Venezia 82: ecco quali sono i film imperdibili!
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Il tappeto rosso è un viavai di star internazionali, le gondole fremono e il Lido si è trasformato ancora una volta nel cuore pulsante del cinema mondiale: Venezia 82 è in pieno svolgimento e i riflettori sono puntati non solo sulle celeb che sfilano in Laguna, ma soprattutto sui film in concorso. Perché la Mostra si è confermata il festival più glamour d’Italia, ma anche il più sorprendente per temi, generi e storie capaci di mescolare sogno e realtà. Ecco allora i film imperdibili di quest’edizione, quelli da segnare in rosso sull’agenda del cinefilo.

Non poteva che toccare a Paolo Sorrentino inaugurare la 82ª edizione. Con La Grazia, il regista premio Oscar porta sul Lido Toni Servillo, fedele complice di sette film, insieme ad Anna Ferzetti. Il film racconta gli ultimi mesi di mandato del Presidente della Repubblica Mariano De Santis (Servillo), chiamato a decidere su tre provvedimenti delicatissimi: una legge sull’eutanasia e due domande di grazia. Tra ricordi dolorosi, dubbi morali e confronti serrati con la figlia Dorotea (Ferzetti), il protagonista riflette sul confine tra diritto e coscienza, vita e morte, amore e tradimento, in un intreccio intimo e politico che diventa riflessione universale sulla libertà e sulla responsabilità etica.

Pura estasi visiva: Ghost Elephants di Werner Herzog promette un viaggio ipnotico nella giungla angolana sulle tracce di una mandria che potrebbe esistere o meno. Un documentario, ma anche una meditazione sulla natura e sull’uomo, firmata da un maestro che a Venezia ci è andato per ricevere il Leone d’Oro alla carriera. Il film promette immagini visionarie e riflessioni di un regista indomito che al Lido porta ancora il brivido della scoperta.

Era il debutto più atteso: Julia Roberts per la prima volta sul red carpet veneziano. Lo ha fatto con After the Hunt, diretto da Luca Guadagnino, thriller accademico che mette al centro le accuse di molestie in un college americano: un’intensa Julia nei panni di una professoressa coinvolta, suo malgrado, nello scandalo. Accanto a lei Andrew Garfield e la nuova stella Ayo Edebiri: un mix da brividi per un cinema che mescola clamore e suspense.

Non meno atteso il ritorno del regista della vendetta per eccellenza: No Other Choice di Park Chan-wook, un bagno di sangue elegante e glaciale che farà tremare anche gli spettatori più corazzati. Il maestro coreano racconta la storia di un manager che, perso il lavoro, si trasforma in killer dei suoi competitor. Dopo la “trilogia della vendetta”, Park firma un nuovo racconto spietato, elegante e… disturbante.

Gotico e storia si intrecciano al Lido. Frankenstein di Guillermo del Toro riporta in vita il mito di Mary Shelley con Jacob Elordi nei panni della creatura, Oscar Isaac come scienziato folle e Mia Goth inquietante Elizabeth. A rispondere dall’Italia è Duse di Pietro Marcello, ritratto poetico della più grande diva del teatro, Eleonora Duse, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi. Entrambi, a modo loro, riscrivono il mito.

Dall’horror al cuore, con Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch. Cate Blanchett, Adam Driver, Charlotte Rampling e Tom Waits compongono un cast da sogno per un film che racconta la fatica di essere figli e genitori quando il tempo non aspetta. Una storia sulle difficoltà di essere figli adulti, un film malinconico e ironico, anti-azione per definizione. Sul fronte italiano, Antonio Capuano presenta L’isola di Andrea, un legal drama familiare che racconta la lotta per la custodia di un figlio. Stessa materia incandescente: le relazioni che ci definiscono.
Emma Stone torna a collaborare con Yorgos Lanthimos in Bugonia, per un racconto tra alieni e cospirazioni, grottesco e irresistibile. Un mix che promette di far discutere. Ma sul Lido incombe anche la paura del presente con Kathryn Bigelow: A House of Dynamite racconta il terrore dell’escalation atomica, confermando la regista come sguardo implacabile sulla società americana.

L’attualità politica esplode in The Wizard of the Kremlin di Olivier Assayas, con Jude Law nei panni di un Putin algido e Paul Dano come consigliere burattinaio. A chiudere il festival sarà invece Chien 51 di Cédric Jimenez, distopia ambientata in una Parigi divisa in zone sociali controllate dall’intelligenza artificiale: un finale che sembra un avvertimento.
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