
Antonio Caprarica: «Questi figli di papà mi hanno proprio… rotto le scatole!»
In questo articolo
Lucido e acuto come sempre, Antonio Caprarica dice la sua sul caso Brooklyn Beckham, che sembra soffrire della cosiddetta “sindrome di Harry”, alias sindrome del bambino viziato.
Per anni i Beckham hanno rappresentato l’immagine di una famiglia impeccabile, unita, perfettamente allineata alla propria leggenda pubblica. Poi, improvvisamente, la crepa di cui si parlava nel sottobosco del gossip è diventata frattura. Brooklyn Beckham, primogenito di David e Victoria, ha scelto di rompere il silenzio con una lunga e durissima dichiarazione pubblicata sui social, parole che hanno fatto il giro del mondo e che segnano uno spartiacque nei rapporti con i genitori. Non uno sfogo impulsivo, ma un atto deliberato, in cui il figlio accusa la famiglia di aver privilegiato per anni la costruzione del “Brand Beckham” rispetto alla verità privata, al punto da compromettere il suo equilibrio personale e il suo matrimonio con Nicola Peltz. Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e ha aperto interrogativi più ampi sul prezzo della fama, soprattutto per chi nasce dentro una storia già scritta. Per questo ne abbiamo parlato con Antonio Caprarica, che di dinastie se ne intende, eccome…
«30 anni di privilegi e poi invoca la privacy... »

L’intervento di Brooklyn Beckham ha sorpreso l’opinione pubblica britannica, dove esiste ancora l’idea che i problemi familiari vadano tenuti lontani dai riflettori, soprattutto quando si parla di famiglie simbolo?
«Non è una sorpresa. Da quando si è sposato i rapporti erano già rovinati, era chiaro. In passato ci sono stati altri attacchi e, diciamolo, i matrimoni con donne americane non hanno mai portato fortuna alle famiglie reali inglesi. I Beckham, del resto, sono considerati quasi una seconda famiglia reale inglese: David popolarissimo, Victoria altrettanto, anche se era la meno simpatica delle Spice Girls. Geri Halliwell, per esempio, aveva più carisma».
Brooklyn Beckham non accusa solo i genitori, ma il meccanismo stesso con cui è stato cresciuto. Dal suo punto di vista, è il segno di una crisi generazionale o di un sistema che divora anche i propri eredi?
«Sono un po’ stanco della sindrome del “bambino incompreso”. Qualcuno l’ha chiamata “sindrome di Harry”, ma per me è la sindrome del ragazzino viziato: una vita principesca piena di privilegi e poi, a trent’anni, si invoca la propria privacy. Lo si fa, però, parlando a milioni di follower, che lo seguono sui social e magari lo trovano simpatico perché parla male dei genitori famosi. Immagino che la famiglia Beckham sia tutto tranne che perfetta, come tutte le famiglie del mondo. Alcuni genitori sono più attenti, altri meno, altri investono moltissimo sui figli cercando spesso un ritorno, non necessariamente economico. David e Victoria, lo premetto, non li trovo simpatici: sono arrivisti, ma lo sono perché sono partiti dal nulla e si sono costruiti tutto con determinazione. David non era Pelé, ma si è presentato come un talento del calcio e ha saputo andare oltre: era bello, affascinante, e questo conta nella società odierna. Victoria era una cantante mediocre, ma il gruppo delle Spice Girls era costruito in maniera geniale e con grande valore comunicativo. Finita quell’esperienza, si è reinventata stilista e ha avuto successo. Francamente, richiedere ai figli, come faceva Chiara Ferragni, alcune foto promozionali è normale: tutti gli influencer del mondo vendono la loro immagine sui social».
Un matrimonio d’oro grazie a mamma e papà

Quello di Brooklyn può essere letto come un atto di diserzione da una dinastia pop costruita a tavolino?
«Si ribella dopo trent’anni, continuando però a goderne i benefici, visto che finisce tutti i giorni sui giornali di gossip americani? Ma mi faccia il piacere! Brooklyn ne ha tratto vantaggi e proprio questo meccanismo gli ha permesso di infilarsi in una delle famiglie più ricche d’America, visto che il padre di Nicola Peltz è amico di Trump. E ora va a dire che mamma e papà lo hanno usato? Semmai è lui ad averli usati visto che ha voluto fare il fotografo e i genitori lo hanno finanziato; voleva fare il cuoco, e l’ha fatto nei ristoranti stellati di Gordon Ramsay. Allora, sa che c’è? Si goda la moglie miliardaria e se proprio vuole, può anche staccarsi dai genitori senza drammi e piagnistei pubblici».
Il matrimonio con Nicola Peltz sembra essere stato un punto di non ritorno. In molti fanno il paragone con i Sussex: quanto è tipico nella tradizione britannica che la “moglie americana” sia vista come elemento destabilizzante?
«Be’, gli americani sono persone diverse rispetto agli inglesi. Trump è l’immagine dell’America di oggi, dove domina il fake e chi vuole essere al centro dell’attenzione lo cavalca. Nicola Peltz fa parte di quel giro di celebrità miliardarie. Non è questione di soldi: in termini economici, i Peltz sono dieci volte più benestanti dei Beckham».
«Nicola cercava la popolarità planetaria»

È stata Nicola a spingere Brooklyn ad allontanarsi dalla famiglia?
«Certo! È la stessa storia successa con Harry e Meghan. A Nicola, che è ricchissima, mancava giusto la popolarità planetaria, ma il marito, essendo figlio di una coppia famosissima, gliel’ha data, e insieme sono diventati ora fenomeni di gossip».
David e Victoria hanno risposto in modo tipicamente britannico: silenzio, parole levigate, sottolineando che i figli possono sbagliare ed è giusto che facciano i propri errori. Ma quanto rischia di incrinarsi la loro immagine così costruita nel tempo?
«Le risulta che l’immagine della royal family sia stata incrinata dagli attacchi dei Sussex? Assolutamente no! Lo stesso accadrà con David e Victoria. La verità è che nulla di tutto questo destabilizza realmente la loro immagine. Le ricordo la celebre frase della Regina Elisabetta II, pronunciata in risposta alle interviste del Principe Harry e Meghan Markle, che fu “i ricordi possono variare”, un’espressione che sottolineava come diverse persone possano interpretare o ricordare gli stessi eventi in modi differenti».
Il parallelismo con i Sussex è casuale?
«I Sussex e i giovani Beckham sono grandi amici. Tutto è iniziato con l’amicizia tra Brooklyn e Nicola con Harry e Meghan. Nella lite dei Sussex con i reali, i Beckham si sono schierati con William e con la royal family: David si è distinto nelle opere di beneficenza, quest’anno è diventato Sir, Baronetto, e Victoria è diventata Lady. La fedeltà alla famiglia reale è stata ricompensata. Questo però ha segnato un allontanamento di David da Harry e, allo stesso tempo, ha fatto fiorire l’amicizia di Brooklyn con i Sussex. Considerando tutto, mi sorprenderebbe che fosse un caso. Come escludere che qualcuno voglia ripetere ciò che hanno fatto i Sussex? Magari sperano che qualcuno possa offrire loro una serie TV solo per alimentare gli exploit mediatici e raccontare la “cattiveria” di David e Victoria?».
Sembra che Brooklyn stia preparando un libro rivelazione contro la famiglia, proprio come Harry. Eppure, i Sussex sono ormai caduti in disgrazia dal punto di vista lavorativo: la serie Netflix non è stata rinnovata e non c’è molto all’orizzonte per loro…
«Siccome non hanno più nulla da dire, sono caduti in disgrazia. La sindrome del ragazzino incompreso è caratterizzata da una circostanza precisa e cioè che i ragazzini viziati, che di solito lo sono perché sono celebri, non hanno talenti veri oltre la celebrità. Lo hanno dimostrato Harry e Meghan, a cui, dopo aver sfruttato i presunti scandali di famiglia, non resta più nulla. E lo stesso accadrà con Brooklyn Beckham e Nicola Peltz: ricordiamo che lui si è dimostrato incapace di qualunque talento. L’agente di Hollywood di Harry e Meghan disse che non basta essere celebri per avere talento. Il bambino viziato si aspetta che la celebrità gli sia riconosciuta come talento, ma il talento non c’è, e quando finisce ciò che si può raccontare, non rimane più nulla».
Appuntamento in libreria
Antonio Caprarica è tornato in libreria con un libro che promette di far discutere: Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente. Tra scandali, bugie e un’abilità mediatica senza pari, Caprarica racconta la scalata al potere del tycoon e il suo impatto sul mondo, ponendo una domanda provocatoria: Trump è un abile politico o un prepotente che ha costruito il successo sulle macerie della democrazia occidentale? Al lettore l’ardua sentenza.




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