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Continua la corsa senza sosta del turismo dopo gli anni del Covid: secondo il "World Tourism Barometer" di UN Tourism, il 2024 ha segnato la definitiva ripresa del settore. L’Europa si conferma la meta più gettonata con 747 milioni di turisti soltanto nel 2024
Il termine overtourism indica una condizione in cui un luogo, in un determinato momento, riceve un numero eccessivo di visitatori, superando la capacità di accoglienza del territorio. Sebbene non esista una cifra precisa e ufficiale che stabilisca il numero di visitatori consentiti, diversi fattori – economici, sociali e ambientali – indicano quando la presenza turistica diventa insostenibile e peggiora la qualità della vita dei residenti.
È un problema che oggi colpisce molte città europee, e che ha a che fare soprattutto con la grande diffusione degli affitti brevi, ovvero gli appartamenti che vengono messi a disposizione dei turisti per pochi giorni, spesso attraverso piattaforme digitali, in quanto più redditizi rispetto agli affitti a lungo termine.
Questo comporta una diminuzione della presenza di abitazioni a prezzi più bassi e accessibili, e allo stesso tempo causa un aumento generalizzato dei prezzi.
Ma i disagi sono di varia natura: per fare un esempio, lo scorso anno, a Santorini (Grecia) è stato consigliato ai cittadini di non uscire di casa a causa del sovraffollamento: in un solo giorno sono arrivati ben 11.000 turisti sull’isola, che di suo conta appena 15.000 abitanti!

I disagi ambientali e sociali
Molti luoghi, diventati mete irrinunciabili semplicemente perché apparsi in film, serie tv, spot pubblicitari o resi virali dai social, rischiano di essere danneggiati dall’eccessivo afflusso di persone. È il caso del Lago di Braies, in Trentino Alto Adige, diventato ormai una destinazione da selfie da parte di parecchi turisti “mordi e fuggi”. Questo tipo di turismo veloce causa un aumento dell’inquinamento, mette sotto pressione gli ecosistemi naturali e genera disagio per le comunità locali.
Lo stesso sta accadendo in Thailandia, dove la massiccia presenza di turisti e il costante afflusso di barche hanno gravemente danneggiato l’ecosistema dell’isola di Phi Phi Leh, in particolare la barriera corallina. L’aumento dei cumuli di rifiuti, la scomparsa della fauna selvatica e la morte dei coralli hanno costretto le autorità thailandesi a chiudere per diverso tempo la spiaggia di Maya Bay al pubblico, resa famosa dal film The Beach con Leonardo DiCaprio, per consentire il risanamento dell’ambiente marino.

Qual è la situazione in Italia?
Anche nel nostro Paese l’overtourism è una sfida sempre più seria. A Venezia, dove per ogni residente si contano almeno 21 turisti, continua anche nel 2025 la battaglia per contenere i numeri record dei visitatori giornalieri. Infatti, per cercare di limitare gli impatti negativi, è stato introdotto un ticket d’ingresso giornaliero di 5 euro se pagato entro il quart’ultimo giorno antecedente il giorno di accesso, altrimenti il costo sale a 10 euro. A peggiorare ulteriormente la situazione ha contribuito il recente matrimonio di Jeff Bezos, il fondatore e proprietario di Amazon, e della giornalista Lauren Sanchez. L’intera isola di San Giorgio, di fronte a San Marco, è stata affittata per diversi giorni creando non pochi disagi a causa dell’impatto generato dai jet privati usati dagli ospiti o altri mezzi, come navi ed elicotteri, altamente impattanti per l’ambiente.
Un’altra località simbolo del turismo di massa è quella delle Cinque Terre. Soprattutto durante i mesi estivi le spiagge si riempiono di turisti provenienti da tutto il mondo, molte abitazioni vengono trasformate in bed & breakfast e le strade dei paesini diventano praticamente invivibili. Per far fronte a questa emergenza che ormai va avanti da diversi anni, la Regione Liguria ha deciso di aumentare il costo del biglietto del “Cinque Terre Express”, il collegamento ferroviario che unisce, con tratte molto brevi (dai 4 ai 6 minuti) Monterosso al Mare, Riomaggiore, Vernazza, Corniglia e Manarola, nel tentativo di gestire meglio i flussi di visitatori.
Anche il Sud non è immune al fenomeno. È il caso di San Nicola Arcella, in provincia di Cosenza, una delle mete della Calabria più condivise sui social negli ultimi anni. Secondo il Comune, dal primo giugno al 31 ottobre 2024, l’Arcomagno ha attirato oltre 80.000 visitatori provenienti da tutto il mondo, diventando così uno dei siti più visitati del meridione. Tuttavia, gli enormi gruppi di turisti rischiano di distruggere la biodiversità della zona, tanto che è stato imposto un numero contingentato di ingressi alla spiaggia.

Le proteste (e le ragioni della protesta)
Lo scorso 15 giugno molte delle principali mete turistiche del Sud Europa sono state protagoniste di una protesta collettiva contro il turismo di massa, che, secondo molti abitanti, sta svuotando e danneggiando i centri urbani più visitati, oltre a essere la causa di una pesante crisi immobiliare. L’aumento incontrollato degli affitti, la trasformazione degli spazi pubblici in attrazioni turistiche e l’impatto ambientale stanno rendendo impossibile la vita quotidiana per i residenti. Le manifestazioni sono state promosse da decine di organizzazioni sindacali e movimenti locali contrari a un modello economico che, secondo loro, privilegia i turisti a danno degli abitanti delle città. Molte le città spagnole coinvolte, tra cui Barcellona, Ibiza, Malaga, Palma di Maiorca, San Sebastián e Granada, ma anche Parma, Genova e Venezia in Italia, e Lisbona in Portogallo. Gli attivisti sono scesi per le strade “armati” di pistole ad acqua, diventate ormai il simbolo delle proteste contro il turismo di massa in città e hanno urlato cori come “tourists go home” (turisti andate a casa).
L’obiettivo principale non è attaccare i turisti in quanto tali, ma sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi su un modello di turismo ormai ritenuto insostenibile.
È necessario quindi adottare politiche pubbliche che mettano al centro la sostenibilità e il rispetto nei confronti dei luoghi ma anche di chi li abita.

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