L’attentato a Trump, chi è l’uomo che ha sparato. Le polemiche sulla sicurezza
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Voleva uccidere Donald Trump, Cole Tomas Allen, 31 anni, residente a Torrance, in California, autore della sparatoria alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca a Washington. Secondo le prime indiscrezioni, Allen lavorava sia come insegnante sia come sviluppatore di videogiochi. Nel dicembre 2024 era stato premiato come “insegnante del mese”, riconoscimento confermato anche da contenuti pubblicati sui social dell’azienda. Sui social dell’aggressore è stata trovata “retorica anti-Trump e anti-cristiana” come riporta la rete Cbs. Dagli elementi raccolti dagli investigatori, emerge chiaramente che prendeva di mira membri dell’amministrazione. Nessun riferimento diretto c’era però alla cena dei corrispondenti. Le autorità ritengono che abbia agito da solo: era armato con pistole e coltelli e risultava incensurato.

L’allarme è scattato quando in Italia erano circa le 2.30 di notte: quando si sono sentiti gli spari alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Cole Tomas Allen ha aperto il fuoco nella lobby dell’hotel Hilton dove si stava svolgendo l’evento. Il presidente americano Donald Trump, la first lady Melania e il vice presidente Jd Vance sono stati portati fuori dalla sale dagli agenti della sicurezza, incolumi. Nella sparatoria, avvenuta sempre fuori dalla sala in cui era in corso la cena, un agente delle forze dell’ordine è stato colpito, indossava il giubbotto antiproiettile ma è stato portato in ospedale e poi dimesso. Trump ha poi detto di avergli parlato: “Sta bene”.

«Non è la prima volta nell’ultimo paio di anni che i repubblicani vengono attaccati o uccisi. Alla luce di questa sera, chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente. Vale per i repubblicani, i democratici, gli indipendenti, i progressisti», ha detto il Presidente in un punto stampa allestito due ore dopo alla Casa Bianca, dopo aver condiviso sul suo social Truth la foto dell’aggressore al momento dell’arresto, con la faccia a terra circondato dagli agenti. «Una persona malata, molto malata con diverse armi con sé – ha aggiunto Trump – Quella del Presidente degli Stati Uniti è una professione pericolosa. Anzi, non riesco a immaginare alcuna professione che lo sia di più. Tuttavia, amo il mio Paese e ne vado molto fiero. Sono estremamente orgoglioso del lavoro che abbiamo svolto», ha detto.

Intanto non mancano le polemiche sulla sicurezza. Sollevate dallo stesso attentatore che ha scritto un biglietto dopo il suo arresto: «Che diavolo sta combinando il Secret Service? Scusate, ora mi sfogo un po’ e abbandono il tono formale. Mi aspettavo telecamere di sicurezza a ogni angolo, stanze d’albergo sotto controllo, agenti armati ogni tre metri, metal detector a non finire. Quello che ho trovato (chissà, magari mi stanno facendo uno scherzo!) è niente. Nessuna sicurezza. Nemmeno sui mezzi di trasporto. Nemmeno in hotel. Nemmeno all’evento». Infatti, come detto dallo stesso Allen, lui si è potuto registrare nell’albergo sede dell’evento senza controlli particolari. Nessuno si è accorto del suo fucile a pompa, della sua pistola e dei suoi coltelli: «Entro con diverse armi e nessuno lì dentro pensa minimamente che io possa rappresentare una minaccia. La sicurezza all’evento è tutta all’esterno, concentrata sui manifestanti e sugli arrivi, perché a quanto pare nessuno ha pensato a cosa succederebbe se qualcuno arrivasse il giorno prima».
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