
Settimana Mondiale della Tiroide, dalla prevenzione alla diagnosi precoce
In questo articolo
In occasione della Settimana Mondiale della Tiroide, in programma fino al 31 maggio, la Professoressa Appetecchia spiega l’importanza della salute tiroidea, i sintomi da non sottovalutare e le strategie di prevenzione più efficaci.
In Italia la Giornata Mondiale della Tiroide si celebra il 25 maggio e apre la Settimana Mondiale di questa patologia, in programma quest’anno dal 25 al 31 maggio. In questa occasione, la Professoressa Appetecchia, Direttore di struttura presso l’Unità di Endocrinologia Oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena-IFO-IRCCS, centro di riferimento per la patologia tiroidea e HUB della Rete Endocrino-Metabolica della Regione Lazio, approfondisce il tema della prevenzione, della diagnosi precoce e delle cure delle principali patologie tiroidee. L’Unità si occupa di tumori endocrini, in particolare carcinomi tiroidei e tumori neuroendocrini, partecipando a studi clinici nazionali e internazionali e collaborando con Università, enti di ricerca e associazioni di pazienti.

Il centro si occupa anche della diffusione di informazioni e conoscenze sul territorio ed è in contatto con associazioni di pazienti. Le patologie tiroidee rappresentano tra le malattie endocrine più diffuse nella popolazione, la cui identificazione è aumentata negli ultimi anni, per una maggiore diffusione delle indagini ematochimiche e strumentali quali l’ecografia. L’esperta risponde ad alcune delle nostre domande e curiosità.
È sufficiente un prelievo ematico
Professoressa Appetecchia, quanto è importante il buon funzionamento della tiroide per la nostra salute?
«La tiroide è una ghiandola endocrina, un organo superficiale localizzato nel collo, che svolge diverse funzioni fondamentali per il nostro organismo. Infatti, sintetizza e rilascia in circolo due ormoni, la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3), i quali agiscono regolando processi metabolici e il consumo di energia del nostro corpo. Il buon funzionamento della tiroide è importante anche per la regolazione di altri organi quali il cuore, i vasi sanguigni, il sistema nervoso centrale, l’apparato muscolo-scheletrico, il sistema riproduttivo. Regola, inoltre, il metabolismo e la termoregolazione: è pertanto fondamentale per la salute globale dell’intero organismo».
Quali sono le conseguenze sull’organismo di una disfunzione della tiroide?
«In caso di malfunzionamento della tiroide ci possono essere ripercussioni a livello cardio-circolatorio, osseo, sul tono dell’umore ma anche sulla fertilità e sul ciclo mestruale. Ad esempio, nei casi di ipotiroidismo ovvero ridotta produzione di ormoni tiroidei, i sintomi più frequenti sono astenia e sonnolenza, sensazione di freddo, aumento ponderale, alterazioni dell’umore come depressione. Al contrario, in caso di ipertiroidismo, più frequentemente si riscontra alterazione dell’alvo come diarrea, agitazione psico-motoria, nervosismo, perdita di peso, tachicardia, fino ad alterazioni del ritmo cardiaco più gravi, come la fibrillazione atriale».

Quali sono gli esami da effettuare in via preventiva per indagare sulla salute della nostra tiroide?
«Per conoscere la funzione tiroidea è sufficiente un prelievo ematico per il dosaggio delle frazioni libere degli ormoni tiroidei prodotti dalla tiroide (FT3, FT4) e del TSH. Indagini aggiuntive e complementari dovrebbero essere richieste dallo specialista endocrinologo solo in casi selezionati».
Cosa c’è da sapere su questa neoplasia endocrina? Come si presenta il carcinoma della tiroide?
«Il tumore della tiroide è il più frequente tra i tumori endocrini e colpisce soprattutto le donne. Si manifesta sotto forma di nodulo tiroideo, che nella maggior parte dei casi si riscontra occasionalmente in corso di ecografia. Nel caso di noduli di maggiori dimensioni è possibile diagnosticarli con la palpazione del collo nell’ambito dell’esame obiettivo del paziente. È importante sottolineare, però, che non tutti i noduli tiroidei sono maligni, anzi nel 90-95 percento dei casi sono benigni.
Generalmente, il tumore della tiroide è confinato all’interno della tiroide e i pazienti sono del tutto asintomatici, a volte possono essere presenti sintomi compressivi, alterazioni della voce e difficoltà nella deglutizione per estensione alle strutture del collo adiacenti la tiroide. Il tumore della tiroide è caratterizzato, nella maggior parte dei casi, da un’ottima prognosi (sopravvivenza superiore al 90 percento a 5 anni), sebbene il comportamento clinico del tumore dipende dall’esame istologico definitivo».
Il carcinoma si tratta con la chirurgia
Quali sono i trattamenti per la cura del tumore tiroideo? Si guarisce completamente dal carcinoma alla tiroide?
«Il trattamento del tumore della tiroide prevede l’intervento chirurgico di asportazione della ghiandola tiroidea. Nei casi di tumori piccoli e ben differenziati e quindi meno aggressivi, si può optare per un tipo di intervento chirurgico più conservativo quale l’asportazione di metà tiroide, in particolare se l’altro lobo risulta perfettamente normale all’esame ecografico. Tale approccio riduce il rischio intraoperatorio e la necessità di dover ricorrere, dopo la chirurgia, alla terapia sostitutiva con ormone tiroideo.
La chirurgia rappresenta, quindi, la prima e più importante modalità di trattamento del carcinoma tiroideo e nella grande maggioranza dei casi è sufficiente per ottenere la guarigione mentre, in casi selezionati, è necessario completare il percorso terapeutico con l’utilizzo della terapia radio metabolica con iodio radioattivo. I rari casi di malattia avanzata o metastatica, invece, vengono gestiti da centri di riferimento altamente specializzati e possono avvalersi di trattamenti locoregionali, quali la radioterapia, o trattamenti sistemici con farmaci biologici, con tempi e modalità da valutare caso per caso, anche in un’ottica di medicina personalizzata e di precisione».

La prevenzione più efficace
Quali sono le figure professionali coinvolte nella diagnosi di questa neoplasia?
«Il radiologo e/o l’ecografista rappresentano spesso le prime figure professionali coinvolte nell’individuazione dei noduli tiroidei. L’endocrinologo è però lo specialista di riferimento per la gestione dei noduli tiroidei e per la selezione dei noduli sospetti per malignità, da sottoporre ad agoaspirato tiroideo. L’anatomo-patologo, attraverso l’analisi delle cellule prelevate dal nodulo, riesce a discriminare un nodulo benigno da un nodulo maligno, che verrà inviato al trattamento chirurgico. In casi selezionati può essere coinvolta la figura del medico-nucleare, per la necessità di effettuare la scintigrafia tiroidea».

Esistono dei comportamenti “virtuosi” da tenere per diminuire il rischio di formazione del carcinoma alla tiroide?
«Fra i fattori di rischio dei tumori differenziati della tiroide c’è da annoverare sicuramente la carenza di iodio che può predisporre allo sviluppo del gozzo nodulare, spesso caratterizzato da noduli benigni ma che in alcuni casi può evolvere verso la trasformazione maligna.
Quando l’apporto di iodio introdotto attraverso l’alimentazione è insufficiente, si assiste a un aumento dei livelli di TSH, l’ormone ipofisario che stimola sia la produzione di ormoni tiroidei sia la proliferazione cellulare e quindi la formazione di noduli e/o gozzo. Per questo motivo, a oggi, la strategia di prevenzione più efficace e sicura per fronteggiare la carenza iodica e per prevenire quindi la formazione dei noduli è rappresentata dall’aggiunta di iodio al sale alimentare, per cui l’utilizzo del sale iodato è raccomandato come forma di prevenzione».
Come va gestita in termini di screening la presenza di noduli alla tiroide?
«A oggi non esistono esami ematici di screening, perché non vi sono marcatori specifici nel sangue a eccezione della calcitonina che individua un tipo particolare di tumore tiroideo più raro, il carcinoma midollare. In assenza di fattori di rischio non è indicato lo screening ecografico della tiroide nella popolazione generale. Esso deve essere riservato solo ad alcuni pazienti a rischio, come coloro che sono stati sottoposti a irradiazione nella regione del collo».
Un disturbo che accomuna personaggi famosi e non

Sono tanti i personaggi famosi ad aver reso noti i propri problemi di tiroide: Lorella Cuccarini e Vittoria Belvedere hanno subito un intervento chirurgico di asportazione. Stessa sorte per l’ex modella Angie Everhart, Maurizio Aiello e Rod Stewart, accomunati da una diagnosi di cancro alla ghiandola tiroidea, sconfitto fortunatamente grazie alla chirurgia.





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