
L’incubo giudiziario che ha travolto la Torre di Pasolini
La Torre di Chia, ultima dimora di Pier Paolo Pasolini, è al centro di un complesso contenzioso sugli usi civici che rischia di restituire il bene al patrimonio collettivo. Gabriele Gallinari, che l’ha acquistata e restaurata, racconta la sua battaglia giudiziaria e il procedimento di reintegra avviato dalla Regione Lazio. Al centro della vicenda anche la tutela del patrimonio culturale, il futuro della Torre e le attività nell’area circostante.
«Sto subendo un esproprio a titolo gratuito della casa di cui sono legittimo proprietario. In Italia oggi è possibile essere cacciati dalle proprie abitazioni, regolarmente acquistate, restaurate e manutenute, sulla base di retaggi medievali aboliti in tutta Europa». A parlare con noi è Gabriele Gallinari, attore palermitano, romano di adozione, che nel 2021 acquistò nel viterbese la Torre di Chia, ultima dimora di Pier Polo Pasolini, dagli eredi dello stesso.
«La casa in questione, realizzata ex novo da Pier Paolo Pasolini con la collaborazione di Dante Ferretti, custodita e manutenuta per cinquant’anni dagli eredi Pasolini e vincolata nel 2001 dal Ministero dei Beni Culturali, necessitava di un’opera di restauro importante. Gli eredi del Poeta, ritenuto di non poter continuare a sostenerne i costi di manutenzione, provano per circa un anno a interessare le Istituzioni ad acquisire il bene. Fallito questo tentativo, decidono nel 2020 di metterlo in vendita. L’immobile rimane sul mercato per mesi. Nessun interesse concreto».

Arrivati a questo punto, qualcosa però cambia…
«Ritenendo che la proprietà meritasse di essere salvata dal degrado a cui andava incontro, decido di acquistarla dagli eredi di Pasolini dopo che il Comune certifica l’assenza di usi civici e che lo Stato rinuncia alla prelazione, spiegandone le ragioni in un’interrogazione parlamentare. Per farlo vendo la mia prima casa, la mia abitazione di Roma. Investo dunque quattro anni e un’ingente somma di denaro nel restauro del bene sotto l’attenta vigilanza della Soprintendenza, sottoscrivo una convenzione con il Comune di Soriano nel Cimino per riaprire il complesso al pubblico con le stesse modalità con cui lo facevano gli eredi e inoltre intensifico le iniziative culturali a titolo gratuito».
Da questo momento inizia la rocambolesca vicenda?
«Esatto. Succede che un’Università Agraria, ente privato vincolato ad attività agro-silvo-pastorale che conta 120 iscritti e gestisce il bosco circostante, rivendica la proprietà di Pasolini a titolo gratuito, sostenendo per la prima volta in 200 anni che sia gravata da uso civico. Non si tratta di un ateneo, di un ente pubblico o dello Stato, ma di un soggetto privato che gestisce beni demaniali».
Eppure da un punto di vista burocratico e legale sembrava essere tutto in regola.
«I miei legali infatti contestano immediatamente la legittimazione dell’ente privato, ma il Commissario unico per la liquidazione degli Usi Civici di Lazio, Umbria e Toscana prosegue il giudizio attivando i suoi poteri d’ufficio e dando mandato al suo consulente tecnico di fiducia. La consulenza tecnica d’ufficio esclude senza ombra di dubbio che la proprietà Pasolini sia gravata da usi civici, confermando quanto già certificato dal Comune di Soriano nel Cimino, che nel frattempo si costituisce dalla mia parte. Nonostante ciò, il Commissario decide in senso opposto al proprio consulente tecnico di fiducia, senza motivarne il perché. Ordina quindi alla Regione Lazio di eseguire l’esproprio del bene e di reintegrarlo nel patrimonio dell’ente privato, senza alcun indennizzo».

Lei fa ricorso?
«Certamente, presso la Corte d’Appello di Roma sezione Usi Civici presentando istanza di sospensione della sentenza di primo grado».
E… ?
«La Corte d’Appello rigetta la mia domanda sostenendo che non sia riuscito a dimostrare il periculum perché la perdita della casa di abitazione non costituirebbe danno grave e irreparabile. Fissa per luglio 2028 l’udienza per la decisione del merito».
La Regione procede con l’esproprio intanto?
«Certo, avvia il procedimento di esproprio gratuito… o meglio “reintegra” di terreni e fabbricati con una sentenza non passata in giudicato e appello pendente. Senza tenere conto che un eventuale reintegra dovrebbe riconoscere almeno l’indennizzo delle migliorie eseguite in buona fede in assenza da tempo immemore di usi civici manifesti, come previsto dal Codice Civile (costo di acquisto delle case realizzate ex novo da Pasolini, restauro e manutenzione per un totale pari circa a Eur 1.100.000). Un esproprio a titolo gratuito sarebbe incostituzionale».
In tutto questo, l’ente privato Università Agraria di Chia cosa fa?
«Parallelamente, lo stesso ente utilizza il bosco circostante come attrazione turistica dedicata a Pasolini. Mi spiego: secondo la documentazione disponibile (atti depositati al TAR), un’area boschiva di 20 ettari recintata senza autorizzazione verrebbe utilizzata per eventi, set fotografici, produzioni cinematografiche e attività commerciali, mentre in giudizio l’ente privato rivendica che la proprietà privata appartenuta a Pasolini dovrebbe essere restituita perché gravata da uso civico e dunque deputata a finalità agro-silvo-pastorali».
Lei ritiene che ci sia un paradosso?
«Già. Da una parte, si sostiene di fatto che Pier Paolo Pasolini fosse abusivo a casa sua. Dall’altra, il suo nome, la sua immagine e quella della Torre vengono utilizzati -senza alcuna autorizzazione da parte degli eredi del Poeta- come principale richiamo turistico e commerciale dell’area circostante trasformata in un parco a tema a pagamento, la cui regolarità è oggetto di contestazione. Nel frattempo, il Comune ha contestato la realizzazione di 28 manufatti realizzati nel cosiddetto “Parco delle Cascate di Chia”, privi delle necessarie autorizzazioni e ha notificato un ordine di demolizione, mentre il TAR ha respinto la richiesta cautelare dell’ente privato Università Agraria. Sono dunque stati notificati un ordine di demolizione e una sanzione di 20.000 euro».

Il caso della Torre di Pasolini rappresenta l’esempio più emblematico di una realtà giudiziaria poco conosciuta, quella degli usi civici, istituita nel ‘400 e abolita in tutta Europa tranne che in Italia.
«Sì, da circa trent’anni il Commissario per la liquidazione degli Usi Civici continua a esercitare poteri d’ufficio eccezionalmente estesi, originariamente previsti come misura transitoria. La stessa Corte Costituzionale, con la sentenza n. 125 del 2025, ha evidenziato la necessità di un intervento del legislatore. Negli ultimi anni le decisioni di alcuni Commissariati agli usi civici (Lazio, Umbria, Toscana, Abruzzo), soprattutto tramite l’esercizio del potere d’ufficio, hanno riguardato vicende destinate a far discutere. Vicende molto diverse tra loro ma accomunate da un elemento: l’utilizzo di poteri straordinari che molti giuristi ritengono incompatibili con il nostro ordinamento fondato sul principio del giusto processo».
La vicenda pone quindi interrogativi che vanno ben oltre il singolo caso.
«Infatti. È per esempio compatibile con i principi costituzionali che un potere d’ufficio nato come provvisorio continui a produrre effetti così incisivi dopo trent’anni? Quali garanzie hanno cittadini e proprietari, italiani e stranieri, quando un unico magistrato dispone di poteri così estesi? Possibile nel 2026 rischiare di essere cacciati fuori dalle nostre legittime abitazioni per dei retaggi medievali?».
Cosa succederà adesso?
«Mi sono rivolto alla Regione Lazio chiedendo di sospendere il procedimento di “reintegra” in attesa che la sentenza sia definitiva e inoppugnabile e di valutare se l’ente privato agrario che rivendica la casa di Pasolini, la cui condotta risulterebbe al vaglio delle autorità competenti (Comune e Sovrintendenza), sia un soggetto adatto alla gestione di un simile patrimonio culturale. Non un ettaro di terreno sul quale sia stata costruita abusivamente una baracca, ma un monumento di interesse storico artistico vincolato dal Ministero dei Beni Culturali e già aperto al pubblico. La Regione Lazio con determinazione notificata lo scorso 7 settembre ha confermato l’esproprio a titolo gratuito, concedendomi 30 giorni per rilasciare spontaneamente la mia prima casa e 60 giorni per impugnare al TAR. Ha inoltre stabilito che sarò io – definito “occupatore” – al momento del rilascio a pagare un indennizzo all’ente privato come se avessi occupato la casa che ho invece regolarmente acquistato, restaurato, manutenuto e riaperto al pubblico».
Che posizione hanno preso le Istituzioni?
«Nel primo grado di giudizio il Comune di Soriano si è costituito dalla mia parte. Ministero dei beni culturali e Regione Lazio non erano intervenute ritenendola una lite tra due privati. Dimenticando forse che si tratta di un bene di interesse storico artistico e culturale, vincolato dalla Sovrintendenza nel 2001 che – come ha dichiarato Graziella Chiarcossi, cugina ed erede di Pasolini in una accorata lettera di denuncia affidata alle pagine del Messaggero – “sta per essere CONSEGNATA in mani sbagliate”. Lo scorso 18 settembre i senatori Walter Verini e Francesco Verducci hanno presentato un’interrogazione parlamentare in cui si chiede al ministro della Cultura Alessandro Giuli di assumere iniziative per tutelare la Torre di Chia, uno dei luoghi più significativi per la vita e l’arte di Pier Paolo Pasolini. Per sensibilizzare Istituzioni e opinione pubblica e cercare di salvare la proprietà dall’esproprio ho lanciato su change.org una petizione rivolta alla Regione Lazio intitolata Pasolini “abusivo”? Salviamo la sua torre! In pochi giorni ha raggiunto oltre 3.000 firme, grazie anche agli appelli di Liliana Cavani, dello stesso Dante Ferretti e di molti altri esponenti del cinema e amici del Poeta profondamente turbati da questa surreale situazione».
#salviamolatorredipasolini




A te l'onere del primo commento..