
Nasce IRIS, lo sportello antiviolenza per italiane all’estero
In questo articolo
Inaugurato il primo sportello antiviolenza dedicato alle connazionali all’estero. Un modello operativo innovativo che parte dal Marocco e che sarà presto replicato in altri Paesi.
Davanti all’incremento esponenziale degli episodi di violenza, si moltiplicano anche i tentativi di prevenirli, lo sportello antiviolenza rappresenta uno degli strumenti più efficaci di primo intervento. A lungo abbiamo parlato degli aspetti normativi, delle nuove leggi, dei correttivi in atto al Codice Rosso e della creazione di veri e propri “team” ad hoc in seno alle Forze dell’Ordine. Eppure, sul territorio, il primo punto di contatto con le donne maltrattate sono sempre più, oramai, i centri di ascolto delle associazioni, oppure gli sportelli antiviolenza, alcune volte ospitati proprio nelle sedi di un’associazione, altre all’interno di spazi messi a disposizione dalle istituzioni: in ogni caso l’obiettivo è quello di andare incontro alle “utenti”, raggiungerle in ogni situazione.
Duemila richieste d’aiuto ogni anno
Nessuno però finora aveva avuto l’intuizione dell’Associazione Senza Veli Sulla Lingua che ha presentato IRIS, il primo sportello internazionale dedicato alle donne italiane vittime di violenza all’estero, con un modello operativo che parte dal Marocco e che sarà progressivamente replicato in altri Paesi. Può sembrare strano, ma ogni anno sono circa duemila le nostre connazionali all’estero che si rivolgono ai nostri uffici diplomatici per chiedere aiuto. Duemila. La fonte è sicuramente certa e qualificata, perché è proprio la stessa Farnesina.
Dunque, se duemila – tantissime – sono quelle che finora hanno trovato il coraggio di fare un passo “ufficiale”, come quello di rivolgersi a un diplomatico, viene facile immaginare che il numero reale sia ancora più alto, considerando che chi “supera lo scoglio” è una percentuale sempre minore – ce lo dicono tutti gli studi – rispetto alla mole di “maltrattate”. Soprattutto in alcuni Paesi in cui l’emancipazione femminile è più difficile da accettare, ancora oggi.
Un presidio antiviolenza senza confini

Ora – e per la prima volta – un nuovo servizio pensa anche a quelle italiane nel mondo, partendo dal Nordafrica per fornire aiuto a chi non ha facile accesso a strumenti di protezione: è lo sportello IRIS. Per approfondire la nascita e le finalità di questo progetto, abbiamo intervistato l’avvocata italo-yemenita Ebla Ahmed, fondatrice dell’associazione Senza Veli Sulla Lingua, che ne cura la gestione.

Avvocata, che cosa è questo sportello e come funziona?
«Senza Veli Sulla Lingua ha presentato il primo sportello globale pensato per raggiungere, e non solo accogliere, le donne italiane vittime di violenza fuori dal Paese, con un modello operativo che partirà dal Consolato Generale d’Italia a Casablanca (Marocco) e che sarà progressivamente replicato in altri Paesi. Il Console Generale d’Italia a Casablanca, dott. Francesco Capecchi ci ha dato tutta la sua fiducia credendo in questo progetto per far partire il primo sportello per le cittadine italiane vittime di violenza in un consolato italiano. Da subito anche l’On. Stefania Ascari, prima firmataria del Codice Rosso e componente Commissione Femminicidio, ci ha affiancato credendo fermamente in questo nostro progetto.

È questo il vuoto che IRIS intende colmare: quello delle italiane che vivono o lavorano all’estero e che, in situazioni di abuso, non hanno accesso immediato a tutele, ascolto e strumenti di protezione. Molte donne italiane all’estero non sanno a chi rivolgersi. Con IRIS siamo noi ad andare verso di loro: una porta aperta in mezzo al mondo, accessibile ovunque si trovino. Nessuna donna deve sentirsi sola, mai».
Il progetto parte dal Marocco. Sono previste altre aperture in futuro?
«Lo sportello IRIS è itinerante, attivabile presso consolati, associazioni, ONG, sedi aziendali e campus internazionali. Gli operatori dell’Associazione Senza Veli Sulla Lingua saranno in presenza ma anche affiancati dal sistema IrisConnect, la piattaforma tecnologica sviluppata con Sokom srl, che sarà un canale di comunicazione sicuro e protetto: videochiamate criptate, chat riservata, tasto rapido d’emergenza, presa in carico immediata e un team multidisciplinare composto da psicologi, legali, mediatori culturali e consulenti esperti. Con IRIS, Senza Veli Sulla Lingua apre ora una nuova frontiera di protezione, mettendo al centro le donne italiane nel mondo e garantendo loro un diritto fondamentale: non essere mai sole, nemmeno lontano da casa».
Fin qui abbiamo parlato delle italiane all’estero, ma ci sono anche tante donne straniere nel nostro Paese che vivono situazioni di maltrattamenti. Come si possono aiutare?
«Ci sono donne che per anni subiscono violenze domestiche, molestie sessuali o ricatti sul lavoro, che sono costrette al silenzio pur di non perdere il permesso di ricongiungimento familiare, un permesso che rende dipendenti da compagni violenti. L’Associazione Senza Veli Sulla Lingua, oltre all’assistenza legale penale, civile e di immigrazione e ai percorsi psicologici, mette a disposizione mediatori linguistici, mediatori culturali e interculturali. Abbiamo aiutato anche giovani ragazze straniere che erano vittime di matrimoni forzati ad avere la propria libertà».
Come si rivolgono le “utenti” a voi?
«Possono rivolgersi a noi tramite il nostro unico numero di telefono nazionale, 3398990750, o tramite mail info@senzavelisullalingua.com. Siamo molto attivi anche sui nostri canali social per essere più visibili dai giovani. Mentre lo sportello IRIS presso il Consolato generale d’Italia a Casablanca avrà una linea dedicata e una e-mail per appuntamenti che è partita da gennaio».
Che cosa si potrebbe fare ancora nella battaglia quotidiana contro la violenza sulle donne?
«La prima cosa importante è la formazione ai primi che accolgono la denuncia da parte della vittima, ad esempio le forze dell’ordine: non deve essere preso “alla leggera” niente. A volte è capitato che alla donna venisse risposto “Che vuole che sia signora, è solo uno schiaffetto”. Inoltre, importantissimo, sono le formazioni nelle scuole. Gli studenti di oggi saranno gli adulti del domani e in più si è abbassata l’età dei maltrattamenti».
Ha notato cambiamenti nella tipologia della vostra “utenza” negli ultimi anni? Da un punto di vista socio-culturale e anagrafico, ad esempio.
«Le donne vittime di violenza che si rivolgono a noi sono di ogni età, estrazione socio-culturale e condizione economica, includendo donne italiane e straniere, giovani e anziane, con o senza figli, spesso intrappolate in cicli di violenza psicologica, fisica, economica e sessuale, con una forte stigmatizzazione e isolamento sociale che rendono difficile chiedere aiuto. Non c’è un profilo unico: ma ultimamente l’età si è molto abbassata perché arrivano donne molto giovani. Per questo motivo Senza Veli Sulla Lingua è da sempre impegnata in progetti di sensibilizzazione, informazione, prevenzione ed educazione all’affettività in scuole di qualsiasi grado e nelle istituzioni, contribuendo a iniziative legislative, protocolli di tutela e programmi educativi».




A te l'onere del primo commento..