Attentato a Ranucci, arrestate 4 persone. Si cercano i mandanti
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Sono 4 le persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta che vuole far luce sull’attentato esplosivo nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci: I carabinieri hanno eseguito quattro misure cautelari per detenzione di esplosivi e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso, nei confronti di Antonio Passariello, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino. Gli indagati, residenti tra il napoletano e l’avellinese, sono accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato compiuto a Pomezia il 16 ottobre 2025 sotto l’abitazione del giornalista. L’esplosione di un ordigno composto da gelatina da cava ha distrutto due auto e danneggiato il muro perimetrale della proprietà di Ranucci, evitando solo per questione di minuti di colpire lui o la figlia. Le indagini della Squadra Artificieri e del Ris di Roma indicano che l’azione è stata eseguita su commissione in cambio di un compenso economico di alcune migliaia di euro.
«Le risultanze acquisite costituiscano elementi gravi, precisi e concordanti per ritenere che i quattro arrestati abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati», ha scritto il gip di Roma nell’ordinanza cautelare con cui ha disposto gli arresti nei confronti dei 4.

La ricostruzione investigativa si fonda sull’analisi dei tabulati telefonici e sul tracciamento di una Fiat 500 X noleggiata in Campania. Le telecamere della statale 148 Pontina hanno registrato il viaggio della vettura verso Roma e il suo rientro immediato dopo l’esplosione; i dati dei ripetitori confermano che i telefoni degli indagati hanno seguito lo stesso percorso sia la sera del delitto sia durante un precedente sopralluogo. A supporto del quadro indiziario vi sono diverse intercettazioni ambientali. In una di queste, un indagato dichiara: «La bomba sono andato a mettere là! Facciamo la storia». In altre conversazioni registrate si rilevano le frasi: «Sei sott’occhio, per quella cosa che hai fatto a Roma, tiè guarda quando fai le cose di nascosto, io, come ti trovi nei casini!… L’indagine presume che è stato uno della Campania, lo sai cosa significa? Che si sono presi tutte le telecamere da Roma a scendere giù, tutte le auto».

Secondo l’ordinanza del gip di Roma, Antonio Passariello si è occupato del noleggio dell’auto e della materiale collocazione dell’ordigno insieme a Saverio Mutone. Pellegrino D’Avino è invece ritenuto il contatto diretto dei mandanti, incaricato di reperire l’esplosivo e di reclutare il gruppo, composto anche dal padre e dalla fidanzata Marika De Filippi. Gli inquirenti hanno documentato tentativi di inquinamento probatorio, tra cui la ricerca di microspie e la distruzione di schede SIM. Sono attualmente in corso perquisizioni per identificare la rete di supporto logistico e i mandanti dell’attentato, i quali avrebbero fornito agli esecutori fondi, schede telefoniche, assistenza legale e la pianificazione di una fuga all’estero. «L’auspicio, oltre al ringraziamento all’autorità giudiziaria e alle forze di polizia, è che dopo i presunti esecutori materiali si faccia un passo anche nei confronti dei mandanti – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – Tutto ciò che è contro la sicurezza dei cittadini, ma in particolare la sicurezza di chi svolge attività di informazione, deve essere chiarito nel modo più completo, senza lasciare zone d’ombra».
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