Valérie Perrin, la regina dei romanzi che non lasciano il segno
In questo articolo
In questo articolo
Valérie Perrin è diventata la scrittrice più chiacchierata degli ultimi anni. In Francia come in Italia, se entri in una libreria o in un gruppo di lettura, prima o poi qualcuno ti dirà: “Hai letto Cambiare l’acqua ai fiori?” — con lo stesso tono con cui si chiede “Hai visto l’ultima di Netflix?”.
Partiamo da lì: Cambiare l’acqua ai fiori. La storia di Violette Toussaint, guardiana di un cimitero, che mescola lutti, amori e incontri improbabili. Sulla carta sembra un romanzo potente, nella realtà — almeno per me — è un fiume di buone intenzioni zuccherato fino all’eccesso. La scrittura è scorrevole, certo, ma spesso costruita a tavolino per commuovere. Personaggi che parlano più per frasi da cioccolatino che per esperienza vissuta. Non stupisce che abbia venduto milioni di copie, ma io, chiuso il libro, ho avuto la stessa sensazione di quando esci da un film troppo ruffiano: emozionato sì, convinto no.

Poi è arrivato Tre. Più corposo, più ambizioso, meno melenso. Tre amici, un patto d’infanzia, un mistero che si svela a poco a poco. Qui Perrin riesce a gestire meglio la trama, a creare attesa, a dare più spessore ai personaggi. Però, dopo qualche centinaio di pagine, il meccanismo si ripete: rallentamenti, lunghezze, colpi di scena inseriti con il contagocce per non far addormentare il lettore. Alla fine resta un romanzo piacevole, ma non memorabile.

Ed eccoci a Tatà. L’ultimo nato in casa Perrin, un libro che si legge in un soffio e che mantiene tutte le caratteristiche del suo stile: semplicità, fluidità, emozione facile. Perfetto per chi cerca compagnia e leggerezza, meno per chi vuole scavare davvero. Anche qui ho avuto la stessa impressione: ti lasci trascinare, arrivi senza fatica in fondo, chiudi l’ultima pagina e pensi “E quindi?”.
Il punto è questo: i libri della Perrin si leggono come quelli di Fabio Volo (sì, l’ho detto): ti accompagnano per qualche ora, ti danno l’illusione di profondità, ma svaniscono subito dopo. Intrattenimento? Sì. Letteratura che lascia il segno? No.
Insomma: Perrin è la regina dei “libri da club del libro obbligato”. Romanzi che ti fanno sentire parte della conversazione collettiva ma che non ti cambiano la vita. Da leggere in treno, sotto l’ombrellone, la sera dopo una giornata storta. Ma non aspettatevi Proust.
E nemmeno Fabio Volo.

A te l'onere del primo commento..