
Angeliqa Devi: «Can Yaman? Non sono riuscita a trovargli un solo difetto!»
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Angeliqa Devi, che nella fiction di Rai1 Sandokan ha interpretato Hita, si svela e ci parla anche del suo affascinante collega.
Sandokan è finito e ci sentiamo già orfani. Con l’ultima puntata si è chiuso un viaggio che, per settimane, ci ha riportati nel fascino selvaggio del Borneo ottocentesco, tra foreste, amori e rivoluzioni. Il kolossal internazionale prodotto da Lux Vide, tra i titoli più attesi e discussi dell’anno, ha conquistato il pubblico di Rai1 con un racconto di avventura e libertà capace di farci innamorare di nuovi volti… e detestare antagonisti memorabili. Tra questi si è distinta Angeliqa Devi, attrice anglo-canadese di origini sud-asiatiche, interprete di Hita, la misteriosa serva e confidente del temuto James Brooke, portato in scena da Ed Westwick. Dopo l’attenzione internazionale ottenuta con Those About to Die accanto ad Anthony Hopkins, Devi ha confermato sul piccolo schermo un magnetismo enigmatico che non è passato inosservato.
Recitare fa parte del suo DNA

Angeliqa, anche la sua storia sembra un film: prima professoressa e poi attrice di successo. C’è stato un momento preciso in cui ha capito che doveva cambiare strada?
«La mia strada, sin da bambina, era la recitazione. A sei anni sapevo già chi volessi essere. I miei genitori, di origini indiane, hanno lasciato l’India per costruire una vita migliore tra Inghilterra e Canada. Mio padre era medico e con mia madre mi incoraggiava a cercare stabilità. Le mie sorelle sono diventate medico e avvocato, e loro sognavano che io insegnassi. A sedici anni ho iniziato a recitare, ma volevo renderli felici, così ho scelto la carriera accademica. Finché, un giorno, qualcuno mi ha chiesto di fare uno shooting. Dopo un anno di insistenze ho accettato, e appena sono tornata davanti alla macchina da presa ho sentito di essere a casa. Quella ero io. Lo ero sempre stata».
Insegnava storia moderna e ora interpreta personaggi intensi e complessi. Quanto la sua formazione accademica influisce sul suo modo di recitare?
«Molto. Lavorando spesso in progetti storici, porto nel personaggio la conoscenza del contesto dell’epoca e una certa disciplina nello studio. Non basta provare emozioni: bisogna calarle nel tempo in cui il personaggio vive. Una donna di duemila anni fa era consapevole in modo diverso di ciò che poteva o non poteva fare».
Ha vissuto in Inghilterra, in Canada e ora a Roma. Che cosa le ha insegnato questa vita “in movimento”?
«Cerco sempre di imparare. Ho capito che se cerchi casa fuori da te, forse la trovi, ma la vera casa è dentro di te. Per questo mi sento a casa ovunque vada, amo scoprire posti nuovi e guardare il mondo con occhi diversi».
Che rapporto ha con l’Italia?
«Ho scelto il vostro Paese per il calore umano. Sono cresciuta in Inghilterra, vicino al Mare del Nord che è molto “wild”, e poi in Canada, in mezzo alla neve e a meno venti gradi. Ma le mie origini indiane mi legano al sole, al mare, alla famiglia. Ho ritrovato tutto questo in Italia».
Ha recitato accanto ad Anthony Hopkins in Those About to Die: che esperienza è stata?
«Incredibile. È una leggenda, ma profondamente umano. Con lui era facile lavorare, è un attore generoso, non prende la scena, la condivide. È umile, attento, sempre pronto a un sorriso o a una parola gentile per tutti».
Con il cast di "Sandokan", una famiglia

Sandokan è stata una delle serie più attese della stagione. Che esperienza è stata far parte di un progetto così grande e internazionale?
«Un’esperienza straordinaria. Con Those About to Die giravamo a Roma quindi ogni sera tornavo a casa, ma con Sandokan siamo stati per mesi in Calabria. Il cast è diventato una famiglia: si lavorava e si cenava insieme. C’era un’aria internazionale, ma anche il calore dell’Italia. Tutti amavano il sole, il cibo, la bellezza dei luoghi».
Lei ha interpretato Hita, la serva personale dell’antagonista Lord Brooke. Com’è Ed Westwick, l’indimenticabile Chuck Bass di Gossip Girl, dal vivo?
«Molto diverso dai ruoli che interpreta! Di solito presta il volto ai bad boy, ma in realtà è molto carino, umile, caloroso. Nonostante la fama, resta una persona gentile e disponibile».
E Can Yaman? Si ricorda il vostro primo incontro?
«Sì, è stato molto semplice e naturale. Can è umile, presente, interessato agli altri. Durante le pause sul set abbiamo parlato di musica, di cibo, di cose leggere. È magnetico, ma autentico e questo sul set si sente».
Sul set si dice che sia molto concentrato e generoso. Conferma?
«Assolutamente sì. È intenso, disciplinato, ma anche attento agli altri».
Un momento divertente o inatteso durante le riprese?
«Sì, in una scena con Ed Westwick, Can e un altro attore c’era molta tensione. Era una scena pericolosa e tutti temevano potesse accadere qualcosa, ma alla fine è andato tutto bene per fortuna!».
Molti vedono Can Yaman come un “eroe romantico” moderno. Condivide questa visione?
«Solo perché in questo periodo della sua carriera sta esplorando questo genere di ruoli, ma penso che abbia un potenziale molto più ampio e può andare oltre. Ha profondità e forza per farlo».
Ci dice un difetto di Can?
«Non riesco a trovarne uno. Probabilmente è molto riservato, ma non potrebbe essere diversamente visto che è perennemente assediato dalle fan: durante le riprese avevano scoperto l’hotel in cui alloggiavamo e lo cercavano di continuo».
Ha mantenuto i rapporti con il cast di Sandokan?
«Sì, ci sentiamo, non solo perché abbiamo trascorso insieme così tanto tempo, ma anche perché abbiamo condiviso la consapevolezza di essere parte di un progetto così grande e importante che è stato una scommessa per tutto».
Un futuro a Hollywood

Tornando a lei, sappiamo che sta lavorando a un nuovo progetto segreto diretto da un regista di Hollywood. Può anticiparci qualcosa?
«Stiamo girando a Roma. È il sequel di un film realizzato vent’anni fa, ambientato duemila anni fa, ai tempi della Bibbia. Sarà epico».
Quando non è sul set, come ama trascorrere il tempo?
«Con le mie figlie di 9 e 11 anni. Quando lavoro, il tempo vola, quindi quando sono con loro cerco di esserci davvero. Amo cucinare, correre, vivere in modo sano. Roma aiuta: buon cibo, sole e bellezza ovunque».
C’è un sogno che non ha ancora realizzato?
«Mi piacerebbe tornare a girare a casa, realizzando un film in Canada o negli USA».

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