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Ascanio Pacelli, apprezzato opinionista della scorsa edizione “Nip” del reality di Canale 5, ci spiega perché la preferisce di gran lunga a GF Vip.
Se siete fan di Radio DEEJAY, conoscerete le canzoni travisate del Trio Medusa e quindi anche l’Ascanio Day, che ogni 8 gennaio prevede… di lasciare entrare Pacelli in casa! Se anche quest’anno vi è andata bene, non cantate vittoria: il prossimo potrebbe bussare proprio alla vostra porta. Tutto nasce da una canzone iraniana del 2008 ironicamente sottotitolata dallo youtuber Celestino Camicia, che trasformò il testo originale in parole italiane per pura assonanza. Il risultato? Esilarante. La strofa iniziale dice: “Ehi lascia entrare Ascanio l’otto di gennaio…”. Da allora Ascanio è entrato – virtualmente – nelle nostre vite, tra meme, risate e porte lasciate socchiuse.
Che cos’è il famoso “Ascanio day”?
Ascanio, partiamo da una cosa seria: l’8 gennaio l’abbiamo aspettata, ma non è passato da casa nostra! Cosa ha pensato quando ha scoperto che una canzone iraniana era diventata un meme con il suo nome?
«I primi a farmelo notare furono Le Coliche, due ragazzi di Roma molto attivi sui social. Mi fecero ascoltare la canzone e da lì è partita questa parodia: loro mi chiamano, io busso e mi accomodo. È diventato un tormentone che va avanti da anni. Anche chi non mi seguiva ha iniziato a scrivermi: “Ascanio, ti lasciamo la porta aperta!”. Quest’anno l’effetto è stato un po’ più debole, ma resta divertente perché la canzone, in realtà, dice tutt’altro. Eppure, sembra davvero che dica “lascia entrare Ascanio”».
Queste derive pop hanno consacrato anche il suo lato ironico.
«L’ironia è fondamentale. Se invece ti offendi fai solo il gioco di chi provoca. Questo lato è venuto fuori sui social, ma l’ho ereditato da mio padre: uno che non fa molte battute, ma quando le fa ti sorprende. E oggi, soprattutto online, l’ironia è l’arma migliore anche contro gli hater: li zittisce molto più velocemente di qualsiasi polemica».
E nella vita, lei è uno attento alla compostezza oppure si lascia travolgere dalla leggerezza?
«Prima ero molto attento, quasi spaventato dall’idea di fare una figuraccia. Oggi me ne frego: a 52 anni non devo dimostrare niente a nessuno. In una stessa giornata a volte siamo più ironici, altre meno; a volte facciamo cose stupide, altre riusciamo a fare qualcosa di importante. La vita è fatta di sfumature e, se ti prendi troppo sul serio, rischi di non riuscire mai a essere davvero felice. È una cosa che sto imparando negli ultimi anni».
Di recente si è messo in gioco come opinionista a Grande Fratello. Con il senno di poi, che opinionista è stato?
«Nei pochi momenti in cui ho avuto spazio – perché purtroppo durante le puntate lo spazio si è ridotto molto – credo di essere riuscito a dire quello che pensavo, e molti hanno apprezzato sia i contenuti sia il modo in cui li ho espressi. A volte sono stato molto fermo, soprattutto davanti a comportamenti che non condivido, ricordando però che parliamo sempre di un reality. È stata un’esperienza che mi è piaciuta, soprattutto per il confronto con i ragazzi nella Casa: vent’anni fa ero lì anch’io e capisco bene certe dinamiche. È stata un’esperienza che mi ha fatto fare un passo in più, anche nella consapevolezza di ciò che riesco a fare davanti alla telecamera».
E adesso cosa si aspetta?
«Nulla. È stata una parentesi che mi sono goduto fino in fondo. Ho avuto un bellissimo rapporto con la mia autrice e anche con Floriana Secondi e Cristina Plevani: abbiamo fatto gruppo. Anche con Sonia Bruganelli, pur essendo entrata in corsa, c’è stato subito grande rispetto e siamo riusciti ad amalgamarci bene nel corso delle puntate. Simona Ventura è una grande conduttrice, quindi non ha certo bisogno delle mie lodi. Mi dispiace solo che il programma non sia andato benissimo negli ascolti, ma ovviamente non dipende né da me né dagli altri».
Un format da ripensare in “chiave social”
Da cosa è dipeso allora secondo lei? È finita l’era di Grande Fratello?
«No, sono semplicemente cambiati i numeri. Il mondo è cambiato e i social hanno preso il sopravvento sulla televisione: ai nostri tempi si facevano anche tredici milioni di telespettatori, oggi si viaggia intorno al milione e mezzo. Secondo me Grande Fratello dovrebbe essere pensato sempre più in chiave social, perché l’engagement online è molto più alto dello share televisivo. Capisco la rete: è un format che copre il palinsesto per mesi e su cui comunque gli sponsor continuano a investire. Ma è normale che, dopo vent’anni, anche certe formule stanchino».
Dopo l’edizione Nip è tornato in onda GF Vip, che cosa ne pensa? Quale versione preferisce?
«Preferisco di gran lunga Grande Fratello fatto da sconosciuti, non da persone più o meno famose che vogliono farsi notare. Grande Fratello Vip non mi entusiasma molto, perché spesso diventa una corsa a mettersi in mostra per cercare poi di ottenere un altro lavoro nei cinque o sei mesi successivi. Con i Nip, invece, è diverso: magari qualcuno ha delle ambizioni, ma chi è intelligente riesce anche a tornare alla propria vita di prima, sfruttando quella piccola scia, perché oggi è davvero piccola, che Grande Fratello può lasciarti».
Cristina Plevani ha raccontato di essersi sentita spesso messa da parte nel suo ruolo di opinionista. È capitato anche a lei di sentirsi trascurato durante le puntate?
«È capitato un po’ a tutti, anche a me, Floriana e Sonia. In teoria avevamo quattro o cinque interventi a puntata, ma spesso si riducevano a uno, e ricordo persino una puntata in cui non ho parlato. Io non sono uno che sta con il dito alzato per attirare l’attenzione, però stare seduto senza mai intervenire è svilente. Anche perché, ogni volta che abbiamo avuto l’occasione di esprimere un’opinione o confrontarci con i ragazzi, sono sempre venute fuori cose interessanti».
Si è definito sincero, ma qualcuno l’ha trovata “spietato”. Si riconosce in questo aggettivo oppure rispedisce la critica al mittente?
«Spietato è una parola grossa. Io mi definirei piuttosto una persona sincera, nel bene e nel male. Quando c’è qualcosa che non riesco proprio a mandare giù, magari un atteggiamento o un comportamento che considero sbagliato, allora non riesco a far finta di niente. A quel punto divento molto diretto, anche pungente. Non perché mi senta più forte degli altri o perché pensi di essere chissà chi, ma semplicemente perché, quando percepisco qualcosa di profondamente sbagliato, sento il bisogno di dirlo senza troppi giri di parole. È un atteggiamento che ho sempre avuto, non solo in televisione ma anche nella mia vita quotidiana».
Gli amori scoppiati e quello che dura (da 21 anni)
Se dovesse dire la cosa più cattiva che pensa dell’ultima edizione di Grande Fratello quale sarebbe?
«Vale un po’ per tutti i ragazzi: a volte, soprattutto all’inizio, non tutti hanno mantenuto la spontaneità che serve in un programma del genere, nel modo di rapportarsi alle situazioni. Molto spesso prevaleva la paura di fare una figuraccia o di dire qualcosa di sbagliato, e così si sono rifugiati in un eccesso di buonismo. Gliel’ho fatto notare subito: era quasi ridicolo. Poi, col tempo, molti hanno cominciato ad aprirsi, a dire quello che pensavano, a volte anche toccando l’eccesso opposto. Secondo me ci deve sempre essere un equilibrio, soprattutto nelle modalità, ma quell’iniziale buonismo mi ha fatto diventare pazzo».
Ha vinto Anita Mazzotta. Lo ritiene un trionfo meritato o avrebbe fatto vincere qualcun altro?
«Tutti i finalisti meritavano, anche Anita. Non perché dovesse suscitare pietà per la perdita della madre durante il programma, ma perché ha saputo gestire ogni situazione, dire le cose giuste al momento giusto. È tornata nonostante il lutto, rispettando la promessa fatta alla mamma, e ha vissuto l’esperienza con determinazione. Anita è stata coerente con se stessa per tutto il percorso».
Tra le coppie, chi salva?
«Tutte. Anita e Jonas, e Omer e Rasha hanno vissuto la complicità davanti alle telecamere a modo loro, e va rispettato. Quello che mi è piaciuto davvero di tutte le coppie, compresi Mattia e Grazia, è che non sono mai stati volgari. Spesso si tende a enfatizzare subito la fisicità o certi atteggiamenti provocatori, invece qui non c’è stata volgarità, né frasi fuori luogo».
Con riferimento a Domenico e Benedetta ha fatto notare che i due avevano dato segnali evidenti di un legame profondo già dalle prime fasi del programma. Eppure, spenti i riflettori, il loro legame è svanito. Come mai?
«Dentro la Casa di Grande Fratello era nato un legame forte, ma una volta fuori ci si rende conto se davvero c’è quel sentimento o no. Succede: torni ai tuoi equilibri, alle tue amicizie, e capisci che l’emozione può cambiare, salire o scendere. Tra loro non era una semplice amicizia, era qualcosa di intenso, e se non ci fosse stata fuori Valentina, la compagna di Domenico, chissà cosa sarebbe successo? Domenico e Valentina, tra l’altro, si sono lasciati definitivamente, ma quella storia si era già rotta molto prima di Grande Fratello».
E c’è qualcuno che, secondo lei, sta insieme più per hype che per sentimento?
«No. L’hype che ti dà Grande Fratello, soprattutto oggi, dura pochissimo e sono ragazzi intelligenti. Da quello che vedo sui social, c’è molta spontaneità. Credo davvero nella realtà di quello che stanno vivendo».
Lei e Katia Pedrotti siete la prova che una storia nata in TV può durare. Si sente un po’ “il metro di paragone” con cui misura tutte le altre coppie?
«Noi siamo un caso a parte. Stiamo insieme da ventuno anni, ma non si possono fare confronti, perché già nella vita normale è complicato costruire una relazione giorno dopo giorno, figuriamoci in una situazione come quella di Grande Fratello. Siamo davvero un’anomalia, non solo tra le coppie nate in un reality, ma tra le coppie in generale. Ormai fa più notizia che due persone rimangano insieme che non il contrario. Ventuno anni insieme, fatti non solo di sorrisi o passione, ma di alti e bassi, incomprensioni, grande amore, momenti di passione, difficoltà, contrasti, risate, viaggi… come tutte le coppie».
Qual è il segreto dei vostri ventuno anni insieme?
«Il segreto non c’è… o meglio, ci sono due componenti fondamentali. La prima è la condivisione, la consapevolezza che ciò che condividi cambia col tempo, ogni uno, due, tre anni; non è come all’inizio. La seconda è la fortuna di piacersi ancora fisicamente, anche se la passione, ovviamente, si trasforma rispetto ai primi anni, perché fa parte della vita: cresciamo, invecchiamo, tutto evolve. I figli, poi, portano gioie, felicità, ma anche problemi e tanta fatica; quindi, il tempo per la coppia diminuisce e quel poco che resta va goduto al massimo. Infine, come in tutte le cose, ogni volta che nasce una discussione, più o meno accesa, uno dei due deve saper disinnescare la tensione».
E chi disinnesca di solito, lei o Katia?
«Io disinnesco più spesso di Katia, ma è solo una questione di carattere. Non significa essere più forti: vuol dire capire che non vale la pena rovinare tutto e quindi abbassare i toni per riflettere con più lucidità. L’importante è la voglia di stare insieme e condividere, dalle cose semplici come una cena o una serie TV fino ai viaggi. Ci aiutiamo anche nel lavoro, ed è questo lo scambio: due persone con vite diverse che si contaminano, cercando di non far esplodere le tensioni, ma di lasciarle scorrere piano piano».
I sogni, la paura per Tancredi e i Vip famosi per davvero
Vi capita mai di rivedere i vostri video nella Casa? E i vostri figli le hanno mai viste?
«Li vediamo attraverso quello che ogni tanto ci rimanda qualcuno sui social: piccole scene, sempre le stesse, che girano da vent’anni. I nostri figli sono consapevoli di tutto, ma non gli sembra strano, sono abbastanza abituati. Rivedere quelle immagini ci fa capire che il tempo passa. Pensi: cavolo, sono passati ventuno anni! E poi, quando qualcuno ci scrive: “Io avevo cinque anni”, te ne rendi conto ancora di più!».
Oggi farebbe un nuovo reality oppure no?
«Grande Fratello no, perché l’ho già fatto e non potrei ricevere di meglio di quello che ho avuto vent’anni fa. L’Isola dei Famosi mi è stata proposta più volte, ma non sono compatibile con un reality fatto di privazioni, di fame e di sacrifici: soffro il caldo, le zanzare, mollerei subito. Invece Pechino Express mi divertirebbe molto, così come una Talpa fatta bene: sono dei game show che trovo stimolanti, divertenti».
Le piacerebbe vivere Pechino Express con Katia oppure da solo?
«No, insieme Katia e io non ce la faremmo, dopo due giorni sarebbe già finita. Inoltre, partire entrambi significherebbe chiedersi a chi lasciare i nostri figli: Matilda ormai è grande, ma Tancredi ha tredici anni; quindi, per Katia è impensabile un’avventura del genere. È un’esperienza che uno di noi potrebbe fare in compagnia di un amico o di un parente, ma insieme la vedo dura, troppo impegnativa».
Come sta Tancredi? Sui social aveva raccontato di un problema di salute…
«Sta bene. Tancredi ha avuto un problema di salute serio, ma ora è sotto cura e sta andando avanti. È più sereno e, dopo un anno, siamo riusciti a riprendere una vita quasi normale, al 90 percento. È stata una prova molto dura, davvero molto forte. Qualcuno ha scritto che si tratta di attacchi d’asma o di diabete. Purtroppo no, è qualcosa di più serio, ma ora stiamo tornando alla normalità. Lui è tranquillo, e la sua serenità influisce molto anche sulla nostra salute mentale e sul nostro equilibrio».
Da papà, come ha vissuto quei momenti?
«Sono stati mesi molto difficili, soprattutto per Tancredi e per la giustissima preoccupazione e ansia di mia moglie. Io avevo un duplice ruolo: cercare di far stare tranquillo Tancredi, ma soprattutto mantenere serena Katia. Col tempo, le emozioni si sono pian piano assestate, anche se ogni tanto ho dei flash di quello che è successo quel giorno, tornando dall’Austria. Poi, vivendo la realtà degli ospedali, del Bambino Gesù di Roma, del pronto soccorso di Carpi, ho capito che ci sono famiglie e bambini che stanno centomila volte peggio di Tancredi, che affrontano realtà assurde, difficoltà immense e vite spezzate. Per questo ci riteniamo comunque fortunati, nonostante la botta fortissima che ci ha colpiti».
Per alleggerire un po’ il discorso, cosa pensa del ritorno di Ilary Blasi al timone di Grande Fratello Vip?
«Ilary è autentica, bellissima e con tanta esperienza: mi sarebbe piaciuto lavorare con lei. Le faccio un grande in bocca al lupo. Spero che i concorrenti vivano davvero l’esperienza, senza pensare solo a mettersi in mostra».
Lo sta guardando?
«Inizia troppo tardi. Sono mattiniero e vado a letto presto. Un programma che inizia alle dieci per me è estenuante: facevo fatica a stare in puntata! Il regista, che è un amico, mi prendeva in giro perché mi vedeva piano piano rilassarmi o quasi addormentarmi. Comunque, io preferisco vedere persone “normali” piuttosto che i Vip».
A proposito di Vip, nel cast ci sono anche nomi non proprio celeberrimi…
«L’appellativo “Vip” lo darei soltanto a chi lo è realmente. Non a youtuber, influencer o a quelli che arrivano da altri reality, come Uomini e Donne. Io immagino un Grande Fratello Vip con personaggi veri, tipo Fiorello o Carlo Conti: sarebbe bello vedere la quotidianità di questi “mostri” della TV, ma capisco che non lo farebbero mai. Simona Ventura, invece, è stata brava: ha condotto L’Isola dei Famosi per anni e poi ha vissuto lei stessa l’esperienza come concorrente, in prima persona. Vederla nella quotidianità ti dava qualcosa, mentre vedere ventenni sempre truccati, perfetti, sempre affascinati… che reality è? Non è un vero reality».
Ultima cosa: l’8 gennaio del prossimo anno dove la troveremo? A casa di chi le piacerebbe andare a bussare?
«Facciamo una cosa: sentiamoci il giorno 7 gennaio 2027, magari potrei venire a bussare proprio a casa vostra! Non si sa mai… ».

Conduttore di “The Golden Bachelor”
Pacelli è anche un conduttore ed è stato al timone della prima edizione italiana di The Golden Bachelor, andata in onda su Real Time (canale 31) lo scorso anno. Il programma ha seguito il viaggio sentimentale del sessantenne Massimiliano “Max” Pace, in cerca dell’amore tra sedici concorrenti over 60. Dove rivederlo? Gli episodi sono disponibili in streaming sulla piattaforma discovery+. Buona visione a tutti!

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