Legge elettorale, il governo va sotto sull’emendamento delle preferenze e adesso trema
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Trema la maggioranza e la tenuta del governo dopo che alla Camera dei Deputati è stato respinto, tramite voto segreto, l’emendamento di Fratelli d’Italia alla nuova legge elettorale che prevedeva la reintroduzione delle preferenze. Il governo, inizialmente intenzionato a rimettersi all’Aula – come annunciato in mattinata dal ministro Elisabetta Casellati al gruppo di Forza Italia – ha espresso alla fine parere favorevole sul testo. Nonostante questo, nel voto a scrutinio segreto sono mancati i voti necessari per l’approvazione, determinando la bocciatura del provvedimento e la spaccatura della maggioranza che adesso cerca di rimettere insieme i pezzi per continuare. «Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude», ha detto dopo il voto la premier Giorgia Meloni che ha aggiunto: «Anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione».

Alla vigilia del voto, durante una video call d’emergenza con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva avvertito gli alleati di governo: «Ve lo dico chiaramente: se l’emendamento sulle preferenze non passa, si va al voto». Gli alleati hanno promesso il loro impegno, chiarendo però che con il voto segreto è impossibile escludere la presenza di “traditori”. Oggi non è prevista alcuna dimissione del presidente del Consiglio ma la tensione è palpabile. Sul fronte interno, si registrano malumori in Fratelli d’Italia per l’assenza del leghista Lorenzo Fontana alla presidenza della Camera al momento del voto (sostituito da Fabio Rampelli di FdI) e per i franchi tiratori interni alla Lega e a Forza Italia. Tra le reazioni dei singoli esponenti politici, il capodelegazione di FdI, Francesco Lollobrigida, ha ridotto la portata dell’evento parlando di una «cosa puntiforme» e non di un dissenso organizzato, aggiungendo tuttavia che le eventuali conseguenze: «Le vedremo quando sarà il momento».

Il dibattito si sposta ora sulle conseguenze politiche della bocciatura e sul futuro della legge elettorale. Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, è intervenuto sulla possibilità di correggere il testo nel successivo passaggio parlamentare a Palazzo Madama: «Si potrà giocare un secondo tempo al Senato, dove sul punto non è previsto il voto segreto e ci sarà la possibilità concreta di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera». Successivamente, lo stesso La Russa ha parzialmente corretto la dichiarazione con i cronisti: «Se si è trattato di un infortunio, è facile recuperare al Senato, se invece le ragioni fossero diverse, ha ragione Meloni e si apre un momento di riflessione seria che tocca al governo». Dal Quirinale la situazione viene monitorata senza interventi diretti, poiché la votazione ha rappresentato una sconfitta parlamentare della maggioranza e non un voto di sfiducia formale al governo. L’esame della nuova legge elettorale riprende oggi nell’aula della Camera: le opposizioni ieri hanno ritirato tutti i loro emendamenti, ne restano da votare oggi una sessantina. La segretaria del Pd, Elly Schlein, questa mattina in radio ha ribadito: «Il governo è stato sfiduciato da deputati di maggioranza, è stata punita l’arroganza di Meloni. Elezioni a settembre? Noi siamo pronti in ogni momento”.
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