
Crollo Ponte Morandi, condanna a 12 anni per l’ex Ad di Autostrade, Giovanni Castellucci
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Il 14 agosto 2018, per il crollo del ponte a Genova, persero la vita 43 persone. In totale 32 condanne per quasi 200 anni di reclusione.
A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi di Genova, arriva la condanna a 12 anni di carcere per l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi), Giovanni Castellucci. Il Tribunale di Genova ha emesso la sentenza nel pomeriggio di giovedì. Nel crollo, avvenuto il 14 agosto 2018, persero la vita 43 persone. In totale sono state pronunciate 32 condanne, per una pena complessiva di quasi 200 anni di reclusione, mentre per 25 imputati si è giunti all’assoluzione o alla prescrizione. Gli imputati erano accusati a vario titolo di omicidio stradale e crollo colposo; il reato di omicidio colposo semplice è stato assorbito e i giudici hanno escluso l’aggravante lavoristica. Castellucci, alla guida di Aspi dal 2005 al 2019, si trova già detenuto nel carcere di Opera dopo che, nel 2025, è diventata definitiva la condanna a 6 anni per la strage del viadotto Acqualonga (Avellino) del 2013, in cui morirono 40 persone a bordo di un autobus precipitato nel vuoto.
Le reazioni della difesa
Tra le altre principali condanne figurano, Michele Donferri Mitelli (ex Direttore manutenzioni e numero tre di Aspi), condannato a 11 anni (chiesti 15 anni e sei mesi); Paolo Berti (ex Direttore centrale operativo e numero due di Aspi): condannato a 5 anni e sei mesi (chiesti 12 anni e sei mesi); Antonino Galatà (ex Amministratore Delegato di Spea): condannato a 5 anni e sei mesi (chiesti 7 anni); Mauro Coletta (ex Direttore della vigilanza del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti): condannato a 5 anni (chiesti 10 anni). Alla lettura del verdetto era presente anche la sindaca di Genova Silvia Salis, giunta a Palazzo di Giustizia poco prima delle 14:00 per esprimere vicinanza ai parenti delle vittime. Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime di Ponte Morandi, ha così commentato la decisione dei giudici sul principale imputato: «Dodici anni? Direi che per Castellucci va bene». Di parere opposto la difesa dell’ex Amministratore Delegato di Aspi. Il suo legale, Carlo Alleva, ha annunciato il ricorso in appello definendo il verdetto una: «sentenza profondamente sbagliata», aggiungendo poi: «Credo nelle ragioni che abbiamo esposto in sede difensiva, faremo tutto quello che occorre per andare avanti: il processo non finisce qui, siamo solo al primo grado».
Castellucci: "Sono responsabile ma non colpevole"

Il processo, che ha visto alla sbarra 57 imputati tra ex vertici, manager, tecnici di Aspi e della sua controllata Spea, insieme a funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), si è concentrato sulle cause strutturali del cedimento. Secondo l’accusa, sostenuta dai pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi, i vertici di Aspi avrebbero applicato una politica sistematica di tagli alle manutenzioni per massimizzare profitti e dividendi. Per la Procura, il crollo della pila 9 della struttura si sarebbe potuto evitare se non fossero stati ritardati i lavori di rinforzo e se il Ministero avesse effettuato i dovuti controlli. I pm hanno inoltre ricordato che lo stesso progettista dell’opera, Riccardo Morandi, raccomandava un monitoraggio costante e verifiche ad hoc. L’ex ad Giovanni Castellucci ha respinto la tesi della colpevolezza durante le sue dichiarazioni, negando la volontà di risparmiare sui costi di gestione e paragonando il cedimento a: «un tumore senza sintomi». L’ex manager ha inoltre aggiunto: «Sono responsabile ma non colpevole, in una struttura complessa come Aspi non potevo occuparmi personalmente delle singole ispezioni». La linea difensiva generale ha invece attribuito il crollo a un difetto costruttivo originario del ponte. Secondo questa tesi, la corrosione degli stralli (i tiranti portanti della struttura) sarebbe derivata da un vizio occulto impossibile da rilevare con le normali ispezioni. Anche sul fronte ministeriale, l’ex direttore della vigilanza Mauro Coletta ha respinto le accuse di omessa vigilanza dichiarando: «Eravamo senza uomini. E poi i controlli spettavano unicamente ad Aspi e Spea».




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