In questo articolo

In questo articolo

Con la consulenza di Elisa Caponetti, psicologa e psicoterapeuta
Le vacanze estive sono spesso il momento in cui i genitori sperano di vedere i propri figli più presenti, rilassati e disponibili a vivere esperienze lontane dalla routine quotidiana. Eppure, sempre più spesso, anche in spiaggia, in montagna o durante una giornata in famiglia, lo smartphone resta il compagno inseparabile di bambini e adolescenti: uno schermo acceso tra loro e il mondo reale.
Per molti ragazzi il telefono non è più soltanto uno strumento per comunicare, ma un luogo in cui trascorrere gran parte del tempo libero, cercare approvazione, confrontarsi con gli altri e sentirsi costantemente aggiornati. Un’abitudine che durante l’estate rischia di aumentare, proprio quando ci sarebbe l’opportunità di recuperare relazioni, esperienze e momenti di condivisione.
«Come Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Minorile, vediamo ogni giorno quanto questa reperibilità perenne e l’iperconnessione stiano logorando la salute mentale dei più giovani, e non solo la loro – ci ha spiegato la psicologa e psicoterapeuta Elisa Caponetti – alimentando ansia, isolamento e fenomeni complessi come il cyberbullismo o la paura di restare tagliati fuori dal mondo virtuale».
Per questo il periodo delle vacanze può diventare un’occasione educativa importante per accompagnare i ragazzi verso un rapporto più equilibrato con la tecnologia. L’obiettivo non è demonizzare lo smartphone o imporre divieti assoluti, ma aiutare i figli a riconquistare spazi di libertà, autonomia e benessere fuori dagli schermi.
Ecco cinque regole pratiche suggerite da Caponetti che possono aiutare le famiglie a costruire un vero digital detox estivo.

Prima ancora di stabilire regole per i figli, è necessario guardare alle proprie abitudini. È difficile chiedere a un adolescente di mettere da parte il telefono se vede mamma e papà controllare continuamente notifiche, rispondere alle e-mail durante i pasti o interrompere una conversazione per guardare lo schermo.
I ragazzi imparano soprattutto attraverso il comportamento degli adulti. Per questo il primo passo è costruire un patto digitale familiare basato sulla coerenza: meno prediche e più esempi concreti.
Una delle difficoltà maggiori per i ragazzi è riuscire a sottrarsi al richiamo continuo del telefono. Ogni notifica rappresenta un’interruzione che spinge a tornare sullo schermo, frammentando attenzione e tempo.
Prima della partenza può essere utile aiutare i figli a ridurre gli stimoli inutili: disattivare notifiche di social, giochi e applicazioni non indispensabili permette di diminuire la pressione della connessione continua.
Anche recuperare il valore di una telefonata, invece di affidarsi soltanto a messaggi veloci, può favorire una comunicazione più diretta e autentica.
Alcuni momenti della giornata devono rimanere protetti dagli schermi. La tavola, durante i pasti, e la camera da letto, soprattutto nelle ore serali, sono due confini fondamentali da costruire in famiglia.
Mangiare senza telefoni permette di recuperare il dialogo e l’ascolto reciproco. Tenere invece lo smartphone lontano dal letto aiuta i ragazzi a dormire meglio e limita il rischio di trascorrere la notte online.
Il “phubbing“, cioè ignorare chi abbiamo davanti perché concentrati sul telefono, può compromettere la qualità delle relazioni familiari. Allo stesso modo, il fenomeno del “vamping“, ovvero restare svegli a lungo per chattare o navigare, può avere conseguenze sull’equilibrio emotivo e sul riposo degli adolescenti.

Uno dei compiti più difficili per un genitore oggi è aiutare i figli ad accettare i momenti vuoti. Lo smartphone spesso diventa una risposta automatica alla noia, all’attesa o al disagio.
Proporre alternative concrete è fondamentale: un libro, un’attività sportiva, un gioco da tavolo, una passeggiata o semplicemente una conversazione possono sembrare attività semplici, ma aiutano i ragazzi a ritrovare il piacere delle esperienze offline.
La noia non è necessariamente un problema da eliminare: può essere lo spazio in cui nascono creatività, immaginazione e capacità di stare con se stessi.
Molti adolescenti vivono oggi una forte pressione: raccontare ogni momento della propria vita sui social, come se un’esperienza fosse davvero significativa solo dopo essere stata pubblicata.
Il compito dei genitori è aiutarli a riscoprire il piacere della presenza. Non tutto deve essere fotografato, registrato o condiviso. Alcuni momenti acquistano valore proprio perché rimangono privati, vissuti pienamente con le persone che abbiamo accanto.
Un digital detox estivo non significa eliminare la tecnologia dalla vita dei ragazzi, ma insegnare loro a non esserne dominati. Per i genitori può diventare un’occasione preziosa per accompagnare i figli verso un rapporto più consapevole con il digitale e verso una maggiore capacità di vivere il presente.
A te l'onere del primo commento..