
Michele Cucuzza: «Cara Milly, voglio prendere il posto di Selvaggia Lucarelli!»
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Michele Cucuzza si candida a sorpresa a giurato di Ballando con le Stelle, perché, come ci ha svelato in questa intervista, per lui il segreto della vita è cambiare sempre. Abbiamo incontrato nella sua Catania il noto giornalista, che ci ha parlato degli sviluppi del suo lavoro, della sfida dell’IA, dell’esperienza di GF Vip e di tanto altro.
Michele Cucuzza ha raccontato l’Italia attraverso stagioni televisive profondamente diverse, vivendo in prima linea l’evoluzione del piccolo schermo e del giornalismo. Oggi dirige due telegiornali regionali in Sicilia, Tg Sicilia di Antenna Sicilia e Sicilia 24 di Telecolor, ma continua a osservare con attenzione i cambiamenti della comunicazione contemporanea, tra social network, intelligenza artificiale e nuove sfide per l’informazione, riflettendo sul futuro della televisione, sul ruolo del giornalismo nell’epoca delle fake news e persino sulla funzione specifica dei reality.
I profondi cambiamenti del piccolo schermo

Lei ha vissuto e plasmato la televisione d’oro degli anni Novanta e Duemila. Guardando il palinsesto odierno, in che cosa riconosce la sua televisione e cosa invece sembra irrimediabilmente cambiato?
«È cambiato tutto. Ai miei tempi, non c’era la presenza così forte del web. Oggi è un mondo basato sulla velocità, ma anche sull’insicurezza e sull’incertezza delle fonti. La televisione continua a svolgere il suo ruolo, ma è insidiata dal crescente fascino dei social, soprattutto tra i più giovani, che difficilmente si fermano davanti al piccolo schermo e preferiscono lo schermo di uno smartphone o di un computer».
A proposito di giovani, tra i volti emergenti della TV c’è Stefano De Martino, che guiderà Sanremo 2027. Da storico conduttore Rai come guarda a questo nuovo corso?
«Non sono la persona più adatta per dare giudizi sui colleghi. Mi sembra però, da quello che vedo, un conduttore molto simpatico e preparato. Credo abbia davanti a sé una lunga strada e glielo auguro con affetto e stima».
Una volta esistevano le grandi bandiere televisive. Oggi c’è molta più fluidità tra le reti: si pensi al recente passaggio di Milo Infante a Mediaset.
«Succede. Sono fenomeni che hanno il loro corso. Non spetta a me giudicare se sia meglio o peggio: sono semplicemente evoluzioni naturali delle tendenze».
C’è una tendenza della televisione attuale che non le piace o che ritiene stia impoverendo il mezzo?
«No. Le reti generaliste fanno il loro mestiere e lo fanno bene. La mia preoccupazione riguarda piuttosto l’esasperazione del bipolarismo e della polarizzazione che i social alimentano, spesso in modo stupido e talvolta violento. Una violenza che poi esplode al di fuori della Rete, come il dilagare delle baby gang ci insegna. Questo è il vero problema».
Oggi cronaca nera e cronaca rosa si intrecciano occupando molte ore di palinsesto. Ma dove sta il confine tra dovere di cronaca e spettacolarizzazione del dolore?
«È un tema che veniva sollevato anche ai miei tempi. Io non vedo spettacolarizzazione. Gli italiani sono sempre stati appassionati dei fatti di cronaca. Sono vicende che incuriosiscono, inquietano e interrogano. Perché stupirsi se si parla tanto del caso Garlasco? È una storia che incuriosirebbe chiunque. C’è una giovane vittima, c’è una condanna definitiva e oggi emerge un nuovo indagato. Come si fa a non restarne turbati e incuriositi? Riguarda la giustizia, gli investigatori e rappresenta uno specchio della nostra società. Non capisco perché si debba condannare chi desidera seguirla».
In un’epoca dominata da fake news e social network, qual è oggi il ruolo sociale di un telegiornale?
«Io conduco un telegiornale regionale siciliano, ma il principio vale ovunque. Noi siamo giornalisti professionisti e abbiamo obblighi precisi. Non possiamo inventare notizie, diffamare o costruire immagini false. L’intelligenza artificiale invece può farlo. Il confine è nettissimo. Questa è la mia vera preoccupazione. Oggi scorri un social e la prima domanda che devi porti è: questa foto è vera? Questo video è autentico? Io, che faccio il giornalista da tanti anni, me lo chiedo continuamente. Immagini un ragazzo: come può distinguere il vero dal falso? Dove si costruisce lo spirito critico? Il rischio è enorme. Rischiamo di perdere la lucidità di intere generazioni. Non li colpevolizzo, ma spesso non hanno gli strumenti per discernere. E tutto questo, come dicevo, alimenta una polarizzazione continua che porta le persone a giudicare, attaccare e insultare. Il rischio è che questa aggressività si trasferisca poi nella vita reale. Dobbiamo trovare strumenti per arginare un fenomeno incontrollato che arricchisce pochi e rischia di produrre enormi quantità di disinformazione».
L’intelligenza artificiale è sempre più presente anche nel giornalismo…
«Si arginano i rischi con la coscienza e con il senso del professionismo. È uno strumento comodo, rapidissimo, che può aiutarti ad aggiornarti. Ci sono strumenti che raccolgono informazioni e fonti in modo molto utile. Il problema nasce quando qualcuno fa il furbo. Copiare testi e spacciare per proprio il lavoro altrui non si può fare. Sono convinto che i giornalisti professionisti seri non lo facciano».
Il ruolo dei reality oggi e la sua esperienza

Lei ha partecipato a Grande Fratello Vip. Il reality ha ancora una valenza sociologica?
«No. Credo sia solo sano spettacolo. Vedere personaggi noti confrontarsi sulla convivenza o su temi quotidiani non ha nulla di male. Nelle prime edizioni forse qualcuno cercava davvero un esperimento sociologico, perché c’erano persone sconosciute. Oggi mi sembra una forma di intrattenimento tra le altre, con una sua dignità».
Qual è l’insegnamento più importante che si è portato a casa da quell’esperienza?
«La curiosità verso il mondo, l’apertura verso l’altro e la disponibilità all’ascolto. Un giornalista è curioso per natura e questa curiosità diventa apertura. Rischiamo sempre più spesso di chiuderci, di isolarci e di essere rabbiosi verso gli altri. Invece dobbiamo rimanere disponibili verso ciò che non conosciamo, con una curiosità benevola e senza paura dell’altro. Naturalmente senza rinunciare allo spirito critico quando serve».
Cambiando discorso, recentemente ha accompagnato sua figlia Matilde all’altare. Cosa ha provato?
«Ero molto felice, soprattutto perché Matilde e suo marito Tommaso erano felicissimi. La loro gioia si è trasferita a tutti noi presenti. Ho avuto il privilegio di accompagnarla all’altare ed è stata una vera trasmissione di felicità. In un’epoca in cui rischiamo di essere tutti chiusi davanti a uno schermo, quel giorno era tutto autentico, semplice e diretto. Eravamo in tanti a Santa Marinella, 180 persone in una location meravigliosa, ma ciò che contava davvero era vedere la felicità di mia figlia».

Padre innamorato e nonno super felice

Ha due figlie nate da relazioni diverse, ma è riuscito a costruire una famiglia unita. Qual è stato il segreto?
«Sapevo di non poter essere sempre presente come in una famiglia tradizionale, ma ho cercato di compensare con il sentimento. Verso i figli non può esserci altro che amore. Le ho amate dal primo istante, ho assistito alla nascita di entrambe e non smetterò mai di amarle. Credo di essere riuscito a fare in modo che si sentissero sorelle e infatti si adorano. Molto lo devo anche alle loro madri, che sono state bravissime. Oggi abbiamo un rapporto bellissimo. Ci sentiamo continuamente, condividiamo momenti e affetto. Non mi vergogno di usare questa parola: noi ci amiamo».
Da poco tempo la sua vita è stata stravolta in positivo dalla nascita della piccola Ottavia. Che nonno è?
«Ottavia mi riempie di gioia. È una bambina sempre allegra, curiosa e piena di vita. Non è quasi mai arrabbiata, sorride sempre. L’ho vista crescere da quando era un batuffolo fino a ora, coi suoi primi passi e le prime parole. Ha un carattere straordinario e credo dipenda molto dai suoi genitori, Carlotta e Barnabé. È una bambina che mette allegria, che ti fa venire voglia di stare con lei tutto il giorno. Fa bene anche a me».
Se dovesse guardarsi allo specchio oggi, chi è Michele Cucuzza?
«Una persona che ha cercato di evolversi. Credo che il nostro compito non sia restare quelli che eravamo, ma continuare a crescere, imparare, essere curiosi del mondo e degli altri. Io non sono più quello di vent’anni fa, né quello di trenta o quaranta anni fa. Si cambia, si evolve. E questo percorso di crescita continua è ciò che mi piacerebbe fosse ricordato».
A proposito di evoluzioni, l’abbiamo vista giornalista, conduttore e concorrente di Grande Fratello Vip. La vedremo mai anche come ballerino a Ballando con le Stelle?
«Non scherziamo! Non è roba per me. Mi piacerebbe però partecipare al programma magari come giurato. La butto lì… !».
Be’, con Selvaggia Lucarelli al timone de L’Isola dei Famosi, si è liberato un posto in giuria…
«Se davvero si liberasse un posto, tramite questa intervista mando un messaggio a Milly Carlucci: io sono qua, arrivo quando volete, compatibilmente con gli impegni al telegiornale, ovviamente!».





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