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Aspettare l’autobus senza controllare il telefono. Fare la fila alla cassa senza scorrere i social. Stare seduti cinque minuti senza fare assolutamente nulla. Sembrano scene di un’epoca remota, eppure fino a poco tempo fa erano la normalità: momenti vuoti in cui la mente vagava libera, senza uno schermo pronto a riempire ogni istante. La scienza sta cominciando a rivalutare seriamente quello che questi vuoti lasciavano lo spazio di fare: pensare, sognare a occhi aperti, generare idee
A dimostrare con forza l’importanza della noia è stata la psicologa Sandi Mann, dell’Università del Lancashire, con una serie di esperimenti diventati un piccolo classico degli studi sulla creatività. In uno di questi, ha chiesto a un gruppo di volontari di trascrivere numeri di telefono per un quarto d’ora, un compito volutamente monotono, prima di immaginare tutti i possibili usi di due tazze di polistirolo. I risultati non hanno lasciato dubbi: chi in precedenza si era annoiato, ha trovato più soluzioni creative rispetto a chi non lo aveva fatto, un risultato replicato più volte con varianti diverse dello stesso esperimento.
Il cervello ha bisogno di momenti vuoti

Quando la mente non ha nulla di specifico da elaborare, si attiva quella che i neuroscienziati chiamano rete neurale di default, la stessa modalità cerebrale coinvolta nel pensiero creativo e nella risoluzione indiretta dei problemi. È il motivo per cui le idee migliori arrivano spesso sotto la doccia, durante una passeggiata, o proprio mentre ci si annoia in fila alla posta. Riempire ogni istante libero con contenuti da consumare interrompe questo processo prima ancora che abbia la possibilità di attivarsi, privando il cervello di uno spazio che, paradossalmente, gli serve proprio per lavorare al meglio delle proprie capacità.
Una "spinta" per la mente
Lo psicologo John Eastwood, autore di un libro dedicato proprio a questo tema, sostiene che la noia in sé non produce creatività, ma è ciò che spinge a cercare qualcosa di più stimolante a farlo. Trattandosi di uno stato scomodo, spinge la mente a muoversi, a cercare connessioni nuove, a inventare qualcosa per uscire da quella sensazione di vuoto. Un secondo esperimento condotto da Mann, con un compito di lettura ancora più monotono della trascrizione dei numeri, ha confermato lo stesso schema: più il compito preliminare era noioso, più le idee generate dopo risultavano originali e numerose.
La tecnologia ha eliminato molte occasioni

Nessuno aspetta più l’autobus senza guardare il telefono, ha fatto notare la stessa Mann commentando i suoi studi. Ogni istante vuoto della giornata viene oggi riempito quasi automaticamente da uno schermo, cancellando quei momenti che un tempo lasciavano vagare la mente senza controllo. Questo vale anche per i bambini, che secondo la ricercatrice avrebbero bisogno di annoiarsi più spesso, invece di essere costantemente intrattenuti da attività organizzate o da dispositivi elettronici. La costante disponibilità di stimoli, insomma, rischia di privare proprio le menti più giovani di uno strumento prezioso per lo sviluppo della fantasia.
La noia non è sempre uguale

Va detto che non ogni forma di questo stato d’animo produce automaticamente benefici: una noia cronica, prolungata e priva di prospettive, come quella che a volte si vive sul lavoro o a scuola, può avere effetti opposti, portando a disimpegno e persino a comportamenti rischiosi. Il tipo di noia che stimola la creatività è quello occasionale, quasi una pausa fisiologica tra un’attività e l’altra, non uno stato permanente da cui non si vede via d’uscita. La differenza sta nella durata e nella possibilità reale di uscirne quando lo si desidera.
Ritagliarsi qualche minuto di vuoto
Per riscoprire il valore di questi momenti basta soltanto resistere all’impulso automatico di afferrare il telefono ogni volta che si presenta un minuto libero, lasciando che quel vuoto resti tale per qualche istante. Lasciare che la mente vaghi durante un tragitto a piedi, una fila, un viaggio in treno, senza riempire quel tempo con contenuti da consumare, è già un piccolo esperimento alla portata di chiunque. I risultati arrivano spesso in modo del tutto inaspettato, proprio quando si smette di cercarli attivamente.





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