
Simone Di Pasquale: «Non sono solo “il ballerino di ‘Ballando’”!»
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Simone Di Pasquale si confessa: dal lutto recente alle nozze imminenti e alla paternità, fino alla voglia di mettersi in gioco, magari a Pechino Express!
Per oltre vent’anni il suo volto è stato uno dei simboli di Ballando con le Stelle: impeccabile in pista, sorridente, disciplinato, sempre pronto a trasformare la fatica in spettacolo. Ma dietro l’immagine del ballerino perfetto, Simone Di Pasquale custodisce anche fragilità, dolori e il desiderio di reinventarsi oltre il ruolo che il pubblico gli ha cucito addosso. E da questo partiamo, quando lo incontriamo: dal rapporto con la televisione italiana e il bisogno di evolversi, fino a toccare il dolore per la perdita della madre, l’amore per la compagna Maria, il matrimonio imminente (si sposerà a Roma il prossimo 27 luglio, giorno del compleanno della futura moglie) e la nuova vita da padre. Ne emerge il ritratto di un uomo diretto, ironico e profondamente legato ai valori del rispetto e della famiglia, ma anche consapevole di quanto il mondo dello spettacolo possa diventare una gabbia dorata.
Un ruolo bellissimo, ma a volte limitante

Il pubblico la vede sempre impeccabile, energico. Qual è la parte di Simone che la telecamera non riesce a catturare?
«Chi fa il mio mestiere, soprattutto se arriva dalla danza e dallo spettacolo, viene inevitabilmente associato all’energia, all’allegria, alla passione. Le persone si aspettano sempre una fisicità impeccabile, una certa immagine. È normale: lavori anche per rispondere a quell’aspettativa. Quello che le telecamere non mostrano è la quotidianità, che poi è uguale per tutti: i problemi, le fragilità, le giornate storte. Non c’è un lato segreto o nascosto di me, semplicemente il pubblico vede soprattutto ciò che si aspetta di vedere».
La TV tende spesso a cristallizzare le persone in un ruolo. Lei a un certo punto ha lasciato la pista di Ballando, salvo poi tornare in altre vesti. Quando ha sentito che il personaggio rischiava di stringere troppo l’uomo?
«Già da qualche anno prima della mia ultima edizione ballata avevo chiesto a Milly di cambiare ruolo. Sentivo un esaurimento di entusiasmo, non verso la danza che amo profondamente, ma verso una fase della mia vita professionale che per me aveva detto tutto. Avevo bisogno di evolvermi, anche di accettare il tempo che passa. Fisicamente sto bene, ma la lucidità, la plasticità, la freschezza di quando sei più giovane cambiano. Non volevo arrivare al punto di sembrare un calciatore che rimette gli scarpini quando ha ormai venti chili in più. Il problema è che il ruolo del “ballerino di Ballando” è bellissimo e mi ha dato tantissimo, ma a volte diventa limitante. Le persone si fermano lì e non vedono altre qualità che magari puoi avere. Però non mollo».
E allora quale pensa possa essere la sua strada da qui in avanti?
«A me piace comunicare con il pubblico in modo autentico. Ballando mi ha regalato notorietà e mi ha fatto entrare nelle famiglie italiane. Oggi vengo riconosciuto come una persona seria, educata, rispettosa, e questo per me conta molto. Sto facendo cose diverse: lavoro a La Porta Magica, dove il ballo è quasi un pretesto per raccontare storie e strappare sorrisi. Poi ci sono le gag con Andrea Delogu, una dinamica che mi diverte tantissimo. Mi piacerebbe avere sempre più spazio per raccontare altro oltre al ballo, perché penso che anche fuori dalla pista io possa intrattenere. Il problema è che in televisione manca il coraggio di proporre qualcosa di nuovo».
Cosa manca oggi alla televisione italiana?
«La sperimentazione. Si prendono format già collaudati all’estero e si riadattano, ma novità vere ce ne sono poche. Se pensa alla prima serata Rai, alla fine i titoli sono sempre quelli: Ballando, Sanremo, Tale e Quale… programmi validissimi, per carità, ma da anni non cambia quasi nulla. Ci sarebbe spazio per fare molto altro».
«Tra gli esseri umani manca la fiducia»

Ha citato Andrea Delogu, che ha partecipato a Ballando in un momento delicatissimo per entrambi. Come siete riusciti a sostenervi?
«La settimana prima io avevo perso mia madre all’improvviso. Andrea, invece, stava vivendo il dolore enorme per la perdita del fratello. Non ci siamo detti molto: bastava uno sguardo. Ognuno viveva il proprio dolore, ma lavoravamo fianco a fianco con grande rispetto reciproco. Lei è stata straordinaria: sempre presente, sempre professionale».
Il ballo di coppia si regge sulla fiducia. Fuori dalla pista, invece, qual è la cosa più difficile da lasciare andare per abbandonarsi alla vita?
«Manca proprio la fiducia, tantissimo. Le persone non si guardano nemmeno negli occhi, non si salutano. Basterebbe un sorriso entrando in un negozio o incrociando qualcuno per strada. Invece c’è una freddezza diffusa che trovo triste».
Anche tra colleghi avverte questa distanza? Nel mondo dello spettacolo riesce a costruire rapporti autentici?
«Negli ambienti che frequento io sto molto bene e credo che spesso mi richiamino a lavorare anche per questo. Prima di tutto osservo: cerco di capire dove sono, con chi ho a che fare, quali sono gli equilibri e i ruoli attorno a me. Ma prima ancora delle competenze bisogna comprendere le persone, perché solo così capisci fino a dove puoi spingerti e come relazionarti. Sul lavoro ho quasi sempre rapporti sereni, perché penso di sapermi comportare con rispetto e misura. Poi è chiaro che la vita privata è un’altra cosa: puoi lavorare benissimo con qualcuno senza necessariamente frequentarlo fuori. Sono due piani diversi, ed è normale che sia così».
Lei appare molto diretto. Qual è l’emozione che fa più fatica a nascondere?
«Quando mi sento abbandonato. È una cosa che nasce da lontano, dall’infanzia, da dinamiche familiari che poi negli anni ho elaborato. E poi, quando percepisco una mancanza di rispetto profonda, faccio fatica a controllarmi. Io sono molto diplomatico, molto tranquillo, ma se dall’altra parte vengono superati certi limiti allora esplodo. Succede raramente, ma succede».
Dopo la morte di sua madre ha danzato per lei

Il suo lavoro richiede disciplina fin da bambini. Che cosa ha sacrificato della sua infanzia?
«Praticamente tutto quello che vive un adolescente normale: gli amici, le vacanze, le serate. Io quelle cose non le ho fatte. Però poi da adulto ho recuperato. E non ho rabbia verso quel bambino: per ottenere qualcosa devi inevitabilmente rinunciare a qualcos’altro. Oggi sono felice della persona che sono diventato».
Dopo la perdita di sua madre, avvenuta di recente, è comunque salito sul palco. Dove si trova la forza per farlo?
«La forza l’ho trovata proprio pensando a lei. Mia madre era una combattente vera, una romana verace che mi avrebbe detto: “Alzati e vai”. Io ho iniziato a ballare grazie alla passione dei miei genitori; quindi, sapevo che lei quella sera avrebbe voluto vedermi danzare. Non è stato semplice. Dentro ti senti devastato, quasi colpevole nel dover sorridere e andare in scena. Però quando fai questo lavoro non ci sei solo tu: dietro una performance ci sono decine di persone che lavorano per settimane. La Rai e la produzione mi avevano dato la possibilità di fermarmi, ma io ho scelto di andare avanti».
Se potesse parlare oggi con sua madre per due minuti, cosa le direbbe?
«Forse non servirebbe dire molto. Mi dispiace soprattutto che non possa vedere crescere mio figlio. L’anno scorso festeggiavamo insieme i compleanni: il suo era il 23 maggio, quello di mio figlio il 21. Quest’anno è stato diverso, e questo fa male».
Qual è stata la sliding door più importante della sua vita?
«Sicuramente Ballando con le Stelle. Io avevo già una carriera avviata nelle competizioni con Natalia Titova, ma quell’esperienza mi ha aperto gli occhi su un mondo completamente diverso. Non solo sulla televisione: proprio sulla vita. Mi ha fatto capire che esisteva molto altro oltre al microcosmo della danza sportiva».
Si sta preparando al matrimonio con Maria. Che significato ha oggi promettersi a qualcuno in un mondo così precario?
«Per me l’impegno vero è già stato preso quando è nato nostro figlio. Quello è un legame per la vita. Il matrimonio è una festa bellissima, soprattutto perché ci permette di condividere questo percorso con le persone importanti della nostra vita. Maria scherzando me lo chiedeva da tantissimo tempo: “Quando mi sposi?”. A un certo punto ho pensato che rischiavo quasi che mi facesse lei la proposta e che figura avrei fatto? (ride, ndr)».
Che padre sente di essere per Gabriele?
«Io dico sempre che vorrei essere una mamma, nel senso più bello del termine. Perché il rapporto che un figlio ha con la madre è qualcosa che noi uomini possiamo solo sognare. Però sono un papà molto presente, molto fisico. Faccio tutto: gli preparo da mangiare, lo lavo, lo porto a dormire. Il nostro rituale è il bagnetto insieme. Sono molto autonomo e mi piace esserci in ogni momento della sua crescita».
L’idea di allargare la famiglia è concreta?
«Io sarei apertissimo. Maria un po’ meno! Però vedremo…».
Dopo aver lasciato Ballando, è tornato accanto alla Signora Coriandoli. A settembre la rivedremo ancora nello show di Milly Carlucci?
«Credo di sì. Abbiamo contratti legati alle produzioni, quindi si definirà tutto più avanti, ma Milly mi ha confermato nello stesso ruolo. Poi dovrebbe tornare anche La Porta Magica e parallelamente continuo con le mie attività di produzione di eventi e intrattenimento».
Le piacerebbe mettersi alla prova in altri ruoli televisivi?
«Sì, assolutamente. Anche all’interno di Ballando mi piacerebbe fare qualcosa di diverso. Credo di avere l’esperienza, la competenza e la riconoscibilità per poter dare altro oltre al ruolo del ballerino. Ma non ci sono grandi ruoli. Nel frattempo studio recitazione e faccio casting per il cinema. Quanto ai reality, mi divertirebbe molto Pechino Express».
A proposito di reality, che impressione le ha fatto Selvaggia Lucarelli a Grande Fratello Vip?
«Ho seguito solo qualche spezzone, quindi non posso dare un giudizio approfondito. Però rispetto all’immagine che siamo abituati a vedere a Ballando, lì mi è sembrata diversa. Intanto l’ho trovata molto bene, in grande forma: è una donna che ho sempre trovato molto affascinante. A Ballando il suo ruolo richiede un atteggiamento più graffiante, più pungente, quasi provocatorio a volte. A Grande Fratello, invece, mi è sembrata più morbida, più accomodante, insomma, meno “Selvaggia Lucarelli” nel senso televisivo a cui siamo abituati. L’ho percepita più dolce, forse anche più rilassata».





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