli interventi più costosi in Italia. Solo la sala operatoria può arrivare a costare circa 8.000 euro, poi c’è il lavoro del tatuatore, che varia tantissimo. Nel complesso, si può arrivare anche a 20–30 mila euro, dipende dal progetto, dalla zona da tatuare, dall’artista che scegli».
L’ansia della fidanzata? È immotivata...

La sua compagna, Manuela Carriero, ci aveva confidato di essere contraria a questo intervento e infatti, mentre lei era in sala operatoria, Manuela partecipava alla Prima Comunione di sua nipote.
«Ci tengo a precisare una cosa: mia nipote è importantissima per me. Purtroppo, la data della Comunione è stata fissata dopo che avevo già preso l’appuntamento per l’intervento. Non potevo più spostarlo senza perdere tutto. Quindi non sono potuto andare. Manuela è sempre stata contraria, come anche altre mie ex, a lei disturbava il concetto di intervento in sé. Capisco il suo punto di vista, ma io non mi permetterei mai di dirle come vestirsi, come pettinarsi o come vivere il suo corpo».
Be’, non è proprio la stessa cosa: Manuela deve convivere con l’ansia di vederla entrare in sala operatoria per interventi rischiosi e non necessari. Le ha mai chiesto scusa per l’ansia e lo stress psicologico a cui la sottopone ogni volta che decide di operarsi?
«Però non è mai successo nulla. Tutti i miei interventi sono andati bene: occhi, naso, barba, orecchie. Non è un calvario ogni volta, né l’intervento né la convalescenza; quindi, non capisco di cosa deve preoccuparsi!».
Il suo intervento ha scatenato un’ondata di reazioni, anche molto negative, sui social. Se lo aspettava?
«Siamo un Paese un po’ bigotto, spesso in ritardo rispetto ad altri. In America e in altri Paesi queste cose sono già realtà. Secondo me non è solo una questione culturale, ma anche economica: chi non può offrire il servizio tende a criticarlo. C’è una componente di interesse: sono certo che quando i nostri tatuatori potranno farla, improvvisamente elogeranno questa tecnica. È una dinamica umana e commerciale».
Parliamo della sua trasformazione. Ha cambiato i connotati del viso, la barba, e poi gli occhi, passati da scuri ad azzurri con la cheratopigmentazione: oggi si piace? C’è ancora qualcosa che vorrebbe cambiare?
«Il trapianto di barba non è venuto come volevo. Non è abbastanza folta, ci sono dei buchi. Voglio fare una seconda passata, probabilmente in Turchia, dove sono molto avanzati su queste tecniche. Il medico mi aveva già anticipato che potesse servire una seconda seduta. Era un intervento enorme, oltre 12 mila bulbi».
Ha detto che il prossimo obiettivo sarà l’allungamento chirurgico delle gambe, un intervento noto per essere estremamente doloroso e con una convalescenza complessa. Cosa spera che le dia quel paio di centimetri in più che oggi le manca?
«Si tratterebbe di dieci centimetri in più, importanti per me sia per motivi estetici che professionali. Sono alto 1,80, ma nel mondo della moda non è tantissimo. Ho anche una struttura fisica molto larga di spalle, quindi risulto meno slanciato. Questo negli anni mi ha penalizzato nel lavoro, anche rispetto a persone meno valide ma più alte. Per non parlare delle ragazze: Antonella Fiordelisi con i tacchi era più alta di me e mi disturbava».
Dopo il tumore al cervello non teme nulla

Francesco, facciamo un passo indietro al 2019. Ha affrontato e superato un delicatissimo intervento per un tumore al cervello. Chi ha vissuto un’esperienza simile di solito scappa dagli ospedali e dalle sale operatorie. Lei invece ci entra volontariamente. Perché?
«È stato un intervento lunghissimo, con coma farmacologico e due anni di riabilitazione. Dopo una cosa del genere cambia completamente la percezione. Quando hai avuto un intervento al cervello, tutto il resto ti sembra piccolo. Mi hanno aperto la testa, non riuscivo a muovermi, non ricordavo neanche chi fossi. Oggi un intervento estetico non mi fa paura».
C’è chi potrebbe dire che sta sfidando la sorte.
«Lo so, ma questo vale per chiunque faccia chirurgia estetica. Io però ho già vissuto rischi enormemente più gravi: paralisi, danni permanenti, rischio vita. Dopo quello, tutto il resto appare più leggero».
Secondo lei cosa c’è dietro questa ricerca estetica?
«Non parlerei di insicurezza. Ho fatto anche percorsi psicologici e psichiatrici per anni. Mi interessa la trasformazione del corpo, la body art. Ci sono artisti che usano il corpo come forma espressiva, e io mi riconosco in questa visione. Se esiste una tecnologia che permette un cambiamento, io la considero un’opportunità».
Ha mai pensato che tutto questo possa essere eccessivo?
«Ognuno ha il proprio limite. Io so cosa voglio e cosa non voglio. Non è una corsa alla perfezione, è una scelta personale su come utilizzare le possibilità che oggi esistono».
E non teme di mandare un messaggio sbagliato ai giovani che la seguono?
«Io non mi sento un modello per nessuno. Sono un influencer, non un’icona. Non credo di influenzare davvero le persone nel senso profondo del termine. Racconto quello che faccio, anche mostrando le parti più forti e difficili, proprio per non creare illusioni. Se qualcuno pensa che sia una passeggiata di salute, si sbaglia».
Se un ragazzo un domani dicesse di voler fare un intervento per imitarla, come si sentirebbe, fiero o… colpevole?
«Non cambierebbe nulla per me. Ognuno deve essere libero di decidere per sé».
Se Manuela un giorno la mettesse davanti a un ultimatum definitivo: “O me, o il prossimo intervento chirurgico”, lei cosa sceglierebbe?
«Spero che la mia donna sia abbastanza intelligente da non mettermi mai davanti a una scelta simile. Su due piedi non saprei cosa rispondere. Io e la mia compagna abbiamo caratteri molto forti e visioni diverse su molte cose».
Si è parlato di una crisi dovuta proprio alla sua scelta di sottoporsi a questo intervento…
«Ci sono litigi, è vero. A volte siamo opposti su tutto, anche sulle scelte quotidiane. Questo rende difficile anche programmare il futuro».
Parla di matrimonio o figli?
«Abbiamo entrambi 37 anni, so perfettamente che sarebbe ora di metter su famiglia perché non vorrò, un giorno, essere scambiato per il nonno di mio figlio. Ma mentre lei progettava matrimonio e figli, io progettavo l’intervento per il tatuaggio istantaneo! In questo momento non è ipotizzabile. Prima serve equilibrio nella coppia. Stiamo insieme da circa un anno e mezzo e non abbiamo ancora trovato un equilibrio stabile. Non avrebbe senso fare passi così importanti in una situazione instabile, piena di litigi e discussioni quotidiane. Se le cose miglioreranno, se troveremo una stabilità, allora se ne potrà riparlare. Ma oggi non siamo in quella fase».





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