
Fragilità, ironia e un po’ di coraggio: i tre film da vedere per la Giornata della Salute Mentale
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Il 10 ottobre è la Giornata Mondiale della Salute Mentale, e il cinema offre un modo per parlarne. Tre film sulla salute mentale, molto diversi tra loro, raccontano la fragilità con ironia e affetto: una terapia che parte con diffidenza, una ripartenza a passo di danza e un’impresa collettiva nata dopo la chiusura dei manicomi

Nata nel 1992 per iniziativa della Federazione Mondiale per la Salute Mentale e sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Giornata cade quest’anno di sabato. Il tema scelto è «Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento», un invito a dare spazio a chi la fragilità l’ha attraversata davvero. Il cinema, a volte, ci riesce meglio dei convegni: una storia ben raccontata fa sedere accanto a un personaggio, senza paura e senza giudizio, per due ore intere. Questi tre titoli si guardano volentieri e lasciano qualcosa dentro. Anche dopo i titoli di coda.
"Will Hunting", il ragazzo geniale e lo psicologo che non si arrende

Will è un ragazzo di quartiere che fa il custode in una prestigiosa università americana. Una notte risolve di nascosto un problema di matematica lasciato alla lavagna, e un professore capisce di avere davanti un genio. Dopo una rissa rischia il carcere e accetta una terapia, ma con i primi psicologi non c’è verso: li prende in giro e li manda via. Poi arriva Sean Maguire, interpretato da Robin Williams, che non cade nei suoi trucchi e lo spinge ad aprirsi. Il rapporto cambia entrambi, perché anche Sean, segnato dalla morte della moglie, ha qualcosa da imparare. Nel 1998 il film di Gus Van Sant vinse due Oscar: a Williams e, per la sceneggiatura, a Matt Damon e Ben Affleck.
"Il lato positivo", una ripartenza a passo di danza

Pat Solitano, ex insegnante, esce da una struttura psichiatrica dove ha passato otto mesi per un disturbo bipolare e torna a vivere con i genitori. Ha un solo obiettivo: riprendersi la vita di prima, a cominciare dalla moglie. Sulla sua strada incontra Tiffany, una giovane vedova anche lei piena di fragilità, che gli fa una proposta: lo aiuterà a riavvicinarsi alla moglie, a patto che lui faccia coppia con lei in una gara di ballo. Il film di David O. Russell, tratto da un romanzo di Matthew Quick, mescola commedia e romanticismo e racconta il disturbo bipolare e la vita in famiglia senza trasformarli in una tragedia. Ricevette otto candidature agli Oscar, e Jennifer Lawrence vinse come miglior attrice.
"Si può fare", il mestiere che restituisce dignità

All’inizio degli anni Ottanta, pochi anni dopo la legge Basaglia del 1978 che aveva chiuso i manicomi, Nello, interpretato da Claudio Bisio, è un sindacalista scomodo e viene “retrocesso” alla direzione di una cooperativa di ex pazienti psichiatrici, che passano le giornate a incollare francobolli. La cooperativa si chiama “180”, un nome che richiama il numero della legge. Convinto che il lavoro restituisca dignità, Nello spinge ogni socio a imparare un mestiere su misura, e il gruppo si specializza nella posa di parquet dai disegni fantasiosi. Il film di Giulio Manfredonia, uscito nel 2008, si ispira a una vicenda realmente accaduta.
Qualcuno che resta accanto
In tutti e tre i film la svolta nasce da una relazione. Sean è lo psicologo con cui Will, dopo altri tentativi falliti, riesce finalmente ad aprirsi, Pat e Tiffany si riconoscono nelle rispettive fragilità e si danno coraggio a vicenda, Nello offre ai soci della cooperativa un lavoro vero. I protagonisti non vengono mai ridotti alla propria malattia, e questo va nella direzione del tema scelto per la Giornata di quest’anno: dare voce alle esperienze vissute. Per questo i film sulla salute mentale più riusciti raccontano meno la diagnosi e più la fiducia che si costruisce attorno a chi la vive, con tempi lunghi, passi falsi e piccole conquiste che il pubblico sente come proprie.





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